Srebrenica, altre 127 le vittime da seppellire nel giorno del dolore

Il cimitero-memoriale di Potocari; sotto, donne bambini e anziani abbandonano Srebrenica nel 1995

Domani il 21.o anniversario con l’inumazione di altri resti identificati grazie al Dna. Le “madri”: i serbi non vengano

ZAGABRIA. Sarajevo ha reso omaggio alle ultime vittime identificate del massacro di Srebrenica di cui domani si commemora il 21.o anniversario. In silenzio la folla ha seguito ieri il passaggio del camion ricoperto dalla bandiera bosniaca con a bordo 127 feretri delle vittime alle quali hanno reso omaggio autorità bosniache e internazionali. Poi l’ultimo viaggio verso il cimitero memoriale di Potocari.

E intanto nel centro della capitale bosniaca un gruppo denominato “Anti-Dayton” presentava un'installazione: una fossa comune con ossa, brandelli di vestiti e scarpe, a forma della Republika Srpska (Rs, entità a maggioranza serba di Bosnia) con il cartello «Benvenuti nella Rs».

Alla commemorazione quest’anno non parteciperanno le autorità serbe. A parlare di «persone non grate» a Potocari sono state le stesse "Madri di Srebrenica", le donne più vicine agli oltre 8mila musulmani uccisi dalle truppe di Ratko Mladic l'11 luglio di 21 anni fa.

L'anno scorso il premier serbo Aleksandar Vucic aveva fatto la sua apparizione per il ventennale del massacro, scatenando polemiche e finendo per essere cacciato a sassate. Quest’anno l'accesso al memoriale sarà vietato a chi tuttora si rifiuta di usare l'appellativo di «genocidio» per riferirsi a Srebrenica.

«Il nostro messaggio ai politici della Serbia è che questa non è una decisione politica e non l'hanno presa né il sindaco Camil Durakovic né il membro musulmano della Presidenza tripartita bosniaca Bakir Izetbegovic, ma solo noi», hanno scritto in una lettera aperta le "Madri di Srebrenica".

«Se avete un problema nel vederci deporre un fiore o una ghirlanda, allora non verremo», è stata la risposta di Vucic. Nonostante l'anno scorso il premier serbo avesse compiuto un gesto - perlomeno formale - di riconciliazione recandosi a Srebrenica, poche persone nella comunità bosgnacca hanno creduto alla sua buona fede, additando non solo il controverso passato del leader serbo (che fu ministro dell'Informazione di Milosevic e dichiarò negli anni Novanta «Per ogni morto serbo, uccideremo cento musulmani»), ma anche la sua attuale posizione politica, che evita accuratamente di riconoscere il genocidio di Srebrenica.

«C'è stato un tentativo da parte delle vittime di tendere la mano e passare oltre. Ma la maggioranza delle famiglie pensa che la presenza di un esponente che nega il genocidio porti a nervosismo e a scandali che fanno ombra a ciò che è di più sacro per noi», ha spiegato il sindaco di Srebrenica.

Una dichiarazione "vergognosa" secondo il ministro degli Esteri serbo Ivica Dacic, che ha accusato di Durakovic di «non poter vivere senza lo scontro». «Invece di rispondere alla domanda su chi e perché tentò di uccidere Vucic a Srebrenica» l’anno scorso, «Durakovic e Izetbegovic attaccano il premier serbo», ha proseguito Dacic condannando «la retorica guerrafondaia» dei bosniaci. Una polemica che puntuale si rinfocola ogni anno.

L'anno scorso, oltre alla sassaiola contro Vucic, un altro fatto aveva alimentato le tensioni tra Belgrado e Sarajevo. In sede Onu una bozza di risoluzione presentata dal Regno Unito a condanna del genocidio era stata affossata dal veto della Russia, invocato da Belgrado. Nonostante il Tribunale penale internazionale per l'ex Jugoslavia abbia riconosciuto nel 2004 il carattere di genocidio a Srebrenica, anche la Russia si oppone infatti a tale definizione.

Le commemorazioni domani a Potocari seguiranno dunque il programma abituale, con i funerali delle ultime vittime identificate. La tumulazione riguarderà appunto le spoglie di 127 persone esumate dalle fosse comuni e identificate col test del Dna negli ultimi 12 mesi.

Il più giovane aveva 14 anni, il più anziano era nato nel 1918. Per altre 80 vittime le famiglie aspettano ancora a procedere con la sepoltura: la scoperta di nuove fosse comuni potrebbe portare al ritrovamento di altri resti. Domani arriveranno anche i camminatori della "Mars mira", la marcia per la pace che ogni anno dal 2005 ripercorre in senso inverso il tragitto dei 15mila uomini e ragazzi che nel 1995 cercarono di fuggire dall'enclave di Srebrenica scappando verso Tuzla.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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