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Camera di commercio, spunta Bravar

Il fondatore di Tbs Group tra i possibili sfidanti di Paoletti per la presidenza del maxiente nato dalla fusione di Trieste e Gorizia

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La Camera di Commercio di Trieste 

TRIESTE In corsa per la presidenza della Camera di commercio? Diego Bravar, fondatore e presidente del Tbs Group operante nell’indotto sanitario con quasi 2500 addetti sparsi in tutto il mondo, è molto cauto. Non smentisce e non conferma. Ma ci ragiona. «Un eventuale impegno - scandisce l’attuale vicepresidente di Confindustria Venezia Giulia interpellato sulla sua disponibilità - è soggetto a una imprescindibile griglia di condizioni. In primo luogo occorre l’indicazione da parte dell’associazione di cui sono esponente, cioè Confindustria. In seconda istanza serve un’attenta valutazione dei numeri necessari all’elezione. In terza battuta va verificata la convergenza delle categorie economiche e sociali su un programma all’insegna dell’innovazione. Il quarto ordine di riflessione riguarda l’accordo territoriale tra Trieste e Gorizia». «Se queste condizioni - rifinisce Bravar - non dovessero trovare positivo riscontro, credo non ci sarebbero elementi per avviare un discorso serio».

Il tema dell’innovazione per Bravar è centrale e l’imprenditore lo spiega ampiamente: «Ho lavorato per Confindustria su questa direttrice, la nostra regione censisce quasi 5 mila addetti impegnati nei comparti hitech. Trieste, Trento, Ancona vengono considerate le capitali dell’innovazione nel nostro Paese. Ma dobbiamo far meglio, mettendo a profitto i 300 milioni di euro che ogni anno lo Stato investe sul sistema scientifico triestino». «Per me innovare - galoppa il Bravar-pensiero - significa arrestare il declino di questo territorio. Quando ho cominciato a lavorare nel 1978 Trieste aveva 280 mila abitanti, oggi rischia di scendere sotto le 200 mila unità. Se i nostri figli saranno costretti a cercare lavoro lontano dalla città, Trieste accentuerà quell’invecchiamento demografico, testimoniato dal 35% di ultrasessantacinquenni». «Ecco perchè - precisa infine l’ingegnere di origine istriana - mi piace dire che il nostro “petrolio” è la conoscenza: ma è un “petrolio” che va estratto! Anche perchè a proposito di comparti innovativi le nostre vicine dell’Est, come Slovenia e Croazia, sono molto vivaci. Trieste ha bisogno di un “ecosistema”, di una qualità ambientale favorevole all’impresa. E quando parlo di impresa non intendo solo quella industriale».

Un’apertura di gioco dal tono alto che adesso dovrà trovare sponde. La “famiglia” confindustriale, con la consueta prudenza, dice che in settimana terrà ben tre riunioni sull’argomento: innanzitutto per capire se esistano gli spazi per una candidatura alternativa a Antonio Paoletti, eppoi per vagliare i nomi degli eventuali concorrenti. Ma viene chiarito che l’eventuale rivale di Paoletti verrà uffcializzato solo all’ultimo momento, cioè attorno al 7 ottobre, quando categorie e associazioni presenteranno i membri del Consiglio camerale. Il presidente confindustriale giuliano Sergio Razeto ha fatto sapere di non voler scendere in campo. Ma non manca molto al gong di inizio match.

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