Trieste, la Prefettura si accolla la gestione dei migranti

Sarà la Prefettura ad accollarsi la gestione dei migranti

Dal primo agosto finirà la stagione della “regia mista” con il Comune. Porzio: «Più corretto prendere in mano la questione nella sua totalità»

TRIESTE La patata bollente dell’immigrazione passa alla Prefettura. D’ora in avanti non sarà più il Comune a occuparsene. Il commissario di governo Annapaola Porzio conferma quanto anticipato dal sindaco Roberto Dipiazza: «Gestiremo tutto noi».

Alla base della decisione non ci sarebbero particolari retroscena politici, né una “cortesia” né un gesto di “sfiducia” nei confronti dell’attuale amministrazione di centrodestra che, fin da subito, aveva promesso un cambio di rotta rispetto alla giunta guidata da Roberto Cosolini su uno dei settori più delicati in assoluto.

Il prefetto, stando alle sue parole, ha scelto semplicemente di «omologare» Trieste ad altre città italiane. «Quando sono arrivata qua - chiarisce - ho trovato il protocollo in base al quale il Comune di Trieste, per conto nostro, porta avanti il sistema dell’accoglienza diffusa. Ho pensato che fosse utile fare come si fa nel resto delle Prefetture, cioè prendere in mano la questione nella sua totalità. Mi è sembrata la cosa più corretta».

La squadra di Dipiazza, che in campagna elettorale con la Lega Nord in primis aveva posto il problema dell’immigrazione tra i punti fondanti del proprio programma, non intende però tenersi fuori del tutto. Almeno politicamente chiede voce in capitolo.

«Abbiamo appena preso possesso della macchina comunale, ma vogliamo convocare un tavolo con Porzio per capire quali sono le possibilità di supporto e per sollecitare più controlli», anticipa l’assessore al Welfare Carlo Grilli. «Controlli tra chi ha una reale necessità di servizi e chi, invece, si inserisce nei flussi migratori per altri motivi. Su questo - aggiunge Grilli - saremo severi. Ma spingeremo anche per una più equa distribuzione sul territorio, perché Trieste non può trovarsi con numeri ingestibili mentre altri Comuni non si fanno carico di nulla». Rapporti ed equilibri istituzionali tutti da definire.

Il passaggio di consegne scatta comunque dal primo agosto. Compiti perlopiù burocratici perché, come ripetono tutti, sul piano operativo non cambierà di una virgola: Ics e Caritas, le due realtà finora in prima linea, continueranno con il loro lavoro di accoglienza nelle strutture e negli appartamenti messi a disposizione per i migranti. Questo per effetto del bando che si sono appena aggiudicati: 5 milioni di euro fino a dicembre.

Ma il Consorzio italiano di solidarietà, che a Trieste fa capo a Gianfranco Schiavone, e l’ente diocesano diretto da don Alessandro Amodeo non saranno probabilmente i soli. Non davanti a urgenze dettate da flussi improvvisi. Il bando del Commissario di governo, infatti, parla di posti per 1.000 persone potenziali, mentre l’offerta presentata dai due aggiudicatari si limitava - da quanto si è saputo - a 800.

«Sì - precisa il prefetto - è proprio così, Ics e Caritas hanno offerto un quantitativo più basso rispetto alle previsioni, su cui comunque ci siamo tenuti larghi in modo da poter rispondere con prontezza a eventuali emergenze per l’intero territorio che, va ricordato, è quello provinciale e non solamente comunale. È per questo - aggiunge - che serve un’altra realtà alla quale appoggiarci e che selezioneremo tra gli altri partecipanti al bando dopo i dovuti controlli sui requisiti».

«Con Ics e Caritas ci troviamo bene, hanno sempre lavorato con estrema serietà e dedizione e la collaborazione prosegue - chiarisce ancora la rappresentante del governo - ma allargare ad altri mi è parsa un’operazione corretta da fare per avere a disposizione più realtà, visto che non stiamo parlando di un monopolio». Il prefetto ci tiene a precisare anche sui numeri. Mille, avverte, non è una soglia messa a caso: «No, affatto, deriva da una quota patteggiata in sede di Conferenza Stato-Regioni. Ed è un dato indicativo che rappresenta un eventuale fabbisogno, ma che non intendiamo in alcun modo raggiungere».

Al Comune di Trieste rimangono sempre in carico i minori stranieri non accompagnati, come previsto dalle normative.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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