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Il Pd di Trieste si affida ad Adele Pino: «Avvierò la fase congressuale»

L’ex assessore provinciale al Lavoro eletta segretaria provinciale con 27 voti. Russo va all’attacco: «Un’occasione persa. Si doveva dare spazio ai giovani»

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Adele Pino 

TRIESTE Dal medico di famiglia all’insegnante sindacalista. Da un sindaco uscente di un comune minore a un assessore provinciale dismesso. Il Partito democratico provinciale di Trieste sceglie di affidarsi Adele Pino dopo le dimissioni di Nerio Nesladek come pegno per la sconfitta elettorale di giugno. Non ci sarà nessuno coordinamento “con il compito di traghettare il partito provinciale” come annunciato nell’assemblea dell’otto luglio scorso che ha preso congedo da Nesladek. Ieri sera è stata eletta una segretaria a tutti gli effetti anche se a tempo: poco più di due mesi con le ferie in mezzo. Da qui al referendum di ottobre prima dell’avvio di una incerta fase congressuale. Un lavoro socialmente utile. «L’assemblea del Pd di Trieste, riunita nella sede dell’Enaip di via dell’Istria, ha nominato Adele Pino segretaria del partito provinciale fino al referendum del prossimo autunno» si legge nel comunicato diffuso ieri sera. Ci sono volute due assemblee per analizzare ed elaborare la sconfitta (dimissioni di Nesladek incluse) e una per provare a ripartire. Assemblee non troppo affollate nonostante il momento critico del partito. Ieri sera per la segreteria di Adele Pino si sono espressi a favore in 27 (più 2 contrari e 4 astenuti) su 78 componenti l’assemblea provinciale. Qualcuno, infatti, ha posto persino il problema del numero legale. Alla terza convocazione si è preferito lasciar correre.

Il dato politico è che il nuovo segretario è stato eletto da una minoranza: 33 votanti su 78 aventi diritto. Adele Pino, classe 1950, è stata, per dieci anni e fino al primo luglio 2016, assessore al Lavoro della Provincia di Trieste, Attualmente è responsabile delle Politiche del lavoro nella segreteria regionale e componente della direzione del Pd di Trieste. Dal 1991 al 1996 è stata segretaria generale della Uil del Friuli Venezia Giulia. «Ringrazio l’assemblea per la fiducia che mi è stata accordata – ha affermato Pino -. Accolgo la richiesta del mio partito e in particolare dei giovani che hanno proposto la mia candidatura, e assumo questo incarico con spirito di servizio, e con l’impegno ad arrivare fino al referendum costituzionale e, successivamente, ad avviare il percorso congressuale. È indispensabile rilanciare l’azione del Pd, partendo dal territorio e dal dialogo con i cittadini, e da uno stretto rapporto con il gruppo consiliare in Comune e gli eletti nelle Circoscrizioni. Costruiremo una segreteria unitaria, all’interno della quale i giovani avranno un ruolo importante». Un programma vasto per un incarico a tempo. «Partiremo subito con due appuntamenti fissi e importanti per il Pd: l’organizzazione della campagna di tesseramento e della Festa dell’Unità».

«Siamo certi che Adele Pino abbia la necessaria competenza, esperienza e capacità, politica e umana, per guidare il partito in un momento così delicato» assicura Francesca Romanini, che ha presieduto l’assemblea. Non la pensa così, invece, il senatore Francesco Russo che chiedeva un cambio generazionale. L’elezione di Adele Pino risulta invece “un'occasione persa”. «Questa assemblea avrebbe potuto lanciare un messaggio forte ai nostri elettori - dichiara Russo -.Invece non è avvenuto: è stata fatta una scelta che guarda al passato, purtroppo divisiva perché ratificata con meno della metà dei voti dell’assemblea. Ogni scelta democratica, comunque, va rispettata. E io sarò leale e collaborerò con la nuova segreteria in un momento difficile. Vedere, però, i giovani, ancora una volta lasciati in panchina lascia l’amaro in bocca». In panchina siederà d’ora in poi anche il senatore dem: «Non chiederò poltrone o posti in segreteria: preferisco sedermi in panchina insieme ai giovani e lavorare perché finisca la stagione dei capi corrente e affinché siano loro il futuro del Pd. Anche perché diciamoci la verità: non possiamo attaccare Dipiazza dicendo che la sua giunta guarda al passato quando noi per primi non abbiamo il coraggio di guardare al futuro».

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