La Curia di Trieste boccia i colpi da sceriffo

Don Malnati sui primi cento giorni di Dipiazza: «L’ordinanza antimusicanti non è un’iniziativa di Roberto»

TRIESTE «Non vogliamo integralismo e rigidità. Trieste ha bisogno di tolleranza e rispetto». Non è il centrosinistra, stavolta, a criticare una delle ultime “creature” della giunta Dipiazza, l’ordinanza anti-musicisti di strada varata pochi giorni fa dalla giunta Dipiazza, che prevede il sequestro degli strumenti degli “abusivi”. Ma è direttamente la Curia a farsi avanti, con il vicario episcopale per il Laicato e la Cultura Ettore Malnati. «I musicisti - avverte il monsignore, braccio destro dell'arcivescovo Crepaldi - dovrebbero peraltro poter suonare liberamente senza alcuna autorizzazione. È un'ordinanza che non condivido».

Malnati, più che la giunta, sembra sconfessare il vicesindaco leghista Pierpaolo Roberti. «L'ordinanza è sua? Dietro a un’iniziativa del genere - ragiona - non può esserci la mente di Dipiazza».

Monsignor Malnati, anche a lei è andata di traverso la colazione quando ha aperto il giornale l’altra mattina?

Io penso sia giusto che gli artisti di strada possano suonare. Anche perché questo rientra in una logica di una cultura mitteleuropea in cui Trieste gravita culturalmente. Vai a Lubiana, Vienna, Praga e trovi i giovani che si mettono in strada col loro strumento. Mi pare una cosa bella che non va discriminata.

La nuova ordinanza prevede la «confisca amministrativa» degli strumenti: che ne pensa?

Gli artisti di strada, ripeto, sono una caratteristica della cultura cittadina. Poi ci sono gli accattoni, ma questo è un altro discorso: cioè è gente mandata a fare quello, gente che è schiava due volte. Sono persone povere e sfruttate. Invece gli artisti di strada devono essere liberi: è una cosa che fa del bene alla città.

Anche se non sono autorizzati?

Certo! Non mi pare che ci sia bisogno di autorizzare qualsiasi cosa. Se sono perone che si mettono a fare un piccolo concertino, anche per guadagnare qualche soldo, non ci vedo nulla di male. Io la vedo positivamente.

Diceva, un'altra cosa sono gli accattoni?

Ecco, l'accattonaggio è occasione di schiavitù e non va bene. Ma chi suona per strada...ben vengano! È bellissimo.

Ma come giudica questa iniziativa della giunta Dipiazza?

Trieste è una città laica, non laicista, dove si devono tenere in considerazione tante realtà. Non si deve essere integralisti. L'integralismo e la rigidità non servono alla nostra città. Non serve a nessuno. Trieste ha invece bisogno di tolleranza e rispetto, che sono sempre stati la base per i vari culti che hanno messo radici qua. Maria Teresa guardava all'economia della città, ma non solo nel guadagno: ma anche nel poter vivere tutti dignitosamente. Se cominci a mettere paletti a Tizio, Caio e Sempronio...nessuno verrà più qua.

Tra un po' la giunta emetterà pure un'ordinanza anti-barboni, cosa si aspetta?

Mah, su questo ho una mia idea: i barboni si distinguono tra chi ha fatto una scelta di vita del genere, come in tante città, e chi è in difficoltà. Però, attenzione, anni fa la Fondazione CrTrieste aveva investito molto denaro per fare i dormitori, come quello di via Udine di don Mario Vatta. Strano che ci sia poco spazio...non vorrei ci fosse una speculazione.

Cosa intende?

Se le strutture ci sono, bisogna capire da chi sono occupati i posti letto. Se dai barboni o da altri...si dovrebbe controllare come vengono usati. A chi vengono dati.

Come valuta fin qui l'operato della giunta Dipiazza?

Sono i primi passi. Io invito il Comune ad ascoltare di più, ad essere meno dogmatici tenendo conto della realtà triestina. Poi la politica, che è l’arte del possibile, non ha bisogno di puritanesimo. Si deve mediare, senza però venire meno ai principi fondamentali.

Dietro a questa ordinanza anti-musicisti abusivi secondo lei c’è il leghista Pierpaolo Roberti?

Ah...io credo che il discorso di non volere gli artisti di strada certamente non appartiene alla mente di Dipiazza. Non credo sia un'iniziativa sua.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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