Stanze sold out e liste d’attesa: l’Ospedale militare fa il pieno

L'ex ospedale militare di Trieste, ora casa dello studente

A ruba i posti del campus universitario nell’ex nosocomio in via Fabio Severo. A disposizione 163 camere. Chiesti 390 euro per una singola e 555 per la doppia

TRIESTE Un edificio fiabesco si merita un lieto fine. La casa dello studente dell’Ospedale militare, completata l’anno scorso dopo decenni di tribolazioni, entro ottobre registrerà un tutto esaurito. E anzi alcuni studenti in lista d’attesa dovranno restare fuori.

 

 

 

«Ci spiace che qualcuno non possa accedere, ma stiamo esaurendo i posti», commenta Andrea Galardi, general manager della So.Ges. Srl di Firenze che gestisce l’immobile. Il dirigente non nasconde la soddisfazione per il fatto che il primo vero campus triestino abbia finalmente ingranato la marcia: «Grazie a Dio sta funzionando molto bene - dichiara -, che ci siano liste d’attesa è un segnale molto positivo per le capacità ricettive dell’Ospedale».

 

 

Il tipo di iscrizioni ottenute dimostra che il collegio si è inserito nel circuito di tutte le realtà dell’alta formazione e della ricerca cittadine. Tra gli ospiti vi sono infatti una quarantina di ragazzi dell’Ictp, un buon numero di ricercatori della Sissa e da altri enti. Ma il nerbo delle domande viene dall’ateneo cittadino: «Circa il 60-70% dei nostri ragazzi è composto da studenti dell’università di Trieste».

Il vecchio nosocomio dell’esercito, con i suoi 18mila metri quadrati, può accogliere un numero ragguardevole di studenti: i posti letto sono 239 per un totale di 163 camere. Posti che entro ottobre dovrebbero esser tutti occupati. Una quarantina di domande sembrano destinate a rimanere inevase: «Peccato non poter soddisfare tutti - riflette Galardi -. Fatto è che molti ragazzi devono ancora sostenere gli esami di accesso alle iscrizioni e per questo è comprensibile che ritardino la scelta della residenza». L’impressione che il gestore ha avuto, comunque, è che l’Ospedale militare si sia già qualificato come potenziale prima scelta per buona parte degli studenti: «Non a caso le liste d’attesa sono cominciate a giugno», commenta il dirigente.

 

 

Cosa sarà invece della “casa del comandante”, la sezione dell’edificio a cui si accede attraverso un ponticello dal corpo principale? La So.Ges. Srl sta valutando seriamente la possibilità di farne uno spazio di coworking: «Stiamo ragionando di dedicare quell’area all’interazione fra imprese e università - dichiara -. Piuttosto che creare una semplice area studio, preferiamo ottimizzare al massimo gli spazi e offrire qualcosa di innovativo alla città». La “casa” sarà quindi uno spazio di lavoro per universitari interessati a lanciare start-up, e al contempo un punto di incontro con il tessuto economico triestino: «Stiamo cercando di coinvolgere le aziende per fare stage, tirocini, master. È ancora un progetto, ma siamo in dirittura d’arrivo», conclude Galardi.

Erano vent’anni circa che, tra ritardi e intoppi, l’Ospedale attendeva una collocazione. A lavori completati l’ateneo triestino s’è ritrovato per le mani una struttura immensa, di alto pregio architettonico, dotata di tutti i comfort: sala per la musica, una palestra all’ultimo grido, sala giochi, sala ristoro, bar, parcheggio da 100 posti e chi più ne ha più ne metta.

 

 

Quali sono i costi? Le tariffe sono di 390 euro al mese per una camera singola con cucina, schermo tv piatto, frigo, un bagno, linea telefonica gratuita. Costano 555 euro le doppie. Pare che al momento le singole siano molto richieste da chi ha fatto domanda, tanto che qualcuno aspetta che si liberino.

La Sovrintendenza ha vincolato diversi punti dell’edificio. Basta entrare nella cappella con decorazioni liberty per capire il perché. Il restauro, altamente conservativo, che ha riportato in auge l’Ospedale dopo decenni di degrado assoluto ha saputo valorizzare anche questi punti di forza. Tanto che al momento il gestore sta utilizzando lo spazio anche per ospitare convegni. Nel complesso si tratta di una risorsa con cui poche università italiane, anche tra le più grandi rinomate, sono in grado di competere.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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