Il vicesindaco leghista si tiene la doppia poltrona

Il vicesindaco Pierpaolo Roberti e, sullo sfondo, Giorgio Rossi

Roberti è l’unico a non aver rispettato il diktat di Dipiazza che ha imposto a tutti gli altri assessori di dimettersi dall’incarico di consigliere. Una scelta che infastidisce il Palazzo

TRIESTE È pacifico che un partito autonomista abbia un po’ di autonomia. C’è il rischio però che gli altri si sentano un po’ trascurati o penalizzati. Stiamo parlando di una vicenda che sta facendo indispettire più di qualcuno all’interno della maggioranza di piazza Unità. Tutti ricorderanno il diktat del sindaco Roberto Dipiazza eletto per la terza volta: ogni assessore avrebbe dovuto tassativamente dimettersi dall’incarico di consigliere comunale appena ottenuto lo scranno in giunta. Ecco, esiste un’eccezione, una sola: il consigliere comunale e vicesindaco Pierpaolo Roberti.

 

 

Il caso ha assunto rilevanza qualche giorno fa quando il Consiglio ha votato il rendiconto comunale ereditato dalla giunta scorsa. In quell’occasione più di qualche occhio si è acceso di stupore guardando al tabellone: in quel voto particolare il centrosinistra aveva votato a favore mentre la maggioranza si era astenuta. Per senso di responsabilità, se non passa il rendiconto il Comune viene commissariato, anche il sindaco Dipiazza aveva votato a favore. Sullo schermo luminoso con la mappa dei voti, però, si vedeva anche un altro quadratino verde dardeggiare dai posti della giunta. E chi sarà mai? Presto detto: il vicesindaco, ragion per cui il verde Carroccio del tabellone si è rivelato alquanto appropriato.

Diversi, dicevamo, sono sobbalzati sulla sedia. Agli assessori di Forza Italia, tanto per fare un esempio, è stato richiesto di rinunciare all’incarico in Consiglio e pure, per sovrappiù, di impegnarsi a rimanere per cinque anni in giunta e quindi di saltare un giro alle prossime regionali, occasione quanto mai ghiotta per alcuni tra i più efficaci pescatori di preferenze di tutta Trieste.

Ora vien fuori che c’è qualcuno che è più consigliere degli altri. «Penso derivi da dinamiche interne alla Lega o da dinamiche interne a Roberti», commenta un esponente del centrodestra. E aggiunge: «Immagino che il primo dei non eletti leghisti non sarà contento». Ma chi è quest’ultimo? È una lei. Monica Canciani, 108 preferenze alle amministrative, orgogliosa consigliera della IV circoscrizione e attivissima pasionaria della Lega su Facebook: come immagine di copertina c’è una foto di lei abbracciata a un sornione Matteo Salvini, mentre il suo diario è impiegato in buona parte a sostegno della causa del Carroccio. Una che si impegna, a detta di tutti, ma che resterà in IV circoscrizione a meno che Roberti non rinunci al seggio.

Il vicesindaco afferma: «Le dimissioni da consigliere sono state un’iniziativa autonoma di Forza Italia. Per il momento io sono ancora in carica come consigliere comunale». L’altra consigliera leghista eletta e poi assurta alla giunta, Serena Tonel, ha dato invece le dimissioni: «Lei lo ha fatto - dice Roberti -. Io non ho nessun problema, nel momento in cui verrà deciso così, io sono pronto a dare le dimissioni a mia volta».

Commenta un esponente del centrodestra: «Pensavo lo facesse perché essendo segretario provinciale non può permettersi di essere da subito nelle mani del sindaco. Però credevo anche che dopo un paio di sedute si sarebbe dimesso. Ogni partito fa il suo, ma questa regola l’aveva messa Dipiazza». Commenta a tal proposito il consigliere forzista Everest Bertoli: «Non entro nelle valutazioni di altre formazioni, dico solo che una delle ragioni per cui non ho accettato l’assessorato era proprio l’obbligo da dimissioni».

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