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I commercianti: «Il rischio è che si crei una Monfalcone bis»

«Quando gli spazi diventano di qualcuno, poi sono persi per sempre». Ricordando che ci sono voluti 25 anni per far diventare il centro di Gorizia un gioiello, Mirco Patti, Alessandro Kosic e Andrea...

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«Quando gli spazi diventano di qualcuno, poi sono persi per sempre». Ricordando che ci sono voluti 25 anni per far diventare il centro di Gorizia un gioiello, Mirco Patti, Alessandro Kosic e Andrea Faccio chiedono ai goriziani di non abbandonare la città nelle mani dei profughi. Le loro attività vivono grazie alle persone che frequentano i giardini di corso Verdi e, dopo i recenti fatti di cronaca, temono che in molti possano decidere di ritirarsi dalla zona lasciando l’area ai migranti. Il rischio però è che, così facendo, Gorizia si trasformi in una Monfalcone bis, dove la latitanza degli italiani ha messo il centro in mano alla comunità bengalese. I tre imprenditori, rispettivamente titolari della Cicchetteria di Giardini, del Gelatiere e del parco giochi Jungle Village, premettono che il loro ragionamento è esclusivamente di carattere preventivo e che, per il momento, la situazione è ancora sotto controllo. Non si può però fare finta di non vedere cosa sta succedendo. Sanno che la rissa tra migranti dei giorni scorsi ha rappresentato soltanto un episodio, ma quell’episodio, unito alla denuncia per tentata violenza presentata ai carabinieri da una cinquantenne che passeggiava al Parco di Piuma, deve fare accendere un campanello d’allarme. Patti, Kosic e Faccio invitano quindi a non fare finta di niente. A preoccupare è soprattutto il passaparola delle mamme che dicono «Io non porto più mio figlio ai giardini» o il fuggi fuggi degli anziani che non si siedono più sulle panchine intorno alla fontana. L’appello è quindi a non retrocedere e a non lasciarsi sopraffare dalla paura o dal razzismo. «È normale che ci sia timore, ma non ci si deve ritirare. Quando c’è qualcosa che non va basta chiamare le forze dell’ordine», dicono ricordando in ogni caso che anche tra la comunità dei migranti non c’è unità. «Afghani e pakistani hanno poco in comune. C’è uno scontro anche all’interno del loro gruppo. Pur parlando una lingua simile, non vanno sempre d’accordo». L’invito è quindi al rispetto reciproco: «Deve essere vicendevole. Se una persona di una comunità diversa non segnala o non mette in evidenza fatti che potrebbero danneggiare la comunità si rende complice». «Nessun allarme, nessuna vendetta, nessun urlo, però dobbiamo ridare nuova sicurezza ai cittadini», è il pensiero del sindaco Ettore Romoli che sottolinea: «Il problema dei commercianti è il problema della città perché non sono un corpo estraneo. Fino adesso non ci sono stati grandi problemi, ma c’è stata una progressiva occupazione di spazi. Poi è successo il fattaccio della rissa e questo ha allarmato e preoccupato le mamme che ora hanno paura di portare i bambini. Martedì, nella riunione del Comitato per l’ordine pubblico, chiederò di intensificare la presenza delle forze dell’ordine. Non deve essere un presidio fisso: per prima cosa, perché è impossibile; poi, perché sarebbe controproducente. Deve essere un passaggio continuo, in momenti sempre diversi della giornata in modo tale che i cittadini si sentano rassicurati dal passaggio delle divise. Ho invitato il comandante della Polizia locale a prevedere dei passaggi degli agenti sia al Parco della Rimembranza, sia ai giardini pubblici». (s.b.)

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