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Richiedenti asilo, 7 su 10 in stato di prostrazione

Collaborazione fra Medici senza frontiere e Centro di salute mentale: il 27% dei profughi soffre di ansia generalizzata, il 19% manifesta disturbi depressivi

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Ragazzi il più delle volte traumatizzati. Sette su dieci manifestano forme di sofferenza psicologica. Il 19% soffre di disturbi depressivi.

Sono alcuni dei responsi di un monitoraggio effettuato dal Centro di salute mentale sui richiedenti asilo ospitati in città. A darne conto Franco Perazza, direttore del Dipartimento di salute mentale (Dsm) di Gorizia.

Una delle prime collaborazioni dei Medici senza frontiere che si sono avviate per quanto riguarda l’ambito sanitario è stata proprio quella con il Centro di salute mentale (Csm) di Gorizia. «Infatti - spiega Perazza nel bollettino informativo del Pd, “GoriziaEuropa” - gli aspetti di salute mentale dei migranti, non rappresentando motivo di pericolo sanitario per la popolazione residente, viene spesso sottovalutato anche se rappresenta uno degli aspetti di maggior sofferenza per i rifugiati, i quali costituiscono certamente una fra le maggiori emergenze dei nostri giorni. La loro sofferenza - spiega il direttore del Dsm - è legata ad una molteplicità di fattori traumatici tra i quali: violenze ed abusi, perdita dei familiari e degli amici, abbandono forzato della propria casa e dei propri averi, abbandono del loro stile di vita. Le conseguenze sono evidenti a livello cognitivo, emotivo, affettivo, comportamentale, fisico, spirituale».

Continua Perazza: «Il nostro modello “occidentale” di lettura del loro disagio non è del tutto appropriato e deve necessariamente tener conto di aspetti e di dimensioni che possiamo definire di “etnopsichiatria”. Così come gli interventi debbono tener conto delle sensibilità e delle culture di provenienza. Comunque, possiamo dire che tra il 60,5 e il 79 per cento dei migranti richiedenti asilo manifesta forme di sofferenza psicologica. Il 42% soffre di disturbo post traumatico da stress, il 27% manifesta disturbi di ansia generalizzata, il 19% soffre di disturbi depressivi. Le paure vissute non sono solamente legate ai traumi subiti durante il percorso migratorio, ma trovano anche origine nella preoccupazione rispetto ai risultati della richiesta di asilo (che li pone spesso in una dolorosa situazione di limbo), la paura del rimpatrio, la solitudine, la passività forzata». Gli interventi che si rendono necessari in queste situazioni sono «di tipo sociale (orientare e supportare nei bisogni di base come anche nell’espletamento delle pratiche amministrative); psicologico (aiutare nella presa d’atto di ciò che è accaduto e della situazione in cui si trovano); psicoterapico/psichiatrico (cura e trattamento nel caso in cui la capacità di resilienza della persona è bloccata o i sintomi assumono un rilievo significativo). Purtroppo in generale risulta che tra il 50 e il 90 % dei migranti non riceve adeguato trattamento rispetto a questi problemi. A Gorizia invece si è sviluppata una forte collaborazione tra Msf e il Csm che ha deciso di mettere a disposizione uno psichiatra, un’educatrice, un assistente sociale e uno psicologo», la sottolineatura di Perazza.

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