Croazia, Oreškovic: «Governo ostaggio del passato»

Il premier croato uscente Oreskovic a Lesina con la moglie (foto da jutarnji.hr)

Il premier uscente croato: «Io parlavo di riforme, i ministri di ustascia e partigiani». Campagna elettorale, lavoro tema-chiave

ZAGABRIA. In Croazia “esplode” la campagna elettorale in vista delle elezioni politiche anticipate del prossimo 11 settembre, mentre l’ex premier Tihomir Oreškovic, in vacanza con la famiglia a Lesina in Dalmazia, si leva parecchi sassolini che aveva nelle scarpe. E l’estate politica croata si preannucia veramente bollente.

Non usa mezze misure Oreškovic nell’intervista rilasciata al quotidiano zagabrese Jutarnji list. «Rabbrividivo per quanto sentivo - ha dichiarato - io volevo parlare di economia, di cambiamenti, di riforme, loro però (Hdz e Most la coalizione che reggeva l’esecutivo, ndr) incessantemente ritornavano agli ustascia e ai partigiani. Ero completamente impotente».

«L’ultimo mio giorno alla guida del governo - ha proseguito - ho saputo che cosa si stava preparando e desideravo solo l’opportunità, solo dieci minuti, per spiegare all’opinione pubblica che cosa stava realmente accadendo. So che non tutta l’Hdz era favorevole al mio defenestramento, ma quello è uno strumento dove tutti devono pensare allo stesso modo. Spero che le cose, con l’avvento alla guida dell’Accadizeta di Plenkovic, le cose cambino in meglio».

«Sono giunto in Croazia (dal Canada ndr) - ha concluso l’ex premier - da una grande azienda dove si lavora moltissimo e si parla pochissimo. Quando sono diventato presidente del governo, mi sono reso conto che qui solo si parla e si lavora pochissimo».

Parole che non sono certo un buon viatico per la campagna elettorale dell’Hdz (centrodestra) iniziata con la promessa di creare 180mila nuovi posti di lavoro. E sul lavoro punta anche l’avversario, ossia la coalizione di centrosinistra guidata dai socialdemocratici (Sdp) di Zoran Milanovic, denominata “Coalizione nazionale” (centrosinistra), che a sua volta promette “solo” 145mila nuovi posti di lavoro. Insomma la battaglia è iniziata con la prima importante scadenza, tra 14 giorni entro i quali dovranno essere depositati i simboli elettorali.

Il programma del centrosinistra è racchiuso in un volumetto di 113 pagine intitolato “La strada sicura per la Croazia” i cui punti principali sono, come detto, la creazione di 145mila posti di lavoro, la diminuzione dell’Iva e l’introduzione delle pensioni sociali e così via.

Sul versante opposto, Hdz, il programma non è ancora stato scritto ma l’influente eurodeputata accadizetiana, Ivana Maletic, ha già promesso i suddetti 180mila nuovi posti di lavoro, l’abbassamento dell’aliquota IVa dal 25 al 23 per cento e l’aumento delle pensioni del 5 per cento.

E sarà proprio l’economia il centro della campagna elettorale appena iniziata. La conferma giunge anche dal nuovo presidente dell’Hdz, Andrej Plenkovic e dallo stesso leader della Sdp, Zoran Milanovic, il quale, peraltro, ha già messo le mani avanti dicendosi pronto a un confronto pubblico solamente con l’Accadizeta e non con tutta la pletora di partiti che navigano nelle acque agitate del mare politico croato. «Solo i programmi di questi due partiti - ha precisato l’ex premier - possono essere il tema di un dibattito costruttivo».

Non mancano già le polemiche tra i due leader. Milanovic ha fortemente criticato la decisione del neopresidente Hdz, Plenkobvic di invitare a una riunione di partito i rappresentanti dell’intero corpo diplomatico accreditato in Croazia per presentare proprio il programma elettorale del centrodestra. Per Milanovic si è trattata di una inopportuna sfida del leader dell’Hdz che vuol dare l’impressione che la Croazia sia sotto monitoraggio.

Pronta la replica di Plenkovic che ha a sua volta definito le parole di Milanovic inopportune visto poi che lo stesso ex premier ha iniziato la sua carriera tra i ranghi diplomatici. Il presidente Hdz ha imputato ciò al nervosismo che regna nelle file della Sdp nelle ultime ore visto che l’Hdz ha accorciato il distacco nei sondaggi dai socialdemocratici da 10 a un punto soltanto.

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