La "caserma “storta” intitolata a un santo: bufera sui social

La "caserma storta"

La giunta dedica la nuova sede dei vigili al martire Sebastiano. L'ex sindaco Cosolini: «Scelta inadatta, quello non è un luogo di culto»

TRIESTE Gioca con i fanti ma lascia stare... L’amministrazione comunale ha deciso di scomodare i santi per la caserma “storta”. Santi Terranova, segretario generale, e San Sebastiano martire. Con il trasloco dei “tubi” in corso e l’inaugurazione prevista a fine mese (30 settembre) la giunta comunale all’unanimità ha deciso nei giorni scorsi l’intitolazione della nuova sede della polizia locale che doveva essere pronta nel 2012. La caserma Beleno diventa “Caserma San Sebastiano».

Dalla divinità protoceltica della luce (Beleno) al martire cristiano trafitto dalle freccie (San Sebastiano). «È importante che la caserma (che raccoglierà in un unico edificio gli uffici e le strutture attualmente dislocate nelle sedi di Palazzo Carciotti, viale Miramare e Largo Granatieri) - si legge nella delibera - possa fregiarsi di un’intitolazione significativa per la storia e le tradizione della Polizia locale che travalichi i sentimenti e le mode di un determinato momento, luogo o periodo storico».

 

 

E così si è corsi indietro nel tempo fino a Diocleziano. «San Sebastiano martire, comandante dei pretoriani (la polizia della città di quel periodo storico) vissuto attorno al 300 dopo Cristo e messo a morte dall’imperatore Diocleziano è il Santo Protettore della Polizia locale» si porta a conoscenza citando il “Breve apostolico” del 3 maggio 1957 di sua santità Pio XII. «Il moderno patronato di San Sebastiano sui Vigili Urani ora Polizia Locale - si aggiunge - viene celebrato il 20 gennaio di ogni anno, nel giorno della ricorrenza del martirio del Santo». Nulla si dice, invece, sul fatto che San Sebastiano ha inoltre un'importanza particolare, non riconosciuta dalla Chiesa cattolica, per la comunità Lgbt, all'interno della quale numerosi omosessuali lo rivendicano come santo patrono e come intercessore. E quindi San Sebastiano, potrebbe intercedere, con l’intermediazione dei “tubi”, sulle unioni civili tanto indigeste a questa amministrazione di centrodestra.

La scelta patronale non è piaciuta all’ex sindaco Roberto Cosolini: «Si chiamerà dunque Caserma San Sebastiano Martire, così ha deciso il Comune. Certo è il santo patrono della polizia locale ma francamente credo che sia bene intitolare ai santi i luoghi di culto». Meglio “lasciar stare i santi”, insomma. «Un luogo che rappresenta un servizio civile alla comunità - continua l’ex primo cittadino - dovrebbe a mio avviso ispirare una denominazione ad altri criteri: ricordare donne o uomini che per la comunità hanno dato la vita: magistrati, forze dell'ordine; ricordare cittadini illustri che hanno operato nella comunità, vista anche la difficoltà a dedicare ormai strade per i noti problemi; mi vengono in mente tanti nomi e ne cito uno ad esempio cioè il sindaco Spaccini (visto che di servizio del Comune si tratta) ». È anche vero che neppure “Caserma Spaccini”, suona troppo bene. Qualcuno sui social suggerisce che sarebbe stato meglio intitolarla a qualche vigili vittima. In realtà è facile pronosticare che ogni intitolazione rischia di risultare inutile e superflua. Lo ammette lo stesso Cosolini: «Alla fine continuerà a essere comunemente chiamata caserma Beleno o magari caserma Storta». E la storia parallela del “Punto curto” sul Canale di Ponterosso che nessuno chiama Passaggio Joyce. «Caserma storta a furor di popolo» scrive qualcuno.

L’aspetto postmoderna dell’architettura di via Revoltella rischia di avere la meglio sul martire infilzato di frecce. «La nuova giunta sembra molto occupata nel rassicurare la realtà cattolica della nostra città, dando tuttavia segnali di poca originalità - denuncia Marco Cernich della segreteria provinciale del Pd -. E tuttavia difficilmente sarà l'intitolazione di una caserma a dare maggior dignità alla comunità cattolica. La leggerezza con cui si appongono nomi a luoghi e strade è disarmante e anche pericolosa, perché mentre le polemiche passano, le intitolazioni restano e cambiano la storia». Un esempio? «Pericolosa invece è la leggerezza con cui si è intitolato il carcere di Trieste alla memoria di Ernesto Mari, maresciallo degli agenti di custodia del carcere dichiaratamente fascista, torturato e infoibato - specifica Cernich -. È certo che la sua morte fu tragica e brutale, ma lo fu al pari di quella di migliaia di altre persone di queste terre».

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