Nozze arcobaleno a Trieste, il caso finisce al Tar

Un'immagine simbolo delle nozze gay

Coppie gay verso il ricorso dopo il definitivo “niet” della giunta alla concessione della sala matrimoni per le unioni civili

TRIESTE Ora è nero su bianco. Il Comune di Trieste nega la sala matrimoni alle due coppie gay che ne avevano fatto richiesta per “celebrare” la loro unione civile. E lo fa per iscritto rispondendo alle richieste formali inoltrate agli uffici municipali. In un caso, quello di Roberto Bonora e Valdi D’Odorico, si limita a dire che nel giorno prescelto, il 23 settembre, la sala è occupata per la manifestazione “Trieste Next”. Nell’altro caso, quello di Davide Zotti e Claudio Bertocchi, dicendo che la sala non è a disposizione.

 

Le due coppie gay con Antonella Nicosia dell'Arcigay

 

«Relativamente alla concessione di una delle sedi adibite alla celebrazione dei matrimoni, la giunta comunale ha dato indicazione di mettere a disposizione, se richiesta per il sabato, e solo per la fase di registrazione della costituzione delle unioni civili, la sala “Bobi Bazlen” di Palazzo Gopcevich, in via Rossini - si legge nella risposta - . La predetta sala, tenuto conto dei tempi necessari a definire gli aspetti organizzativi, potrà essere disponibile indicativamente a partire dal 15 ottobre», chiarisce il Comune. Che poi aggiunge: «Resta ferma, sin d’ora, la possibilità di espletare l’intera procedura finalizzata alla costituzione dell’unione civile, negli orari d’ufficio e previo appuntamento, negli Uffici di stato civile aventi sede in Passo Costanzi 2, con possibilità di richiedere l’uso della sala 101 per la fase di registrazione delle unioni civili».

 

 

Poche righe lette come una vera umiliazione da parte dei diretti interessati. La certificazione di una «apartheid», come la definisce Davide Zotti: «Alla fine il Comune di Trieste ha messo tutto nero su bianco: si scrive “mettere a disposizione la sala Bobi Bazlen di Palazzo Gopcevich”, noi leggiamo apartheid. Coppie omosessuali non chiedete di più, in alternativa resta sempre la sala 101, negli orari d'ufficio. L'importante è che le coppie omosessuali stiano alla larga dalla sala matrimoni».

La battaglia di civiltà, insomma continua. E potrebbe presto approdare in tribunale: «Il comma 20 della legge 76/2016, che garantisce diritti e parità di trattamento tra coppie omosessuali e coppie eterosessuali, non si applica a Trieste - dichiaro Zotti e Bertocchi -. Lo certifica il contenuto della lettera che abbiamo ricevuto oggi. Ci chiediamo: ma perché il Comune di Trieste, a differenza di quelli di Torino, Milano, Vicenza, Napoli, Catania, Palermo, vuole umiliare una parte dei suoi cittadini?».

 

 

In ogni caso non ci sarà alcuna capitolazione. L’intenzione delle due coppie è quello di non mollare di un millimetro. «Con la risposta scritta in mano, ora valuteremo seriamente assieme a un legale se ci sono gli estremi per un ricorso al Tar contro questa disparità di trattamento», annuncia Zotti.

La risposta data dal Comune rivela anche un’ulteriore mancanza. «Nella lettera si capisce che non c’è una delibera della giunta su questo. Si cita un’indicazione che non si sa dove sia stata presa. Noi avevano già fissato con il pubblico ufficiale il 15 ottobre, perché in quella data, successiva alla Barcolana, la sala matrimoni era libera. La prima data disponibile», spiega la coppia Zotti e Bertocchi.

 

 

Ma c’è anche un altro problema contenuto nella risposta formale del Comune: secondo l’interpretazione dell’amministrazione non ci sarebbe la possibilità di delega ad altri soggetti, come privati cittadini, della registrazione dell’unione civile. Un atto che spetterebbe solo a sindaco, segretario generale e agli ufficiali di stato civile con delega piena. «In questo modo smentiscono l’interpretazione del Consiglio di Stato», annunci a Zotti.

Ma la cosa che fa più male, al di la dell’interpretazione della legge Cirinnà, è la totale mancanza di sensibilità dell’amministrazione comunale. «Vogliono continuare ad umiliare le persone, Questa pervicacia ci dispiace molto. L’abbiamo fatto presente anche nell’incontro che abbiamo avuto con il prefetto. È una totale mancanza di sensibilità. E questa è la cosa peggiore. Al la delle disquisizione normative. C’è una precisa volontà di mortificare le persone, noi e i nostri parenti. Ma noi non ci stiamo e continueremo a fare la nostra lotta. Fino in fondo».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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