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Speranza: «Dal Pd un’iniziativa vera, l’Italicum va cambiato»

«Serve una svolta o andremo a sbattere, come hanno detto le ultime amministrative»

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Roberto Speranza (ansa)

TRIESTE. «Serve una svolta o andremo a sbattere, come hanno detto le ultime amministrative». Roberto Speranza, anima inquieta della minoranza Pd, invita Matteo Renzi a non focalizzare i prossimi mesi tutti sul referendum costituzionale: «La partita del governo si gioca sulle questioni reali: davanti alla frenata del pil il palazzo non deve dare l’idea di chiudersi sul solo versante istituzionale, perché il rapporto col paese si gioca su quello sociale».

Lei come giocherebbe la partita? Abbiamo costruito una narrazione incentrata sull’uscita dalla crisi, ma la realtà dice altro. L’azione del governo va focalizzata sui nodi economici e sociali, archiviando la stagione dei bonus e aprendo quella degli investimenti per lo sviluppo. Penso a una misura universale di contrasto alla povertà che non lasci il tema degli ultimi al M5s. E bisogna riaprire il dialogo su scuola e pensioni.

Renzi rischia di andare a casa? Il referendum non è un voto su di lui o sul governo. Ha comunque ammesso di aver sbagliato a personalizzare.

Lei intanto subordina il suo voto alla modifica dell’Italicum. Si vuol cambiare l’architettura istituzionale del paese e l’Italicum è inscindibile dalla riforma. Con il sì, la Camera sarebbe l’unica a dare la fiducia e legiferare: non possiamo arrivare al referendum con una legge che prevede un premio di maggioranza distorsivo e fa scegliere gli eletti al capo. Senza una modifica il mio consenso non arriverà.

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Modifica che Rosato ritiene impossibile prima del referendum… Mi sono dimesso da capogruppo per non votare l’Italicum e resto della mia idea. Ci sono molte settimane davanti e mi auguro che il Pd metta in campo un’iniziativa politica vera per cambiare una legge sbagliata. Renzi ha mutato linea dicendo che se ne deve occupare il parlamento e registro nuove autorevoli opinioni di Napolitano, Veltroni, Orfini e Franceschini.

Qual è la sua proposta? Il Mattarellum 2.0, con cui i cittadini tornerebbero a scegliere i parlamentari in collegi uninominali.

Il vizio di fondo della riforma sta nell'intreccio con l’Italicum? Il monocameralismo è una soluzione democratica che esiste in molti paesi: il punto è la modalità d’elezione.

E l’assetto del nuovo Senato funziona? Ci siamo battuti per l’elezione diretta dei senatori. Il Senato deve rappresentare davvero le autonomie territoriali per fare da contrappeso in una riforma che sposta molte competenze dalla periferia verso il centro.

Diciamo che l’Italicum non cambia e lei vota no: è l’uscita dal Pd? Votare no al referendum non significa lasciare il partito. Io credo nel Pd, ma chiedo un cambio di marcia per non consegnare il popolo ai populisti.

Renzi vi chiede di smetterla con la rissa continua… Ha vinto il congresso e guida legittimamente il Pd. Deve però farsi carico dell’unità del partito: i segretari non criticano le minoranze interne, ma lavorano per la sintesi. Non vogliamo poltrone ma una svolta politica e sociale: le ultime amministrative dicono che lo stesso chiedono gli elettori.

Come si costruisce il nuovo centrosinistra? In Italia ci sono tre poli e un grande soggetto come il Pd deve coltivare quello di centrosinistra ed esserne perno. Bisogna dialogare con la sinistra, il civismo e l’associazionismo perché da soli non siamo autosufficienti: le elezioni di Milano e Cagliari lo dimostrano, guardare a Verdini è un orizzonte innaturale.

Anche perché non sembra spiri aria da partito della nazione. Ci prepariamo al governo 5 stelle? Il referendum non stravolgerà il sistema politico italiano, perché destra e sinistra hanno implicazioni valoriali che vanno molto al di là di questo voto: non nascerà un mega partito del sì contrapposto a quello del no. Dopo i ballottaggi si parla molto dell’avanzata del M5s grazie all’Italicum, ma io ho la coscienza a posto: dico da tempi non sospetti che l’attuale premio di maggioranza può far vincere una forza minoritaria nel paese, mentre per governare ci vuole rappresentanza vera e non artifici elettorali.

E se vince il no? Il referendum è l’ultima spiaggia come dice la maggioranza dem? Evitiamo le drammatizzazioni. L’Italia è una grande democrazia e una delle prime economie mondiali: non esistono ultime spiagge.

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