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Monfalcone, la centrale può triplicare la sua potenza

Autorizzazione fino a 976 MW, ma l’impiego è di appena un terzo. Il ministro Galletti: «La Regione sapeva tutto dell’Aia»

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La centrale termoelettrica A2A (Foto Bonaventura) 

MONFALCONE La potenza in esercizio per la produzione di energia elettrica della centrale A2A è attualmente pari a 336 MW. Significa il 34,4% della potenza complessiva installata e autorizzata, secondo l’Autorizzazione integrata ambientale vigente. Poco più di un terzo.

Si tratta della potenza, rispettivamente di 165 e 171 MW legata ai due Gruppi a carbone, per i quali, come d’obbligo di legge, è stata garantita l’installazione dei due Denox ai fini dell’abbattimento degli ossidi di azoto.

Elementi noti, considerando comunque il fatto che la potenza “attiva” è attualmente al minimo “storico” della centrale. Le due sezioni ad olio, dismesse e per le quali è stato avviato l’iter per la demolizione degli ultimi tre serbatoi, già bonificati e certificati “gas free”, con i lavori in partenza il prossimo autunno all’esito della gara di appalto in corso, rappresentano la potenza restante e a tutt’oggi definita “in riserva”. Sono 640 MW, a fronte dei Gruppi 3 e 4 di 320 MW ciascuno. Gruppi che nel programma a medio-lungo termine dell’azienda A2A, diventata Energie Future, sono destinati al completo azzeramento.

La centrale, dunque, come si evince anche dalla risposta fornita dal ministro all’Ambiente Gian Luca Galletti, a un’interrogazione del senatore del Partito democratico, Alessandro Maran, è ora un impianto, certo alimentato a carbone, ridotto. Di fatto i 976 MW restano conteggiati, quindi inclusi nell’Aia vigente, quale potenza complessiva installata nella centrale termoelettrica.

Il “valore” teorico ufficialmente certificato ai fini dell’intero “pacchetto” di potenza dell’impianto resta pertanto inalterato. Economicamente e strategicamente utile per un eventuale “passaggio di mano” della centrale, non dovendo ricorrere evidentemente a ulteriori procedure autorizzatorie fino al tetto dei 976 MW.

Sono aspetti di cui tener conto, comunque, alla luce delle trattative condivise nel Tavolo recentemente costituito per il percorso di riconversione. La riconversione che riguarda i due Gruppi a carbone, avviato il percorso tra le istituzioni pubbliche, con la Regione, il Comune di Monfalcone, la Provincia di Gorizia, e la nuova società Energie Future, è finalizzata ad un graduale processo industriale sostenibile, in sintonia, è riportato nella lettera di risposta del ministro Galletti, con le linee guida dettate dal Piano energetico regionale.

Un processo di dismissione dell’utilizzo del carbone per la produzione di energia elettrica a vantaggio di fonti rinnovabili, basate prioritariamente sullo sfruttamento di biomasse vegetali disponibili nella regione Friuli Venezia Giulia.

Il ministero dell’Ambiente, del resto, ha già fissato gli obiettivi in ordine alla politica energetica nazionale, secondo gli impegni assunti dall’Italia nel corso della Conferenza di Parigi, a fronte di un accordo che prevede di «mantenere l’aumento della temperatura globale ben al di sotto dei 2 gradi centigradi rispetto ai livelli pre-industriali».

La direzione di marcia è la riduzione delle emissioni per «raggiungere il picco globale di emissioni di gas ad effetto serra al più presto possibile, e a intraprendere rapide riduzioni, in linea con le migliori conoscenze scientifiche a disposizione».

Intanto il processo del complessivo riesame delle condizioni dell’Aia per la centrale termoelettrica avverrà ben prima del 2025, ha confermato il ministro Galletti. Probabilmente anche prima della scadenza prevista dall’Aia originaria del marzo 2017. Ciò in virtù dell’imminente definizione da parte della Commissione Ue del documento “Conclusioni sulle Bat” che la stessa Commissione ritiene di poter definire entro quest’anno.

E a proposito dell’Aia portata a scadenza 2025 alla luce del decreto legislativo numero 46 del 2014, il ministro Galletti ha precisato che «il ministero non ha concesso alcuna proroga alla durata dell’Aia, limitandosi a prendere atto dell’applicabilità del decreto legislativo, sulla base di indirizzi formalmente condivisi nell’ambito di un apposito tavolo di coordinamento Stato-Regioni al quale ha partecipato anche un rappresentante della Regione Friuli Venezia Giulia». C’è da presupporre, comunque, che all’interno del percorso di riconversione della centrale termoelettrica, vengano considerati possibili ed eventuali incentivi nell’ambito delle trattative.

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