Trieste, la Marina “arruola” l’Università

Un’unità navale della Marina militare

Ateneo triestino in prima fila nella progettazione elettrica delle nuove unità navali. Budget da un milione

TRIESTE Un accordo strategico, che conferma il ruolo di primo piano svolto dall'ateneo giuliano nel campo della ricerca tecnologica. La firma posta a Roma dal professor Paolo Rosato, direttore del dipartimento di Ingegneria e Architettura dell'Università di Trieste, suggella l'avvio della seconda fase del programma di ricerca denominato "Naval smart grid", che vede una stretta collaborazione fra l'università triestina e la Marina militare italiana.

Il programma, del valore complessivo superiore al milione di euro, coinvolgerà i ricercatori del Politecnico di Milano e della Sapienza di Roma, anche se è all'Università di Trieste che è stato affidato l'incarico di capofila dell'intero progetto.

Lo scopo del programma di ricerca è quello di aumentare il grado di maturità di una specifica tecnologia, il cosiddetto Trl. Oggetto della ricerca sarà la progettazione elettrica delle nuove unità navali militari a propulsione elettrica, con sistema elettrico integrato a corrente alternata e ibrido a corrente alternata e continua.

L'impianto di una nave, infatti, prevede l'integrazione di migliaia di componenti, necessari non solo per la propulsione dell'imbarcazione, ma anche per la gestione di tutta l'attrezzatura che c'è a bordo.

«Il nostro scopo - spiega il professor Giorgio Sulligoi, docente di Gestione e controllo degli impianti elettrici e degli impianti elettrici navali presso il dipartimento di Ingegneria e Architettura - è quello di arrivare a una gestione del sistema elettrico complessivo che preveda standard qualitativi elevatissimi, mediante l'individuazione di soluzioni innovative, anche in vista della possibile futura integrazione a bordo nave di sensori di ultima generazione».

La propulsione diesel-elettrica è un sistema che muove sempre più imbarcazioni. Le grandi navi bianche che effettuano i propri collaudi nel Golfo di Trieste ricorrono a questo tipo di alimentazione nel 100 per cento dei casi, fin dagli inizi degli anni Novanta.

«Un blackout elettrico all'interno di una nave - conferma il docente triestino - è un evento catastrofico che deve essere scongiurato». La ricerca tecnologica messa in campo con l'avvio di questo progetto vuole portare a dei risultati che siano sfruttabili da aziende e cantieri navali.

Sono oltre quindici anni che l'ateneo giuliano sviluppa il tema delle applicazioni elettriche navali, anche grazie alla nascita, nel 2011, dello specifico gruppo di ricerca del Laboratorio Epgc, di cui lo stesso Sulligoi è responsabile scientifico.

La collaborazione fra l'Università di Trieste e la Marina militare italiana è nata nel 2009 e si è sviluppata non solo in ambito accademico, ma anche all'interno delle stesse unità militari, come quando i ricercatori triestini sono saliti a bordo della “Cavour” per condurre la diagnostica dei sistemi dell'intera portaerei.

«Collaboriamo con i più importanti soggetti al mondo, pubblici e privati - sottolinea Sulligoi - . I nostri ricercatori hanno presentato i risultati delle loro ricerche nelle principali conferenze internazionali e per questo veniamo considerati competitivi a livello globale».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

2

Articoli rimanenti

Accesso illimitato a tutti i contenuti del sito

1€/mese per 3 mesi, poi 2.99€ al mese per 3 mesi

Attiva Ora

Sblocca l’accesso illimitato a tutti i contenuti del sito

Video del giorno

Un'auto senza targa in fiamme nei campi a San Floriano del Collio

Porridge di avena alla pera e nocciole

Casa di Vita
La guida allo shopping del Gruppo Gedi