Trieste, il cordoglio tardivo del camping. Vetri tolti solo su richiesta dei clienti

Aleks Unussich, la vittima. A destra, la spiaggia del campeggio Mon Perin di Valle

Post su Facebook del Mon Perin. I parenti della vittima incaricano l’avvocato di accertare le responsabilità dell’accaduto

TRIESTE Sulla pagina Facebook del camping Mon Perin compare un lungo elenco di promo d’estate: lo spettacolo di giochi di prestigio, la musica dal vivo, lo sport per i bambini.

Passatempi d’agosto, il tempo che dovrebbe essere solo delle vacanze, dei sorrisi, della felicità come ha raccontato, nello strazio, Tanja, la moglie di Aleks Unussich, il triestino ferito a morte da una scheggia di una vetrata esplosa improvvisamente, mercoledì sera, all’ingresso del padiglione docce, a un passo dalle tende, a Valle, in Croazia.

Ieri all’ora di pranzo, sopra la lista del marketing del Mon Perin è comparso, finalmente, un messaggio di cordoglio della proprietà. Una tardiva comunicazione a tre giorni dalla tragedia che ha spezzato la vita del turista quarantaquattrenne, un innamorato di quel magnifico posto di vacanza.

«In seguito alla tragedia avvenuta mercoledì 17 agosto - si legge sulla pagina Facebook del camping -, lo staff di Mon Perin si stringe intorno alla famiglia Unussich per la grave perdita subita. Ci uniamo al loro dolore e non mancheremo di sostenerli in questo terribile momento che ci sconvolge e ci segna tutti».

Seguono l’informazione della «collaborazione attiva» con le forze dell’ordine per comprendere la dinamica dell’accaduto e per accertare «qualsiasi responsabilità legale» e un sorprendente annuncio su quanto fatto in queste ore per mettere in sicurezza la clientela.

Anche in questo caso con non troppa tempestività, se dopo lo sbriciolamento della lastra killer gli ospiti hanno continuato ad attraversare una porta uguale a quella esplosa mercoledì ed evidenziata solo con qualche striscia di scotch.

«In attesa delle perizie - si legge infatti sempre su Facebook -, su richiesta dei clienti, stiamo provvedendo a smantellare tutte le vetrate di accesso dei nuovi servizi igienici». Quasi che solo le sollecitazioni dei turisti all’interno del camping abbiano convinto lo staff a prendere il provvedimento.

Tante, troppe contraddizioni, su cui la famiglia intende fare chiarezza. Come annunciato dal «faremo causa» del fratello della vittima, Igor, convinto che si sia trattato non di uno sfortunato incidente ma di un omicidio, la pratica è passata nelle mani di un legale, il triestino Silvano Poli, studio in via Coroneo.

Il primo passo del professionista sarà quello di trovare la collaborazione di un collega croato, estraneo alla realtà di Valle. L’intenzione è di sondare gli avvocati di Zagabria. «Questo - spiega Poli - per evitare conoscenze con la realtà locale del camping che impediscano una corretta iniziativa legale».

A quanto si legge in rete, il Mon Perin risulta essere una società costruita su un microazionariato popolare (i soci sono 900) composto da «abitanti e amici di Valle». Dalla fondazione, nel 2005, fa sapere il camping, «la nostra visione di gestione è imprenditoria sociale basata su una particolare struttura di proprietà, sugli investimenti nella comunità locale, sui giovani e sull’occupazione degli abitanti locali».

Con l’aiuto di un penalista “indipendente”, Poli cercherà di fare luce su una vicenda su cui la Procura italiana non può indagare, ma che sicuramente vedrà impegnata la magistratura croata. «Al momento le indagini sono in carico alla questura di Pola. Il nostro obiettivo sarà di monitorare gli accertamenti in corso per determinare le responsabilità sotto il profilo sia penale che civile di quanto accaduto a Unussich».

Una caccia alla verità di fronte a un comportamento che, è l’impressione non solo dei familiari, si può almeno definire negligente da parte di chi ha consentito, pure a seguito di recenti miglioramenti della struttura, il montaggio di materiali che non davano la garanzia assoluta della sicurezza.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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