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Trieste, la Ferriera assume trenta cassintegrati

Firmato l’accordo con la Regione che farà i corsi di formazione. L’ad Lupoli: «Presto ingaggeremo altri operai e impiegati»

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Il nuovo laminatoio di Servola 

TRIESTE Cresce ancora l’organico di Siderurgica Triestina, la società del Gruppo Arvedi che gestisce la Ferriera di Servola. Ieri è stato firmato un Protocollo d’intesa che porterà all’assorbimento degli ultimi trenta lavoratori ancora cassintegrati della Lucchini grazie a corsi di formazioni gratuiti che saranno svolti dalla Regione.

Il muro dei 500 dipendenti è stato da tempo abbattuto e ieri l’amministratore delegato di St, Antonio Lupoli ha potuto affermare che «nuovi impianti porteranno all’assunzione di altro personale, sia operai che impiegati».

La crescita, a patto che rimanga in funzione l’area a caldo, dovrebbe avvenire con la graduale attivazione, già innescata, dei singoli reparti del laminatoio a freddo e quando questo, l’anno prossimo, funzionerà a regime si dovrebbe arrivare, secondo il Piano industriale, a un organico complessivo di 700-800 persone.

«La firma di un Protocollo d'intesa con le parti sociali e Siderurgica Triestina per la formazione e il ricollocamento di trenta lavoratori - ha commentato l’assessore al Lavoro, Loredana Panariti - dimostra l'utilità del servizio pubblico a favore dei lavoratori e delle imprese e la bontà di un percorso iniziato a febbraio 2016 che ha già portato al reinserimento di 14 persone».

«I trenta lavoratori interessati - specifica una nota della Regione - saranno immediatamente contattati dall'Agenzia regionale per il lavoro. Dopo una prima riunione illustrativa generale, colloqui personalizzati permetteranno di definire i percorsi più utili al ricollocamento, tenendo conto delle competenze dei lavoratori e del fabbisogno dell'azienda».

Il Protocollo sottolinea che lo scopo relativamente a questi lavoratori è «una ricollocazione nell’organico aziendale compatibile con la nuova situazione organizzativa e produttiva e il relativo assetto delle posizioni di lavoro e coerente con le attitudini e le capacità dei lavoratori, nonché in particolare per i soggetti interessati da limitazioni funzionali, con le relative idoneità mediche qualora conosciute e disponibili». Si tratta infatti di un reinserimento particolarmente delicato essendo presenti tra la trentina di lavoratori alcuni con disabilità fisiche che impongono una collocazione adeguata.

«Il sindacato autonomo Failms - commenta il segretario provinciale Cristian Prella - considera fondamentale la tutela dei lavoratori che sono affetti da gravi patologie o hanno contratto invalidità nel corso di questi anni. Non accetteremo soluzioni compromissorie.

Se l’azienda intende realmente perseguire un progetto credibile che segni una rottura rispetto alle gestioni passate deve spendere tempo e risorse nei confronti di tutti i soggetti , anche quelli più deboli e meno visibili». E analoga vigilanza per evitare decisioni discriminatorie nei confronti di soggetti con problemi fisici viene assicurata da Thomas Trost rsu di Fiom-Cgil.

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