Dal camping flop allo stadio vuoto: le grandi incompiute del Fvg

Il tempio dell'atletica mai nato all'ex Grezar

Censite dal ministero delle Infrastrutture 33 opere avviate nell’ultimo triennio e mai completate. In fumo oltre 43 milioni. Tra gli scandali la caserma storta a Trieste e l’ascensore del castello di Gorizia

TRIESTE. C'è un campeggio alle porte di Udine, zona Sud. Fu costruito con i soldi del Mondiale '90, un calderone zeppo di risorse. A oggi, sono passati 26 anni, non ha ospitato un solo turista. In totale stato di abbandono, è il caso più eclatante delle grandi incompiute in Friuli Venezia Giulia. Perché anche in regione ci si imbatte nell'amianto nel controsoffitto, nella ditta che fallisce, nella soprintendenza che piazza l'altolà. Nel patto di stabilità che congela le risorse. Negli annunci roboanti che evaporano. Perfino nelle inaugurazioni a cantiere aperto, come allo stadio Grezar di Trieste. A volte capita semplicemente che la politica cambi idea. Com'è accaduto a inizio legislatura Serracchiani per la Cimpello-Gemona e la Palmanova Manzano: non si fa più, non almeno come avevano progettato i predecessori.

 

 

Anche il Fvg ha le sue incompiute. Grandi e piccole. Opere avviate, interrotte, riprese, mai finite. Dalla terza corsia della Trieste-Venezia alle elementari di Arba, dall'ascensore per il Castello di Gorizia all'ex Consorzio agrario di Casarsa della Delizia, dal campeggio fantasma alla ristrutturazione in corso del palasport Carnera, dalla caserma "storta" di Trieste alla variante per bypassare Lucinico. Un elenco con importo a fianco: dal miliardo e mezzo per allargare la A4 ai 50mila euro per le scuole di Castions di Strada. Soldi spesi da anni senza tagliare il nastro e consegnare il risultato ai cittadini. O anche soldi rimasti sulla carta, non spesi, non tutti, ma in parte inceneriti perché la progettazione costa: è il caso della Trieste-Divaccia e del nodo ferroviario di Gorizia.

In alcuni casi i conti sono quelli ufficiali del ministero delle Infrastrutture che, da decreto legge 201/2011, cura l'anagrafe delle incompiute. In Fvg se ne sono contate 33 nell'ultimo triennio (13 nel 2013, 12 nel 2014, 8 nel 2015). Le segnalazioni consegnate dai Comuni al governo e alla Regione l'anno scorso, appena pubblicate nel sito di Palazzo, sommano 14,8 milioni, con la risalita al Castello di Gorizia a quota 8,2 milioni, mentre nel 2014 i lavori al Carnera di Udine (3,2 milioni) risultavano i più costosi. Emblematico il caso del palasport friulano: cantiere aperto nel 2012, contratto rescisso con la Polese di Sacile e conseguente contenzioso legale, affidamento alla Riccesi di Trieste, ripetuti slittamenti, anche causa amianto da bonificare (l'ultima richiesta di 60 giorni di proroga ha fatto dirottare in altri palazzetti gli europei under 16 di pallacanestro femminile in programma a inizio agosto).

Una storia lunga, ma non infinita come quella del campeggio del Cormor, uno dei "regali" dei mondiali targati Montezemolo. La struttura pensata per ospitare i tifosi costò all'epoca 3,5 miliardi di lire, ma non ha visto roulotte. Oltre 27mila metri quadrati con 123 piazzole di sosta e tre edifici di servizi riempiti di nulla per 26 anni. Nel 1996 ci provarono gli alpini in occasione dell'adunata, ma dovettero rinunciare per vari motivi tecnici.

Le due incompiute di più lunga data a Trieste sono invece il Grezar e l'ex caserma Beleno. La ristrutturazione del tempio del calcio cittadino è iniziata nel 2004, di rinvio in rinvio i costi sono saliti a 13 milioni, e non è mancata l'inaugurazione prematura voluta dall'allora assessore allo Sport Emiliano Edera, cerimonia «a costo zero» che, dopo un'interrogazione del pidiellino Rovis, si scoprì al contrario aver pesato sulla casse pubbliche 129 euro tra servizio di amplificazione e stampa dei cartelli per le società in sfilata. Ad attendere oltre un decennio sono anche i vigili urbani di Trieste. Avrebbero dovuto trasferirsi nell'ex caserma Beleno di via Revoltella nel 2005, quando in municipio c'era già Roberto Dipiazza. Qui si parla di quasi 10 milioni scivolati via tra imprese incaricate e fallite, infiltrazioni d'acqua e grondaie a pezzi, porte da riparare e muri da tinteggiare. «Siamo ai ritocchi», diceva nell'agosto 2014 l'assessore Andrea Dapretto, ma un anno e mezzo dopo ecco un altro stanziamento da 40mila euro per un sistema di motorizzazione degli accessi.

E come non ricordare l'ascensore verso il castello di Gorizia, telenovela partita con le lire, Bill Clinton presidente Usa e Gaetano Valenti sindaco. A cercare di smuovere lo stallo ci ha provato la prima giunta Romoli ma, tra ditte che fallivano e muri da tutelare per ordine della soprintendenza, le cabine vanno ancora installate. «È certamente un'incompiuta - ammette il sindaco in carica -, ma la malasorte si è messa di mezzo».

Altra storia quella della variante della statale 56, la bretella per i camion della zona industriale di Sant'Andrea: 1.600 metri di strada, due rotonde e un sottopasso agricolo. Dopo quarant'anni di intoppi, il bypass dovrebbe finalmente essere consegnato nella primavera 2017. Appena un po' dopo le dichiarazioni dell'ex assessore di Gorizia Bruno Crocetti: «L'imbuto di Lucinico ha i giorni contati». Era il 2004.

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