Morti altri 17 germani reali: nell’Ospo resta il mistero

Un esemplare di germano reale

Individuate nuove carcasse. Uccelli di specie diverse, nutrie e pesci stanno bene. Entro dieci giorni gli esiti degli esami dell’Istituto Zooprofilattico delle Venezie

MUGGIA. «Nella giornata odierna abbiamo recuperato 17 carcasse di germani reali: non riusciamo a capire cosa stia succedendo». Ilario Zuppani, coordinatore della Struttura stabile della Vigilanza faunistica e venatoria di Trieste appartenente al corpo forestale regionale (l’ex Polizia ambientale della Provincia), conferma il mistero della morte delle anatre sul rio Ospo. Durante un altro sopralluogo effettuato nella mattinata di ieri sono stati rinvenuti 17 pennuti privi di vita. Il computo totale sale dunque a circa 30 esemplari. Uno di questi - come già accaduto due giorni fa - verrà analizzato dal laboratorio dell’Istituto Zooprofilattico sperimentale delle Venezie. «Abbiamo chiesto delucidazioni sulle tempistiche previste per avere dei risultati: se tutto va bene dovremmo avere un riscontro entro dieci giorni al massimo», aggiunge Zuppani.

 

 

Entro la fine della prossima settimana, dunque, il mistero potrebbe essere risolto. Quello che è sicuro è che altri animali che popolano il rio Ospo godono di ottima salute: pesci, nutrie, ma anche altri uccelli continuano a popolare l’area serenamente. La problematica, dunque, parrebbe riguardare esclusivamente i germani reali. «Il fatto che altre specie di animali stiano bene è un buon segno - ammette Zuppani - però ora è da capire cosa stia uccidendo i germani reali». Intanto è intervenuta anche l’Azienda sanitaria per voce del dottore Massimo Erario, responsabile della Struttura semplice Sanità animale, Igiene degli allevamenti e delle Produzioni zootecniche che ha posto l’attenzione sul West Nile Disease, ossia il virus del Nilo occidentale, una delle possibile cause della moria di anatre, virus che peraltro può colpire anche altri animali quali i cavalli: «Posto che il caso specifico non è di nostra competenza, trattandosi di fauna selvatica, per la provincia di Trieste non è previsto un piano di monitoraggio sierologico negli equidi, essendo considerata zona non a rischio elevato, fermo restando l’obbligo di segnalare eventuali casi di carattere neurologico negli equidi e di attuare la sorveglianza in tal senso, casi peraltro non verificatisi nel nostro territorio».

«Una volta ottenuti i risultati auspichiamo che si prendano provvedimenti per tutelare la colonia di anatre ancora in vita», commentano Patrizia Asefrid di Naica e Cristian Bacci di MujaVeg. La vicenda ha assunto anche un carattere politico con l’intervento del capogruppo consigliare muggesano di Obiettivo comune per Muggia Roberta Vlahov: «Da rappresentante di una lista civica ma anche di FareAmbiente, sono molto preoccupata dalla moria avvenuta nel rio Ospo. È di pochi giorni fa l’assegnazione della maglia nera regionale per l’inquinamento a livelli molto gravi, segnalato da Legambiente, per la zona della foce del Fugnan. Ora capita questo». Secondo Vlahov «è evidente che si sia verificata qualche anomalia o sversamento di sostanze nocive agli animali: chiediamo che l’Azienda sanitaria, unitamente al Comune, si faccia carico degli accertamenti necessari affinché eventi del genere non si verifichino più, anche per escludere che ci siano possibili rischi per la salute di tutti».

La giunta Marzi esprime amarezza per l’accaduto: «Sorvolando sul fatto che paragonare il Fugnan all’Ospo è come assimilare la situazione dell’America a quella dell’Asia forzando il fatto che entrambi sono due continenti, non possiamo che esprimere invece la nostra amarezza rispetto alla ventilata possibilità che gli esemplari muggesani possano essere stati avvelenati». Il vicesindaco Francesco Bussani auspica che «se ciò dovesse trovare riscontro, non vi sia a monte una precisa volontà umana perché è terrificante e inaccettabile pensare che qualcuno si possa essere scagliato contro degli animali indifesi. Non ci resta che attendere che gli organi competenti, una volta accertata la natura del decesso, ce ne diano comunicazione in modo che possano essere adottate tutte le misure del caso».

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