Collio, i cinghiali divorano l’uva del cabernet

Quel che resta dell’uva entrata nel mirino dei cinghiali (foto Bumbaca)

Incursione nell’Azienda agricola Komjanc a Giasbana, i suini selvatici sono riusciti a scavalcare la recinzione

SAN FLORIANO. Stavano per raccogliere l’uva. Bella, abbondante, con uno sviluppo pressoché perfetto. Cabernet Franc. Ma quando si sono presentati nel vigneto hanno trovato davanti a loro la devastazione.

Responsabili i cinghiali. «Hanno mangiato molta uva e hanno scavato alla ricerca delle radici. Siamo dispiaciuti, costernati, senza parole. Tanto lavoro vanificato», allarga le braccia Roberto Komjanc. La scorribanda è avvenuta a Giasbana, in uno dei vigneti dell’azienda agricola “Alessio Komjanc”.

C’è anche la beffa: una decina di giorni fa, proprio per evitare brutte sorprese, i titolari avevano installato una rete protettiva di ferro. Si sperava, in questa maniera, di “inibire” l’entrata dei cinghiali nelle coltivazioni, nei preziosi vigneti.

Ma non è bastato. «Sono riusciti in qualche maniera - spiega Komjanc - a oltrepassare la recintazione e si sono diretti immediatamente tra i filari. Si sono cibati, danneggiandola, di parecchia uva e hanno anche scavato».

Il Cabernet Franc è una uva rossa e viene sempre vendemmiata per ultima. «E quando ci siamo recati lì per raccogliere l’uva ci siamo resi conto che erano passati gli ungulati - lamenta ancora Komjanc -. Durante l’anno abbiamo fatto un grande lavoro che ora è stato vanificato. Assistiamo quest’anno a una grande proliferazione di cinghiali: bisognerebbe in piedi un piano di abbattimenti più importante e con numeri più ampi. Altrimenti non si va da nessuna parte».

Quest’azienda, scrisse l’agronomo Claudio Fabbro, è stata una delle prime di San Floriano del Collio ad intuire l’importanza della vendita del vino di produzione propria in bottiglia, piuttosto che sfuso, presentando al consumatore un vino di qualità, proprio perchè prodotto e confezionato in Collio da un’azienda familiare.

Così, il primo imbottigliamento con etichetta “Alessio Komjanc” risale al vino annata 1973; negli anni successivi è stato acquistato anche l’impianto di imbottigliamento, completando così l’attrezzatura della filiera produttiva e garantendo una maggiore autonomia aziendale.

Tornando alla questione-cinghiali, la Provincia si era da subito attivata con l’approvazione di un regolamento che indennizzasse tali danni, ristorandoli almeno in parte.

«La problematica relativa a tali danni - si legge in un report della Provincia - è complessa nella sua valutazione generale in quanto subentrano vari fattori tra cui: il regime di de minimis in cui rientrano gli indennizzi; la percezione del danno subito che non sempre è esattamente quantificabile.

Negli anni 2011-2015 i danni all’agricoltura denunciati e quantificati sono importanti, e nonostante le misure di prevenzione messe in opera grazie al contributo provinciale o in forma autonoma dalle imprese agricole, essi non sono facilmente azzerabili vista l’alta densità della specie sul territorio provinciale, ed in particolar modo nell'area Collio di cui la situazione è stata negli anni oggetto di un più attento monitoraggio».

Intanto, le segnalazioni (e la disperazione) crescono.

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