Trieste, in via Lazzaretto Vecchio il “cuore” del polo umanistico

Il cantiere tra via Lazzaretto Vecchio e via Corti (foto Lasorte)

A gennaio l’attesa conclusione dei lavori. Al primo piano del palazzo dell’800 la grande biblioteca del dipartimento

TRIESTE Il civico 8 di via Lazzaretto Vecchio potrà essere riutilizzato dall’Università a partire dal gennaio 2017: il secondo lotto, che riguarda il notevole lavoro di ristrutturazione dell’edificio progettato e realizzato da Domenico Corti negli anni trenta dell’800, è ormai a buon punto e sarà completato entro le tempistiche previste.

Dai primi mesi del prossimo anno l’Ateneo triestino riavrà così a disposizione il “cuore” del polo umanistico e ogni giorno alcune centinaia di utenti se ne gioveranno: avranno modo di ripartire l’attività della biblioteca al primo piano, la vita didattica e amministrativa che occuperà i piani secondo e terzo, ma che potrà espandersi anche nei sotto-tetti.

Il pianterreno sarà fruito come deposito dei libri, una “stiva” assai capiente che serpeggerà per alcune decine di chilometri e che, in considerazione dell’impegnativa vastità, è stata dotata di un impianto antincendio con spegnimento automatico.

Insomma, tutti saranno più contenti: dagli studenti ai docenti, dai pedoni agli automobilisti che dall’inverno venturo non dovranno più confrontarsi con l’ingombrante cantiere tra via Lazzaretto e via Corti. L’importo complessivo dell’intervento inerente al lotto in questione ammonta a 4,3 milioni, a coprire - spiega il direttore dei lavori Roberto Sasco - le due fasi dell’opera, appaltate a Innocente&Stipanovich.

La scalinata dell'edificio di via Corti

Un particolare del decoro pittorico recuperato nel primo piano

La prima fase è durata dal 2013 all’aprile di quest’anno: si è dedicata al risanamento strutturale di tutto l’immobile, all’adozione di criteri anti-sismici (di triste attualità), alla facciata, alla copertura, ai serramenti, agli impianti del pianoterra e del primo piano. Costo di questa prima tranche: 3 milioni.

La seconda fase è quella ancora in corso e proseguirà fino alla fine del 2016, comportando una spesa pari a 1,3 milioni: si sta lavorando - racconta Sasco - sugli impianti del secondo e del terzo piano, oltre che del sotto-tetto. Se Roberto Sasco è il responsabile dei lavori e della sicurezza, i progettisti sono il fratello Edoardo e Maurizio Bradaschia, che è docente nello stesso Ateneo tergestino.

Premessa e obiettivo dell’intervento erano/sono recuperare l’originaria opera neoclassica di Corti, che i lavori, condotti dal Lloyd Adriatico di Ugo Irneri fin dal 1952 durante la presenza nei caseggiati di via Lazzaretto per adeguare le strutture alle necessità della compagnia, avevano sensibilmente alterato.

Sasco ricorda, per esempio, l’individuazione di un decoro pittorico al primo piano, risalente alla fine dell’Ottocento. E sono stati salvaguardati i solai lignei. Un recupero svolto in stretta collaborazione con la Soprintendenza: «Un recupero - riprende Roberto Sasco - che contribuisce alla valorizzazione del Borgo Giuseppino».

L’atrio dell’edificio progettato da Corti nella prima metà dell’800

Perchè Domenico Corti, di nascita alto-lombarda (come altri capimastri e architetti attivi a Trieste), trasferitosi nell’emporio alto-adriatico nel 1818, «divenne - ricorda la storica dell’arte Nicoletta Zanni - l’artefice di uno dei più massicci interventi urbanistici nella città».

Fu architetto e imprenditore, costruì molto nel Borgo Giuseppino, l’attività si intensificò quando comprò un’ampia estensione di terreno in via Lazzaretto Vecchio. Dove, tra l’altro, realizzò gli edifici all’angolo tra la stessa Lazzaretto Vecchio e la strada che reca il suo stesso nome, via Corti: quegli edifici che, dopo i decenni lloydiani, passarono all’Università.

Aspetti sui quali si sofferma Giovanni Fraziano, ordinario nell’Ateneo triestino e delegato del rettore Fermeglia all’edilizia: «L’edificio di via Lazzaretto Vecchio diventa l’emblema dell’operazione di riordino edilizio in ambito universitario. Abbiamo un problema di vetustà complessiva del nostro patrimonio, che necessita di migliorie per tutelare l’attrattività del nostro Ateneo. La prossima disponibilità degli edifici di Lazzaretto Vecchio si inserisce in questo programma di ammodernamento, che ha nell’ex Ospedale militare una tappa significativa».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Video del giorno

La protesta di una signora no vax davanti a Letta

Granola fatta in casa

Casa di Vita
La guida allo shopping del Gruppo Gedi