I segreti delle pizzerie in un plico napoletano

La Guardia di Finanza al lavoro

Sequestrata una serie di scritture, ufficiali e non, destinata alla città campana dove hanno sede le società che controllano sia “Peperino” che “Marinato”

TRIESTE. C’è un plico tuttora chiuso, sequestrato martedì, giorno delle perquisizioni nelle pizzerie “Peperino” di via Coroneo e “Marinato” sulle Rive gestite da Pietro Savarese, al quale gli investigatori che l’hanno ora in custodia, coordinati dal procuratore capo di Trieste Carlo Mastelloni unitamente al pm Federico Frezza, si apprestano a slegare lo spago per studiarne i contenuti. Il plico annovera una serie di scritture contabili, sia ufficiali che presunte “parallele”, che gli inquirenti ritengono possano dare una precisa piega all’inchiesta per l’ipotesi di reato di riciclaggio a carico di dodici indagati, di cui sei triestini, che reca il timbro della Direzione distrettuale antimafia e che si è sviluppata dai verbali delle dichiarazioni rese di recente a Mastelloni dal pentito di camorra Pasquale Galasso.

 

 

Una maxioperazione che ha impegnato proprio martedì un centinaio di militari del Comando provinciale della guardia di finanza di Trieste diretto dal generale Giovanni Padula e del Nucleo investigativo dei carabinieri di Udine in oltre trenta perquisizioni fra il capoluogo regionale, quello friulano, Verona, Milano e Napoli. Se i sospetti che dietro a quest’eventuale attività di riciclaggio possa nascondersi la lunga mano della camorra, tesa verso i confini del Nordest, abbiano un fondamento e rappresentino l’anticamera di scenari inediti per il Friuli Venezia Giulia, o se siano invece destinati a ridimensionarsi al rango di un’indagine per evasione fiscale, a dirlo potrebbe essere proprio ciò che sta scritto fra le righe di quelle scritture.

Ma perché i contenuti di tale plico vengono considerati dirimenti ai fini investigativi, più di altri documenti presi in carico durante le perquisizioni di martedì e a loro volta ritenuti meritevoli di approfondimento? Uno dei motivi, a quanto si è appreso fino a questo momento, potrebbe essere costituito dal fatto che quelle precise scritture, contabili e presunte “extracontabili”, avevano tutte Napoli come destinazione. Proprio nel capoluogo campano, del resto, risultano avere la sede legale, il quartier generale, praticamente tutte le società che controllano le pizzerie (a “Peperino” e “Marinato” ne corrispondono due diverse, ad esempio) e i vari altri punti ristoro finiti nel mirino. Sono generalmente riconducibili a un’holding il cui “dominus” è l’avvocato napoletano Nicola Taglialatela, uno dei tre indagati di cui è trapelato il nome insieme a quelli dello stesso Pietro Savarese come gestore delle pizzerie triestine e del padre di quest’ultimo, Candido Augusto Savarese, che vive a Napoli, come presunto prestanome.

 

 

Taglialatela ha esportato i suoi marchi food oltre che a Trieste pure a Udine, dove segue da vicino la pizzeria della catena “Peperino” in via Zanon e la paninoteca “Mezza libbra” in piazza San Giacomo. Si tratta di due dei tre posti visitati martedì dagli investigatori in terra udinese. Il terzo, una casa nella zona di viale Venezia, porterebbe al professionista friulano “non identificato” implicato nell’inchiesta di cui si conosce l’esistenza, ma non il nome, sin da martedì. Inizialmente s’era vociferato fosse un commercialista, in realtà sarebbe quello che gli inquirenti chiamano un quadro intermedio nell’organigramma finito sotto la loro lente. Esattamente come la maggior parte dei nove indagati, di cui cinque triestini, dall’identità mantenuta tuttora nel massimo riserbo. Non sono avvocati né commercialisti di grido bensì ragionieri e navigati contabili che avrebbero come comune denominatore, secondo gli investigatori, il “titolo” di uomini di fiducia dello stesso Taglialatela. Persone, insomma, incaricate di tenere la contabilità delle varie filiali del gruppo imprenditoriale. Tanto la contabilità ufficiale quanto quella che l’inchiesta presume venga nascosta in qualche plico o qualcosa del genere.

È proprio nelle case di alcuni di questi uomini di fiducia che si sarebbero concentrate le sei perquisizioni (le otto avvenute in totale a Trieste comprendono per l’appunto anche “Peperino” e “Marinato”) il cui indirizzo resta top-secret.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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