Quella croce che ricorda la battaglia di Versa

Il 26 luglio del 1866 l’inutile scontro sul Torre tra italiani e austriaci. E dopo secoli rispuntano le tombe

ROMANS. Oggi Paolo ha cinquant'anni. Ne aveva circa dieci quando viveva a Tapogliano e assieme ad un gruppo di ragazzini del luogo, si addentrò tra i rovi che coprono la sponda sinistra del torrente Torre, dalla parte di Versa, raggiunta dopo aver guadato il letto a fianco del vecchio ponte. Il gruppo stava percorrendo un sentiero a ridosso dell'acqua, quando l'attenzione dei bambini venne attirata da un legno curvo, che spuntava dal fango ed era chiaramente un oggetto fabbricato dall'uomo. Si misero a scavare formando una profonda buca, dalla quale emerse una croce. Realizzarono che si trattava di una tomba e presi dalla paura fuggirono. Per molti anni Paolo non pensò più a quella croce, fino al giorno in cui lesse un articolo che ricordava la battaglia sul ponte di Versa del 26 luglio 1866. Ne rimase colpito, convinto che quella croce indicasse la sepoltura di uno o più soldati periti in quella battaglia, in cui si confrontarono soldati italiani e austriaci. In questi giorni Paolo ha voluto fare ritorno sul luogo della croce, per immaginare quel 26 luglio 1866, quando verso mezzogiorno, venne scritta una pagina importante per la storia d’Italia. Versa, infatti, nel giro di pochi giorni passò dall'Austria all'Italia e di nuovo all'Austria, dovendo poi attendere la fine della Grande guerra per diventare definitivamente italiana. Quel 26 luglio 1866, infatti, nell'ambito della Campagna di unificazione d'Italia, sul ponte del Torre si consumò lo scontro armato denominato "La Battaglia di Versa", che vide protagoniste le truppe italiane provenienti da Palmanova e quelle dell'Impero austriaco ferme al di qua del Torre. Il combattimento favorì le truppe italiane guidate dal generale La Forest-Divonne e in virtù del quale si giunse alla stipula dell'armistizio del 12 agosto seguente, firmato in casa Tomadoni a Cormòns, dove risiedeva il podestà conte Camillo della Torre e successivamente alla pace di Vienna del 3 ottobre seguente. Le truppe italiane entrarono a Versa, nuovamente italiana, ma soltanto per pochi giorni, visto che con l'armistizio di Cormòns e la Pace di Vienna, l'Austria cedette al Regno d'Italia il Veneto, ma la linea di confine tra Italia e Austria venne fissata con la sponda destra del torrente Torre. Nello scontro armato sul ponte, dalla parte italiana furono coinvolti 5 cinque squadroni del Reggimento Lancieri di Firenze (circa 400 cavalieri), 14 compagnie di bersaglieri (1.600 uomini), e la 5a batteria dell'8° Reggimento d'artiglieria con sei pezzi, mentre l'Austria schierava 2 squadroni e mezzo del reggimento Ussari Wurttemberg (300 cavalieri), 18 compagnie dei Reggimenti Arciduca Luigi Vittorio, Nagy e Granduca di Toscana (2.500 uomini) e una sezione della 7a batteria del 7° Reggimento d'artiglieria con due pezzi. Alla fine dello scontro da parte italiana si contarono 29 feriti, tra cui 2, e 30 cavalleggeri dispersi, mentre sul fronte austriaco i morti furono 30, i feriti 51 e 83 i dispersi. La "Battaglia di Versa" e le vicende ad essa collegate sono descritte nel saggio di Massimo Portelli dal titolo "La Campagna del 1866 nel Friuli Orientale".

Edo Calligaris

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