Ateneo di Trieste al top in Italia per l’insegnamento delle lingue

Studenti universitari chini sui libri

Primo posto assoluto assegnato dallo studio Censis-Repubblica nella sezione dedicata alle triennali

TRIESTE Più di 1000 iscritti per soli 180 posti. Non è solo Medicina ad attirare numeri straordinari di aspiranti studenti. Anche la laurea triennale in Comunicazione interlinguistica applicata del dipartimento di Scienze Giuridiche, del linguaggio, dell'interpretazione e della traduzione - la vecchia Scuola superiore per interpreti e traduttori per intenderci -, dimostra di avere grande appeal, come confermano le iscrizioni in aumento al test di ingresso. Merito, sicuramente, della solida fama di cui gode il corso di studi al pari di quello, sempre triennale, in Lingue e letterature straniere del dipartimento di Studi umanistici.

Fama testimoniata anche dal riconoscimento assegnato di recente a Trieste dalla classifica Censis-La Repubblica, che ogni anno misura secondo vari parametri la qualità delle università italiane. Il report ha infatti assegnato anche nel 2016 (confermando quindi un trend virtuoso che dura ormai da tempo), all'ateneo triestino il primato per il gruppo linguistico nella sezione dedicata alla qualità della didattica per le lauree triennali. Per gruppo linguistico s'intende sia dunque l'oro alla laurea in Comunicazione interlinguistica applicata, sia al corso di laurea in Lingue e letterature straniere, che fa capo appunto al dipartimento di Studi umanistici.

Nello specifico all'area linguistica è stato assegnato un punteggio di 105,5, calcolato sulla media tra progressione di carriera (101) e rapporti internazionali, dove quest'ultimo indicatore ha vinto il massimo dei voti: 110 su 110. Al primo posto sono stati riconfermati anche il gruppo scientifico (Scienze e tecnologie della navigazione, Fisiche, Informatiche, Scienze Matematiche) con un punteggio medio di 108 (un punto in più rispetto all'anno scorso), e quello socio-politico che ha raggiunto il massimo dei voti sia nella progressione di carriera che nei rapporti internazionali (con una crescita di mezzo punto in più dal 2015). E nel suo complesso l'ateneo si è piazzato, nella graduatoria degli atenei medi, quelli fra 10mila e 20mila iscritti, al 4° posto nazionale, anche se dall'anno scorso ha perso 0,8 punti, scendendo di un gradino.

Tra gli indicatori ha perso qualche piccola percentuale nell'internazionalizzazione, di più nelle borse si studio e contributi, mentre si è avvantaggiata nella comunicazione e servizi digitali e nelle strutture. Con riferimento alla media dei punteggi acquisiti da ciascun ateneo, Trieste però è anche alla 8.a posizione nazionale assoluta con 93.6 punti, sui 58 atenei pubblici italiani censiti.

Ma interessante è scandagliare i motivi di questo "exploit" linguistico. «Abbiamo appena terminato il test con più di 1080 iscritti - affermato Lorenza Rega, direttore del dipartimento di Scienze giuridiche e del linguaggio-, i posti disponibili saranno 180, ora siamo nel bel mezzo degli esami per la magistrale con 400 iscritti».

I motivi di questo successo sono «l'alta qualità nella didattica e dell'internazionalizzazione» afferma Rega. Pesano poi in maniera decisiva le possibilità lavorative a cui vanno incontro i neolaureati. «Almalaurea ci dà un voto altissimo per occupabilità, aspetto di questi tempi particolarmente importante, e attiriamo studenti da tutta Italia e anche da fuori».

Le difficoltà però non mancano: «La situazione in cui siamo è comunque difficile da mantenere, ci siamo ridotti come personale docente. Ma c'è una grande collaborazione con il personale tecnico e amministrativo, importantissimo, e con moltissimi docenti a contratto, che vengono da noi ad aiutarci perché sono dei professionisti di livello europeo».

A commentare il successo anche Lucio Cristante, direttore del dipartimento di Studi umanistici: «Una conferma che il comparto delle Lingue e culture straniere a Trieste è una delle eccellenze dell'ateneo, e anche della cultura cittadina. D'altra parte Trieste è luogo geoculturalmente perfetto per lo studio delle lingue e delle culture straniere, non solo per la sua storia multiculturale ma anche perché è una città che conosce bene sia i grandi benefici sia le complesse problematicità dei “luoghi plurali”».

E per il futuro? «Il Disu (e l'intero ateneo) - conclude Cristante - garantirà che il corso di Lingue e letterature straniere possa proseguire l'ottimo lavoro realizzato, sostenendone fortemente le ragioni, anche a fronte di un altissimo numero di immatricolazioni».

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