Trieste, la “follia” dei cartelli turistici che cancella San Giusto FT

L'Infopoint di piazza Unità

Il Verdi e il Rossetti spariscono. Il teatro di San Giovanni è ipergettonato. L’ospedale non esiste

TRIESTE La babele della segnaletica turistica. In auto o a piedi fa poca differenza. Chi arriva a Trieste, e ne vuole scoprire le bellezze, si scontra con una cartellonistica a dir poco schizofrenica. Direzioni sbagliate, approssimative, incomplete e talvolta surreali: il turista che non si perde è quasi un “eroe”.

La Stazione ferroviaria è un po’ il biglietto da visita per chi inizia il tour (o la ricerca di un albergo) arrivando in treno o in pullman ma anche in auto. Un inizio scoppiettante. Il visitatore, sia davanti alla Soprintendenza che all’autostazione il turista, viene bombardato da una sfilza di oltre venti cartelli che, invitando a proseguire verso Corso Cavour e le Rive, indicano ogni ben di Dio: il Teatro Verdi, il Castello di San Giusto, il Teatro Romano, il Museo Revoltella e, ancora, l’Arco di Riccardo e il Museo Sartorio...

Il malcapitato si illude. Ma, mentre percorre le Rive, le supera e raggiunge Campo Marzio, non trova nemmeno un “richiamo” alle mete promesse. Non esiste ad esempio un segnale lungo le Rive che suggerisca a chi vuole vedere San Giusto di svoltare in via del Canale Piccolo e poi proseguire in Corso Italia e girare in piazzetta Benco o più avanti in via Silvio Pellico.

In cambio, in Corso Italia appare miracolosamente dal nulla un cartello vicino al Caffè Torinese che indica la direzione per il Castello. Il turista che, fortuna sua, non è finito a Campo Marzio, si rilassa. Per poco, però. Nessun cartello lo invita a svoltare in piazza Benco o verso la galleria di Scala dei Giganti.

E così lo sventurato si ritrova in piazza Goldoni. Perduto. Chi prosegue lungo le Rive alla ricerca dell’introvabile segnale per il Colle deve armarsi di tanta pazienza perché si ritrova a Campi Elisi. Sì, a Campi Elisi dove, poco prima del supermercato Pam, trova l’insperata indicazione.

Va un po’ meglio a chi arriva a Trieste dalla direzione opposta e, da Campo Marzio, si avventura sulle Rive. Un cartello invita a raggiungere San Giusto svoltando per piazza Venezia. È già qualcosa. Se il turista è in cerca d’arte, però, si rassegni: non c’è nemmeno un segnale, in nessuna direzione di marcia, che indichi dove si trova il Revoltella.

Chi si muove a piedi in centro non se la passa meglio. In piazza Cavana non esiste un misero cartello che indichi che, percorrendo la suggestiva via dei Capitelli, si arriva all’Arco di Riccardo e poi, proseguendo, al Castello di San Giusto. E piazza Unità? Quante volte capita ai triestini di imbattersi in un “foresto” disperatamente a caccia del “cuore” cittadino?

La giungla della segnaletica non risparmia nemmeno il tram di Opicina che, di questi tempi, ha già le sue gatte da pelare. In via Ghega, all’incrocio con via Roma, il turista affascinato dalla storica linea si imbatte in un cartello che lo manda verso piazza della Libertà se vuole trovare la stazione del tram. Quando arriva a due passi dalla Stazione ferroviaria, però, non trova nulla. Manco il fantasma del tram.

Non va meglio a chi cerca i due maggiori teatri cittadini. Dalla Stazione ferroviaria i cartelli suggeriscono correttamente di avviarsi lungo Corso Cavour e le Rive per raggiungere tanto il Rossetti quanto il Verdi. Ma, quando l’appassionato di prosa dovrebbe girare in via Milano, ecco l’indicazione per il solo teatro di San Giovanni.

Il Politeama Rossetti

Il Politeama, come il tram, è sparito. Se per caso un turista capita all’imbocco di via Coroneo trova, all’improvviso, le indicazioni per la Grotta Gigante e per la Foiba di Basovizza. Ma non trova nemmeno mezza lettera sul Rossetti.

Il melomane non ha vita più facile. Se vuole raggiungere il Lirico Giuseppe Verdi percorrendo le Rive deve affidarsi alla memoria o al gps perché niente e nessuno segnala che quel bel palazzo che si affaccia sul mare è il tempio cittadino della lirica.

La follia raggiunge il top in via Milano. Una via che, a seconda della direzione di marcia in cui il turista percorre via Cavour, conduce a luoghi diversi. Chi arriva da piazza Unità scopre che, imboccandola, si possono raggiungere l’università, la stazione del tram, il Rossetti, la chiesa Evangelica e il tempio israelitico. Chi arriva invece dalla Stazione ferroviaria apprende che, percorrendo sempre via Milano, può finire solo all’Università o al teatro di San Giovanni. E guai al turista che si sente male: non c’è un cartello per l’ospedale Maggiore.

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