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L’addio al presidente dell’Aido Venchi

Un uomo generoso, tanto da dedicare gran parte del proprio tempo e delle proprie energie agli altri in qualità di presidente provinciale dell'Associazione donatori organi (Aido). Carica che ricopriva...

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Un uomo generoso, tanto da dedicare gran parte del proprio tempo e delle proprie energie agli altri in qualità di presidente provinciale dell'Associazione donatori organi (Aido). Carica che ricopriva con grande energia pur avendo subito, una trentina di anni fa, un trapianto di fegato.

Ma anche uno sportivo di razza, capace di praticare ed eccellere in una disciplina dura e difficile come quella delle esplorazioni speleologiche. Infine un lavoratore dalle notevoli capacità professionali, espresse come disegnatore nella lunga carriera di dipendente del porto. Questo è stato Fabio Venchi, personaggio molto noto in città, di cui si sono svolti ieri i funerali.

Nato a Trieste nel 1946, Venchi iniziò subito ad appassionarsi di speleologia, con l'Alpina delle Giulie, specializzandosi poi in particolare all'attività speleosubacquea. Relatore in numerosi convegni in cui il tema era l'esplorazione dei sifoni del Friuli, Fabio Venchi è ricordato come persona di grande umanità, capace in campo professionale, disponibile con tutti.

Negli ultimi periodi, quando la malattia che poi lo avrebbe portato alla morte, aveva cominciato ad aggredirlo in maniera molto decisa e via via più insistente, aveva lasciato il timone dell'Aido locale a Paolo Furlan, che ne conserva un magnifico ricordo. Ma chi gli visse accanto, in ufficio, per lunghi anni è Ferdinando Crulci, collega in porto: «Fabio era bravissimo nel suo lavoro - commenta - Ed era anche uno sportivo a tutto tondo, dotato di abilità notevolissime nell'attività speleologica. Un uomo come ce ne sono pochi». (u.s.)

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