Dalla Stazione di Trieste fino ai Topolini nella buia notte dei senzatetto

la notte dei senzatetto

Una trentina di persone dorme fra coperte e cartoni. C’è chi si è piazzato sotto le finestre della Curia. Le strutture della Comunità di San Martino al Campo e della Caritas sono allo stremo: sempre piene

TRIESTE La gente della notte riempie ancora piazze e bar quando, all’una passata, l’altra città comincia lentamente ad addormentarsi. L’altra città. Quella degli anfratti, delle panchine, dei gradini. Delle coperte sudice e dei cartoni di vino. Un mondo di ultimi e di dimenticati. Trieste è costretta a guardare in faccia la nuda e cruda realtà che ogni sera popola l’interno e l’esterno della Stazione ferroviaria, l’ingresso della Tripcovich, il Porto vecchio e i “Topolini”. Già, anche sul lungomare, con l’oscurità, trovano rifugio i senzatetto. Ne contiamo una trentina, grossomodo, che dormono in strada, nei giardinetti, nei marciapiedi, nei sottoscala dei teatri. Un paio di settimane fa pure sotto le finestre della Curia. Stranieri e italiani. Altrettanti sono ospitati nelle strutture della Comunità di San Martino al Campo e della Caritas che sono allo stremo. Talmente allo stremo che devono dire no a chi domanda aiuto quando i posti sono già pieni. Succede sempre.

 

 

La questione non è affatto nuova, perché è da tempo che servizi sociali e onlus si interrogano su come dare risposte adeguate a un disagio che appare fuori controllo. La struttura comunale di via Gozzi, prossima all’apertura, dovrebbe alleggerire un po’ il peso. Ma il tema è tornato prepotentemente alla ribalta proprio in queste settimane, dopo gli annunci del nuovo sindaco Roberto Dipiazza. Il primo cittadino ha promesso di cacciare i mendicanti del Porto vecchio e, appena eletto, ha mandato gli spazzini a pulire l’ingresso della Tripcovich dove bivacca un nutrito gruppo di persone ogni sera. Ha fatto buttare i cartoni ma i clochard, nel giro di un paio di giorni, sono ricomparsi. Che fare? La battaglia della giunta per l’ordine e il decoro sposta solo il problema. Li togli dai gradini del teatro e li ritrovi sotto la stanza del vescovo in Cavana.

Insomma, il problema c’è. E, come ben sa chi si occupa ogni giorno di disagio, ha a che fare spesso con l’alcolismo, le tossicodipendenze e le malattie psichiche. Un quadro ampiamente noto all’Help Center in Stazione, inaugurato qualche mese fa per fare da “primo accoglimento” ai più bisognosi che gravitano attorno alla zona. È lì che gli addetti della cooperativa “La Quercia” coordinano la disponibilità di letti nelle strutture cittadine in modo da indirizzare chi domanda aiuto. Ma molti restano fuori.

 

 

Di notte sono nove le persone, con ogni probabilità straniere, che dimorano abitualmente all’entrata della Tripcovich. Riposano sui gradini, mentre le auto sfrecciano nella strada a fianco. Tra loro anche un’intera famiglia. Nello spazietto verde del giardino di fronte alla Stazione la scena è peggiore. Tre senzatetto sulle panchine, pieni di borse, attorno quel che resta di un pasto consumato velocemente. Bottiglie e cartoni di vino sono il segno evidente che il problema dei soldi, di una casa o di un lavoro, non è affatto l’unico. Un passo più in là e si scorge, sotto la luce di un lampione, la sagoma di un uomo steso per terra. Dorme, anche lui sfatto di alcol. Non è riuscito nemmeno a raggiungere la panchina.

La Stazione ormai chiude a mezzanotte e chi cerca riparo là dentro deve accontentarsi di un posticino lungo le banchine dove la gente attende il treno. O dentro il Silos, come già successo, assieme ai profughi. Anche lì, fino al blitz del vicesindaco Roberti e della Polizia locale, era di nuovo un continuo via vai. Sotto l’arcata di ingresso del Porto vecchio, proprio dietro la Tripcovich, alloggia il solito clan di mendicanti che il sindaco Dipiazza ha promesso di mandar via. Non è ancora accaduto, ma è pronta l’ordinanza targata Lega.

Sono ormai trascorse le due e mezzo, notte calda e luna piena. Passano poche macchine e anche il kebabbaro di piazza Libertà abbassa le serrande. Qualcuno, tra i clochard, ha pensato a un riparo sul lungomare, a Barcola, tra le tettoie dei “Topolini”. Forse è il posto in cui si sentono più sicuri. O forse, d’estate, è semplicemente l’angolo più bello. Non hanno una casa, non hanno un letto. Ma, anche stanotte, come scrisse qualcuno, dormono nel buio del loro hotel a mille stelle.

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