Guerra del Comune di Trieste ai writer: multe da 10mila euro FOTO

Un muro ricoperto di scritte (Lasorte)

Il vicesindaco leghista Roberti inaugura con il supporto della Polizia locale una «battaglia repressiva». Sanzioni triplicate per le affissioni non autorizzate e decuplicate per le scritte sui muri

TRUESTE Non si è ben capito quale colpa debbano espiare i triestini, da un po' di tempo a questa parte costretti a convivere con una delle piaghe più insopportabili in assoluto: gli spray dei writer con cui è lordata praticamente tutta Trieste. Dal centro ai rioni periferici, non c'è via, strada, palazzo o piazza immune da questo flagello. Peggio degli schiamazzi notturni, peggio delle cartacce per strada o dei bottini dell'immondizia pieni.

 

 

La gente ha le scatole piene, per usare un eufemismo, dei vari tvb, tvtb, quello ama quella, parolacce, bestemmie, "tag" e murales. La giunta Dipiazza, come promesso in campagna elettorale, ha deciso di contrattaccare con una vera a propria battaglia. Una battaglia «repressiva», dice senza mezzi termini il vicesindaco leghista Pierpaolo Roberti che, assieme ai colleghi assessori, ha firmato una delibera che fa schizzare di dieci volte tanto le sanzioni. A partire da oggi chi verrà pizzicato dovrà sborsare non più 1.000 euro, come avveniva finora, bensì 10.000. Attenzione anche a chi attacca in giro manifesti abusivi, privi di autorizzazione, sui muri in cui è vietato farlo. Le multe in questo caso salgono da 500 a 1.500 euro. Il vicesindaco leghista intende anche rafforzare i controlli serali e notturni della Polizia locale.

 

 

Non poca cosa, visto che la "mappa" del degrado non si limita al centro: Ponziana, a iniziare dalle case Ater da poco ristrutturate di via Orlandini, è ormai una specie di Bronx. Così come il casermone di Melara dove le pennellate di colore, che dovevano servire a rendere un po' meno triste il grigio del cemento, si confondono con scarabocchi di ogni genere. Dov'è l'arte, si domandano i residenti? Stesso discorso per Valmaura o Borgo San Sergio.

C'è certamente poco o nulla di artistico nella bruttura in cui è lentamente scivolata Cittavecchia, sotto gli occhi di tutti proprio perché è il centro cittadino. È un disastro. In Cavana spuntano qua e là, pure tra le finestre dei palazzi, scarabocchi e segnai col pennarello. Più avanti, in piazza Hortis, la scrittaccia nera sulla chiesa della Beata Vergine del Soccorso è una specie di pugno nello stomaco. Serve l'okay della Sovrintendenza per pulire. Tutta la parte dietro non è da meno: su per Scala dei Fabbri e lungo via dei Crocieri, è lo sfogo degli anarchici. Idem via Madonna del Mare e l'istituto Carducci, dove giganteggia la dichiarazione di guerra al vivere civile e al decoro: «Non ci avranno mai». Roberti si sfrega le mani.

Per non parlare di ciò che hanno combinato in zona "Urban", l'area di Cittavecchia che gli enti pubblici hanno cercato di strappare al degrado a sono di quattrini e progetti. Da via del Bastione, via delle Mura, via dei Capitelli, passando per via del Fico e via delle Beccherie Vecchie o, ancora, in via Androna dell'Olio, è un disastro. Fin su, e oltre, l'Arco di Riccardo. Hanno sporcato tutto, in mezzo alle abitazioni, ai locali e ai ristorantini. Un copione che si ripete, tra i "No tav" e i "No nazi", pure nel versante opposto: via del Sale, via della Pescheria e via del Pesce.

Non è finita. Anche le viuzze dietro a piazza Unità e piazza della Borsa sono da tempo nei mirino degli incivili. Hanno risparmiato soltanto Passo della Portizza, grazie a un cartello che segnala la presenza di sistemi di videosorveglianza a registrazione continua. Più avanti è uguale. Su per via San Nicolò e corso Italia, fin piazza Goldoni. Hanno colpito la storica insegna del Piccolo e pure Scala dei Giganti che porta a San Giusto. Vale la pena scambiare qualche parola con chi abita in viale d'Annunzio o via Piccardi, alle prese - da anni - con scritte a caratteri cubitali di chi inneggia alla "Libertà per gli Ultras". Tutto lordato, dalle saracinesche dei negozi a quelle delle edicole. Nel novero finisce anche la zona della Stazione, comprese via Sant'Anastasio e via Udine, soprattutto il caseggiato accanto all'Inps. D'altronde le ferrovie e i treni sono sempre stati nel mirino dei writer. Non hanno risparmiato piazza Oberdan: il capolinea del tram, i portici e, ancora, le serrande dei commercianti.

Poco più in là, in piazza Dalmazia, sulla facciata dell'ex pizzeria Fabris, ora una sala slot, c'è "Ceres" a ricordarci chi comanda, a Trieste, tra gli incivili. La sua firma (pardon, "tag") compare ovunque a Trieste. «Uno schifo», sbotta Roberti. «Abbiamo alzato di molto gli importi delle sanzioni - spiega - mi rendo conto che 10mila euro sono tanti, non intendiamo mettere in ginocchio le famiglie, ma vogliamo fare in modo che la città venga rispettata».

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