Al Metropolitan e agli Oscar con frac e smoking “triestini” FOTO

Francesco Giorgi nella sua sartoria (Silvano)

Da 55 anni la sartoria Giorgi riceve ordini da facoltosi clienti di tutto il mondo Tra i suoi estimatori magnati di New York e attori di Hollywood come John Cusack

TRIESTE Sette abiti. Un guardaroba per l’intera giornata, da mane a sera come si diceva una volta. Dall’ufficio alla ricreazione. E il vestito da sera esplicitamente pensato per una prima al Metropolitan newyorkese.

Nel capiente armadio aneddotico di Francesco Giorgi, maestro della sartoria triestina, la ricca commessa nordamericana, aggiudicata pochi mesi fa, è il più fresco racconto di una carriera cucita da molte soddisfazioni. Giorgi fa della discrezione uno degli ingredienti del mestiere, mostra il biglietto del magnate statunitense che gli ha ordinato quel ben di Dio, ma esige che non si facciano nomi. Da vecchio mago di ago&forbice gli garba aggiungere che il settebello di stoffa è stato confezionato senza ricorrere ad alcuna prova, prova che, a distanza di qualche migliaio di chilometri, sarebbe stata una obiettiva scomodità. Il committente è atteso a Trieste durante il mese, perchè vuol conoscere di persona chi gli ha permesso di ben figurare nel foyer del Metropolitan.

Giorgi fa un po’ di statistica a mente: in carriera ha firmato trecento smoking, una cinquantina di tight e una ventina di frac. Una clientela triestina, italiana, internazionale. Che tramanda codici precisi e inappuntabili: «Lo smoking va indossato di sera - narra Giorgi - mentre il tight è strettamente legato al matrimonio e non si può indossare dopo le ore 18. Il frac significa “gran sera”, in genere è riservato a diplomatici e a direttori d’orchestra». Una creazione sartoriale ha inevitabilmente il suo prezzo: si parte da 2 mila euro, eppoi si può soltanto salire, a seconda del tessuto scelto.

 

 

Il protagonista di questo racconto è d’orgogliosa origine calabrese, essendo nato a San Luca, in provincia di Reggio Calabria, nel 1943. A 18 anni, correva l’anno 1961, è salito a Trieste, dove ha trovato il primo ingaggio nella sartoria Ceravolo, allora in corso Italia. Poi si è messo in proprio e nel 1969 ha aperto l’atelier di via San Spiridione.

Con gli americani va forte: «Avevo come cliente un diplomatico statunitense, per il quale ho continuato a lavorare anche quando è uscito dalla carrière ed è diventato presidente di una casa cinematografica. Gli avrò preparato una trentina di vestiti». Un bel colpo lo mise a segno nella serata degli Oscar del 2008, quando sulla passerella di Los Angeles un suo frac, per il tramite dell’Ice, venne indossato da John Cusack, attore famoso che ha recitato con Woody Allen, Alan Parker, Terrence Malick, Clint Eastwood. Quel frac made in Trieste gli piacque.

Giorgi predilige l’abito da uomo, ma non si sottrae al “classico” per donna, cappotti e tailleur. Ha sconfinato oltre le stoffe con “Profumo di bora”, creato con altri colleghi al caffè Greco nella romana via Condotti.

Ma ha sconfinato dal punto di vista geografico, quando a metà anni ’90 ha partecipato a una sfilata nella remota Ulan Bator, capitale della Mongolia. Oppure quando è stato contattato da un grande produttore cinese per una joint venture dedicata all’abito da sera. Oppure quando è stato lì lì per collocare i suoi vestiti nel Qatar, da dove sarebbero stati distribuiti nei vicini Emirati. Nonostante il pressing professionale, Giorgi non ha disdegnato l’impegno associativo, anzi. In Confartigianato è stato vicepresidente nazionale di categoria e per un ventennio ha timonato la stessa categoria a Trieste. Dove, tra l’altro, era stato organizzatore della sfilata “Tra cielo e mare” in piazza Unità.

Mentre Giorgi racconta una milizia sartoriale che ormai data 55 anni, due collaboratrici sono all’opera nel laboratorio, dove stanno preparando una giacca. Il sarto calabrese trapiantato a Trieste ha un piccolo sogno: portare qui la mostra che venne allestita un paio di anni fa a villa Torlonia nella Capitale. In quell’occasione vennero rivisitati gli abiti indossati dai presidenti della Repubblica: un gruppo di sarti si divise il compito. A Giorgi toccò Giovanni Gronchi. Che, tra l’altro, risiedeva lì vicino, in una traversa di via Nomentana.

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