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Operai al processo amianto «Mai informati del rischio»

La deposizione del saldatore Favaro apre il procedimento sul minerale killer: «Solo nel 1980 abbiamo saputo dai colleghi di Palermo della sua pericolosità»

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Raimondo Favaro, ex saldatore dell’Italcantieri di Monfalcone dal 1970 al 1994, classe 1946, ieri nell’aula dell’ex Corte d’Assise del Tribunale di Gorizia si è ritagliato un posticino nella storia, tutta da scrivere, del terzo maxi-processo per le morti a causa dell’esposizione all’amianto al cantiere di Monfalcone. Favaro, chiamato dai pm Bossi e Maltomini, è stato il primo teste ad essere sentito in relazione alla parte offesa Mario Morgut, suo collega saldatore. In Tribunale si scrive parte offesa ma al di fuori, nel linguaggio comune, si dice morto. Morto come altri 42 ex operai dell’Itc e di ditte private a causa dell’esposizione all’amianto. Questo sostiene la Procura. Imputati di omicidio colposo 14 ex direttori e alti dirigenti dell’Italcantieri. L’udienza, la terza, si è aperta con una camera di consiglio di più di tre ore. Il giudice Paolo Alessio Vernì ha stilato un’ordinanza di 15 pagine con cui, sostanzialmente, ha ammesso tutte le fonti di prova richieste dai pm e che erano state contestate dalla difesa. Giusto Vernì ha limitato a due i testi per ogni parte offesa, ma se servirà approfondire ne saranno ammessi altri.

La deposizione di Favaro ricalca quelle fatte da decine di testi dal 2009 a oggi nell’aula dell’ex Assise: «Lavoravamo in ambienti chiusi, spesso a contatto con le polveri d’amianto. Il materiale veniva usato principalmente per isolare le tubazioni. Il cemento amianto veniva impastato a bordo della nave in costruzione, all’aperto, sul ponte comando». Poi il passaggio chiave: «Non sapevamo che l’amianto fosse pericoloso, nessuno della sicurezza del cantiere ci ha detto questo. Che l’amianto fosse pericoloso l’abbiamo saputo solo nel 1980, quando al cantiere di Monfalcone sono arrivati i colleghi dei cantieri di Palermo e di Castellamare di Stabia». Le difese hanno chiesto a Favero se usava delle precauzioni durante la saldatura: «Usavamo la mascherina di garza, il giubbotto e i bracciali di protezione di cuoio, per un periodo erano di amianto anche quelli». La deposizione di Favero sarebbe potuta durare la metà dei tre quarti d’ora che è durata. Dopo due processi che cosa ci sia ancora da sapere su come si lavorava a bordo delle navi in costruzione e in allestimento è un mistero. Poi sono stati sentiti altri due testi. La figlia di un’altra parte offesa (morto): Alferino Romanin. Addetto alle maniche di aspirazioni dal 1971 al 1987, prima di lavorare all’Italcantieri il signor Romanin ha fatto per trent’anni il muratore. In un’epoca in cui si largheggiava con l’amianto anche nell’edilizia. La difesa non ha avuto difficoltà a mettere in risalto questo aspetto.

Processo che si annuncia complesso questo forse più degli altri. Il giudice Vernì, distaccato dal Tribunale di Udine per arrivare a sentenza possibilmente entro marzo, si trova alle prese con un procedimento che in termine di peso, quello dei faldoni, dovrebbe aggirarsi su venti chilogrammi.

Anche ieri in aula non c’era traccia di candidati sindaco o consigliere di Monfalcone e di Ronchi dei Legionari, eppure l’amianto pare essere tra i punti dei programmi elettorali. Fino al 23 ottobre, data delle elezioni, sono in agenda cinque udienze. Ricordiamo le parti offese (morti) di questo processo: Luciano Buratto, Erminio Mariotti, Galdino Monaco, Alferino Romanin, Augusto Ruggeri, Aurelio Sabatti, Vincenzo Salone, Bruno Venturini, Mario Verzier, Lucio Viezzoli, Mario Bledig, Sergio Corbatto, Stelvio Mesaglio, Lucio Piorar, Mario Rossi, Ubaldo Spanghero, Angelo Spanghero, Giorgio Badin, Valentino Bevilacqua, Roberto Biasiol, Elvi Clapiz, Romeo Clemente Antonio Deroia, Doriano Fantin, Angelo Folin, Mario Fontanot, Tarcisio Fonzar, Ciro Frittita, Giovanni Lacurre, Attilio Liessi, Mario Morgut, Sergio Normanni, Ugo Olivo, Dario Pian, Ezio Simonit, Antonio Stragapede, Flavio Vidonis, Giuliano Visintin, Giovanni Zeleznik, Ernesto Zucchi, Bruno Borsetti, Ottone Boschi, Mario Comar, Aldo Luigi Condolf, Romano Devetak, Adriano Fontana, Martino Giurissa, Antonio Innocente, Fabrizio Milocco, Angelo Miniussi, Arduino Mocchiutti, Sergio Morsolin, Giovanni Mosciatti, Antonio Parisi, Umberto Pellizzari, Domenico Perrone, Luciano Pizzin, Claudio Poverio, Renato Rocco, Ubaldo Romanin, Alfredo Samotti, Stefano Ulian, Silvio Luigi Visintin.

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