Bosnia, la prima candidata col volto coperto dal niqab

Indira Sinanovic in una foto tratta dal suo profilo Facebook

Indira Sinanovic corre per un posto in consiglio comunale. Dipinta dai giornali come islamista radicale, lei si difende: «Voglio lottare contro i pregiudizi»

BELGRADO. Mentre in Bulgaria si vieta il burqa, la Bosnia è in attesa di una tornata elettorale amministrativa, in programma domani. Sulla carta un voto certo non molto interessante. Ma basta poco per dare un po’ di brio a una consultazione locale: serve una giovane donna, bosniaca.

La prima donna a candidarsi alle elezioni indossando con orgoglio proprio il niqab (che copre l’intero corpo lasciando scoperti solo gli occhi) tanto avversato a Sofia, sempre meno a Sarajevo.

Lei si chiama Indira Sinanovic ed è la candidata più in vista del partito “Per l’attività democratica” (A-Sda) per un posto nel consiglio comunale della cittadina di Zavidovici, nella Bosnia centrale. Più che il suo programma, è la veste che indossa ad aver scatenato curiosità, spesso morbosa, in Bosnia.

Sinanovic è una figura «che ha già attirato l’attenzione qui e nell’intera regione», ha ammesso lo stesso capolista dell’A-Sda, Samir Sibonjic, che funge ormai anche da portavoce della donna, per proteggerla dall’eccessiva attenzione.

Attenzione su una candidata completamente velata, che però avrebbe nulla a che fare con il radicalismo, come suggerito da alcuni giornali popolari in Serbia. I media hanno parlato di un’islamista che «dietro il niqab cova l’odio per i serbi» - in effetti sul suo profilo Facebook ai serbi Sinanovic ha dato dei «bugiardi» -, che ha offeso Israele sempre via Facebook - parlando in effetti di terrorismo - e ingiuriato i gay definendoli «pederasti».

Diversissima la versione di Sinanovic. «Se eletta, lotterò per richiamare l’attenzione su chi vive in povertà», ha promesso durante un comizio, aggiungendo che si batterà anche contro «i pregiudizi» e per gli interessi delle donne «di tutte le religioni».

Ma chi è, Sinanovic? Lei stessa si è raccontata in un video girato tra i boschi sopra Zavidovici per la Tv “Islam My Life", dove lavora da due anni come giornalista. «Da sola allevo due figli, grazie ad Allah», ha spiegato la 37 enne.

Il niqab? Una scelta di vita che nessuno ha il diritto di giudicare, si è difesa attaccando. «Siamo cittadine normali, con uno stile diverso», ha spiegato parlando delle donne velate. Che a prescindere dalla loro fede «possono fare quello che vogliono, guidare, diventare un leader politico.

Anche per questo mi sono candidata, per far sentire la voce delle donne credenti, spesso discriminate». Anche a Sinanovic è successo di essere ferita, in un Paese dalla tradizione islamica liberale e secolare. «Mi hanno chiamato per strada ninja o terrorista» e invitata «ad andare in Siria», ha raccontato in un’altra occasione la candidata.

Ma sono casi isolati, di gente che non capisce che le persone «vanno valutate solo per il loro lavoro, le loro idee», ha aggiunto quella che è ormai la vera star delle elezioni, scesa in campo anche «contro la diffusione dell’islamofobia», fenomeno «che mi preoccupa perché potrebbe portare a una nuova aggressione» contro i musulmani bosniaci.

Le elezioni amministrative in Bosnia chiameranno a raccolta tre milioni di persone. Alle urne, allestite in 130 municipalità della Federazione – dove le due maggiori forze politiche corrono in coalizione - e in Republika Srpska – dove la campagna elettorale è stata offuscata dal referendum -, competono oltre 400 liste e candidati sindaco, 29.884 gli aspiranti alla carica di consigliere. Sono in corsa per oltre 140 posti da primo cittadino e tremila da consigliere comunale. Se anche la candidata col niqab otterrà la poltrona lo si saprà fra pochi giorni.

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