Vignetta slovena, confisca nel mirino dell’Ue

Vignetta, multe e confisca dei documenti: il caso all’attenzione di Bruxelles

Sequestri di patente e carta di circolazione, la Commissione: «Riserve sulla proporzionalità delle misure»

TRIESTE. La Commissione europea tira le orecchie alla Slovenia sulle modalità di riscossione delle multe legate alla mancata esposizione della vignetta autostradale da parte di cittadini stranieri: modalità che finiscono nel mirino di Bruxelles.

Anche se non si tratta di una vera e propria bocciatura, oltreconfine dovranno forse rivedere il metodo utilizzato dagli addetti dalla Dars per incassare le sanzioni. Lo scorso marzo, per esempio, un automobilista goriziano e un’automobilista triestina erano stati multati perché - per motivi diversi - erano entrati in autostrada senza prima attaccare la vignetta al parabrezza della propria vettura.

Nessuno dei due aveva con sé i 150 euro necessari a pagare l’infrazione. In entrambi i casi il personale della Dars - la società che ha in gestione la rete autostradale slovena e che è autorizzata a riscuotere le multe - aveva deciso di trattenere i documenti dei veicoli e dei conducenti.

L’episodio era stato portato all’attenzione della governatrice Debora Serracchiani da parte del consigliere regionale Rodolfo Ziberna (Forza Italia). Poi l’europarlamentare Isabella De Monte aveva fatto oggetto il tema di un’interrogazione. Nel chiedere lumi, l’eurodeputata del Pd - e componente la commissione Trasporti e turismo - aveva definito il ritiro del documento di identità «contrario ai principi e alle regole europee di libera circolazione delle persone».

La risposta da Bruxelles è arrivata ora con la commissaria europea per la Tutela dei consumatori e l’Uguaglianza di genere Vera Jourová. In sostanza la decisione di confiscare i documenti di immatricolazione del veicolo insieme - o in alternativa - a quelli di identità del conducente «potrebbe suscitare delle riserve sul fatto che essa sia proporzionata e giustificata», scrive Jourová.

Salvo ricordare che «la giurisprudenza della Corte di giustizia ha riconosciuto che sulla base dell’elemento transfrontaliero possono sussistere ragioni oggettive per trattare in modo diverso i trasgressori del codice della strada residenti e non residenti», l’organo esecutivo dell’Ue nota che potrebbe essersi trattato di «casi isolati di errata applicazione da parte delle autorità nazionali di diritti interni che recepiscono correttamente le norme dell’Ue».

La materia dunque è complessa, ma da Bruxelles invitano all’uso del buonsenso. «Rispondendo alla mia interrogazione – evidenzia De Monte - la Commissione ricorda che, per quanto riguarda le multe stradali, quelle non pagate possono essere riscosse oltre il confine di Stato ai sensi della decisione quadro 2005/214/Gai del Consiglio relativa all’applicazione del principio del reciproco riconoscimento alle sanzioni pecuniarie».

«La Commissione puntualizza di non essere a conoscenza dell’esistenza di una prassi amministrativa generale delle autorità slovene che violi il diritto dell’Ue», prosegue l’europarlamentare.

E nella risposta all’interrogazione, aggiunge De Monte, «si puntualizza che in presenza di casi isolati di errata applicazione da parte delle autorità nazionali di diritti interni che recepiscono correttamente ve norme dell’Ue, la soluzione più efficace consiste nel rivolgersi a Solvit» (ec.europa.eu/solvit), una rete online «per la risoluzione dei problemi nell’ambito della quale gli Stati membri collaborano per risolvere in modo pragmatico problemi derivanti da una scorretta applicazione delle norme sul mercato interno da parte delle autorità pubbliche. Le misure imposte – conclude De Monte, riportando le parole della Commissione - potrebbero inoltre essere soggette a controllo giurisdizionale, in conformità al diritto nazionale applicabile».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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