Trieste, le unioni civili parificate nel prezzo al matrimonio

Una manifestazione in favore delle unioni civili

Il Comune fissa stesse tariffe e stessi orari in sale diverse. Da ottobre potrà essere utilizzato lo spazio al Gopcevich

TRIESTE Stessi orari, stessi prezzi, ma sale diverse. L’amministrazione comunale di Trieste equipara in tutto e per tutto i matrimoni alle unioni civili meno che per il luogo della cerimonia. L’amministrazione comunale di centrodestra ha licenziato il 22 settembre la delibera sul “calendario delle unioni civili 2016 (individuazione sede e adeguamenti organizzativi)”.

La delibera è stata proposta dall’assessore Michele Lobianco. E si scopre, che nel mettere a disposizione la sala Bobi Bazlen di palazzo Gopcevich, determina le tariffe «in analogia a quanto previsto per i matrimoni civili» e le date e gli orari «per allinearsi a quanto previsto per la celebrazione dei matrimoni civili».

Resta il fatto che, come ha ripetuto di recente il sindaco Roberto Dipiazza, «c’è una sala matrimoni destinata ai matrimoni tra un uomo, una donna e i bambini (proprio così, ndr) e questa è in piazza Unità». Per tutti gli altri c’è la sala Bazlen sul del Ponterosso.

«Poi ho deciso di dare una sala tra più belle che abbiamo a Trieste a Palazzo Gopcevich - ha fatto sapere sempre il primo cittadino -. La sala sarà destinata a chi farà richiesta». Resta il fatto che per ora le prime due unioni civile a Trieste si sono costituite e sono state registrate, senza costi, nella sala 101 del palazzo dell’anagrafe (quella destinata anche ai divorzi brevi e per il giuramento di cittadinanza italiana).

«Ci sono già state in Comune di Trieste due unioni civili senza alcuna polemica», rivendica con orgoglio il sindaco che si dichiara «un difensore estremo della famiglia».

Da ottobre, invece, ci si potrà unire civilmente anche a Palazzo Gopcevich nella sala Bobi Bazlen di via Rossini 4. Nelle giornate di lunedì (mattina, 10.30-11.30 e pomeriggio, 14-15) e giovedì (solo mattina, 10.30-11.30) ci si potrà unire a titolo gratuito. Nella giornata di sabato, invece, ci si potrà unire la mattina (10.30, 11.30, 12.30) al costo di 104 euro (205 per i non residenti a Trieste) e il pomeriggio (15-16) al costo di 205 euro (299 per i non residenti).

Sono escusi due sabati: il 24 (vigilia di Natale) e il 31 dicembre. Non è stata quindi applicata la tariffa oraria della sala Bazlen - 70 euro come stabilito dalla delibera di giunta del gennaio 2013 - che «comprende i costi corrispondenti al tempo ritenuto necessario per garantire l’allestimento della sala e lo svolgimento delle attività in maniera ottimale».

Sono gli stessi prezzi previsti per i matrimoni civili che si tengono nella saletta di piazza Unità che è pur sempre una delle vetrine più affascinanti d’Italia. I matrimoni celebrati in orario di ufficio sono gratuiti. Il sabato mattina, invece, si paga appunto 104 euro, che quasi raddoppiano (205 euro) per il pomeriggio. Anche qui pagano di più i non residenti: 205 il sabato mattina e 299 il pomeriggio.

La più costosa resta lo chalet del sindaco a Villa Revoltella (solo da maggio a ottobre): qui si raggiungono i 343 euro il sabato mattina e ben 527 il pomeriggio. Cento euro in più per chi non è triestino. Più contenuto il prezzo per sposarsi a Villa Sartorio che non va oltre i 299 euro. Queste alternative, per ora, non vengono offerte alle unioni civili.

La distinzione dei luoghi resta al centro di contenzioso che rischia di finire al Tar. Sulla scelta del Comune è arrivata anche la benedizione televisiva del vescovo Giampaolo Crepaldi: «Nella legge c’è scritto espressamente e formalmente che non è un matrimonio. Se dopo si vogliono creare artificialmente delle polemiche in base alla prospettiva ideologica per cui si vede la legge come primo passo per arrivare al matrimonio, questo è un giochetto.

L’amministrazione sta rispettando e applicando la legge per quello che è. È la legge stessa che va nella direzione di distinguere e di non fare confusione». Davide Zotti, che pretende di celebrare la sua unione con Claudio Bertocchi nella sala matrimoni, risponde al vescovo con il Purgatorio di Dante. «Le leggi son, ma chi pon mano ad esse? / Nullo, però che ’l pastor che procede / rugumar può, ma non ha l’unghie fesse».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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