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Il tram “ferito” ripartirà soltanto in autunno

Le vetture coinvolte nell’incidente sono ancora sotto sequestro per le perizie. Poi ci vorranno almeno due o tre settimane per i lavori di riparazione

di Gianpaolo Sarti
2 minuti di lettura
Una delle due vetture del Tram di Opicina coinvolta nello scontro frontale 

TRIESTE Il ritorno del tram? Non prima dell’autunno. È tecnicamente impossibile sperare in un’accelerazione, anche perché i due mezzi coinvolti nell’impatto sono ancora sotto sequestro dalla Procura per le perizie di rito. Considerando che ci vorranno almeno due o tre settimane per riparare le carrozze, l’avvio del servizio ordinario non si può garantire entro l’estate. Per ripartire regolarmente servono coÈmunque tre mezzi di linea, oltre a uno di riserva per le manutenzioni.

 

[[(MediaPublishingQueue2014v1) Frontale tra due Tram in via Commerciale]]

 

Ma a conti fatti quattro su sei vetture in dotazione risultano attualmente fuori uso: due (la 404 e la 405) sono out a causa del frontale, mentre le altre due (la 401 e la 407) devono essere sottoposte a revisioni o ad altri lavori. Soltanto due (la 402 e la 406), quindi, sarebbero pronte per rimettersi subito in moto. Troppo poco. È la Trieste Trasporti a tratteggiare, per la prima volta dopo il frontale di martedì scorso, le tempistiche.

 

Frontale tra due Tram in via Commerciale

 

Tutto molto vago però, e non potrebbe essere altrimenti a questo punto dell’inchiesta, come avverte lo stesso presidente Piergiorgio Luccarini. Sono infatti ben tre le indagini aperte: la prima, quella della Procura, che vede come unico indagato il conducente della vettura numero 405, Stefano Schivi, che procedeva in salita verso Opicina.

 

[[(gele.Finegil.StandardArticle2014v1) Panico sul tram di Opicina: 9 feriti nello scontro frontale]]

 

La seconda, invece, è interna ed è stata avviata dalla Trieste Trasporti all’indomani del clamoroso incidente; in questo caso è l’Ustif (Ufficio speciale trasporti a impianti fissi), organo di controllo periferico del ministero delle Infrastrutture, a doversi esprimere. Lo farà, con ogni probabilità, all’inizio della prossima settimana non appena avrà analizzato per filo e per segno la mole di materiale e dati preparati dalla Trieste Trasporti sul funzionamento dell’impianto, la velocità, i semafori e il sistema Avm che monitora punto per punto il tragitto del tram.

Ma anche l’Azienda sanitaria ha fatto partire gli accertamenti su spinta, ancora, della magistratura. Si sta già muovendo la Struttura complessa di prevenzione e sicurezza negli ambienti di lavoro, organo di vigilanza e ufficiale di polizia giudiziaria. L’intenzione è appurare eventuali responsabilità e inefficienze sul piano dell’infortunistica professionale a danno dei due manovratori coinvolti nel frontale.

 

[[(gele.Finegil.StandardArticle2014v1) Trieste, manovratore indagato per lo scontro fra tram]]

 

Uno dei due è sempre Schivi, il quarantanovenne alla guida del mezzo che sopraggiungeva da piazza Oberdan. Il conducente ha subito un trauma addominale e altre contusioni; la prima Tac ha dato esito negativo, ma ora il dipendente della Trieste Trasporti dovrebbe sottoporsi ad altre risonanze magnetiche per probabili lesioni alla schiena. Un infortunio a tutti gli effetti su cui il dipartimento di prevenzione dell’Azienda sanitaria intende fare chiarezza: dinamiche dell’urto, possibile cause, eventuali omissioni sul rispetto delle normative vigenti, regolamenti e procedure. Si potrebbero profilare elementi di rilevanza penale per lesioni personali colpose che potrebbero configurarsi a carico del datore di lavoro, dei dirigenti o dei sottoposti. Molta carne sulla brace, insomma.

 

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«Gli aspetti da verificare sono tanti - ammette il presidente Luccarini - per questo è difficile poter ipotizzare una data sicura sul ripristino del servizio. Quando avremo possesso di tutti gli elementi possibili e immaginabili potremo dire qualcosa. Aspettiamo la relazione dell’Ustif, innanzitutto, e vediamo quali sono le responsabilità. Tuttavia non sappiamo quando la Procura farà sbloccare il sequestro dei mezzi - puntualizza il numero uno della società - senza questo passaggio ovviamente non si può fare nulla». Sui tempi necessari a riparare le due carrozze incidentate ci sono invece meno dubbi.

«Una volta ottenuto il via libera dal tribunale - conferma il presidente della Trieste Trasporti - noi ci mettiamo subito a lavorare e nel giro di due tre settimane i tram potrebbero essere di nuovo a posto. Questa è la logica, ma i tempi sono dettati da altri organismi, non da noi. Quindi sbilanciarsi su una data più sicura sarebbe una fesseria. Le variabili sono tante, ma noi ci daremo da fare il più velocemente possibile».

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