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Trieste, Grim si salva dalla “scossa” post voto

Minoranza in pressing su Serracchiani: «Si ricandidi ora». La governatrice intanto giura: «Cambierò approccio sul territorio»

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Debora Serracchiani e Antonella Grim 

TRIESTE. Perdere capoluoghi di provincia nuoce all’equilibrio interno dei partiti. Ieri sera il direttivo del Partito democratico del Friuli Venezia Giulia si è riunito nella sede di Udine per discutere dell’esito dell’ultima tornata elettorale.

La consultazione ha regalato ai democratici nostrani due belle scoppole a Pordenone e Trieste, governi locali sottratti da una destra rediviva.

Risultati tutt’altro che esaltanti di cui la segretaria regionale Antonella Grim, e ancor più la presidente della Regione Debora Serracchiani, han dovuto in qualche modo trovar le ragioni di fronte a una minoranza del partito non proprio entusiasta. E che infatti non ha perso l’occasione di chiedere ripetutamente a Serracchiani di ufficializzare la propria candidatura in vista delle elezioni del 2018. Richiesta a cui la presidente, quando si erano fatte quasi le 11 e il dibattito non era ancora chiuso, ha risposto con approccio ecumenico e un po’ sibillino: «Decideremo tutti assieme».

Poco prima dell’inizio del direttivo uno dei “grandi vecchi” del partito, Renzo Travanut, esprime le seguenti considerazioni: «L’obiettivo di questo confronto è uscire da una situazione grave, da ripetuti momenti di difficoltà, non certo quello di tagliare teste».

Aperti i lavori, la segretaria Grim rivendica il lavoro fatto finora: «Procedere con slancio sulla strada delle riforme, dando piena attuazione alla nostra specialità, e rinnovare il nostro partito, potenziando il dialogo con iscritti e cittadini, e rafforzando la presenza sui territori, devono essere le nostre priorità». La segretaria difende le riforme sanitaria e degli enti locali e pone l’accento sulla necessità della loro completa attuazione.

Una posizione che fa storcere più di un naso nella sinistra del partito, che avrebbe preferito un’autocritica più centrata sulla sostanza che sulla forma: «Abbiamo cercato di spiegare che non è solo una questione di comunicazione. Ma il renzismo non ammette critiche», commenta aspro un rappresentante della minoranza. Grim resta comunque al suo posto, sebbene sia stranamente qualche esponente renziano a chiederle di rimettre il mandato.

Il senatore Lodovico Sonego interviene a testa bassa: «Il voto è una battuta d’arresto del renzismo. Anche qui in regione, sin da dopo il primo turno, non trovi più un renziano nemmeno al mercato nero». Dopo aver annunciato il suo “sì” al referendum ma «per ragioni diverse da quelle di Renzi», Sonego va sul locale: «Ma la principale prova del partito del Fvg non è il referendum bensì la conferma del governo regionale - dice -. Per confermare la giunta serve una correzione dell’azione di governo che ha molti elementi di continuità con quella di Tondo». A tale scopo Sonego chiama all’unione del partito e alla disponibilità di Serracchiani: «Naturalmente la riconquista della Regione parte dalla ricandidatura, già da oggi, di Debora Serracchiani alla presidenza».

Interviene poi Serracchiani: «Per superare la sconfitta delle amministrative, che è una responsabilità collettiva, serve un bagno di umiltà e bisogna cambiare. Per quanto mi riguarda - aggiunge - cambierò l’approccio e la mia presenza sul territorio, quantitativamente e qualitativamente, ed è indispensabile ripartire dall’elaborazione politica». Quanto alla ricandidatura: «Decideremo assieme». «Che poi è un modo elegante per dire che decide lei, ma non adesso», sibila un esponente della minoranza.

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