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Il primato della regione nell’assistenza domiciliare

I risultati positivi del test del 2013 rilanciano il progetto “Smartcare” nel 2017. Friuli Venezia Giulia torna capofila in Europa nei sistemi di telemonitoraggio

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Un’anziana controlla i suoi dati sanitari in una foto d’archivio 

TRIESTE. Quale anziano non vorrebbe stare a casa propria durante la vecchiaia? E trascorrere un invecchiamento sano e attivo?

A fornire questa speranza è stata l’Europa che, designando la regione Friuli Venezia Giulia (tramite quella che oggi è l’Azienda sanitaria universitaria integrata di Trieste) per la sua abilità gestionale quale capofila di 24 regioni, aveva lanciato nel 2013 il progetto “Smartcare”.

Un esempio di sperimentazione che in Fvg ha coinvolto 200 anziani con bisogni complessi, affetti da patologie croniche, con l’obiettivo di valorizzare l’assistenza domiciliare socio-sanitaria integrata mediante l’uso di nuove tecnologie di teleassistenza e telemonitoraggio, di cui ieri alla Stazione Marittima sono stati snocciolati i risultati più che positivi con la partecipazione dei diversi attori europei venuti apposta a Trieste.

Esiti dunque molto confortanti, tanto che il Fvg ha già dichiarato il mantenimento del servizio nella programmazione socio-sanitaria dal 2017 e l’Asuits ha approvato un decreto per la permanenza della prestazione a Trieste.

Appoggiato da 42 partner, sostenuto anche dal ministero della Salute e finanziato grazie a otto milioni di euro suddivisi tra fondi dell’Ue e delle nove regioni impegnate nelle attività sperimentali, cui si aggiunge un milione in più per il Fvg che ha organizzato il progetto, Smartcare ha coinvolto in regione 17 distretti su 20 e 200 persone, appunto, che soffrono di scompenso cardiaco, broncopneumopatia cronica o diabete mellito.

«Essendo coordinato dal centro cardiovascolare - spiega Gian Matteo Apuzzo, project coordinator a livello europeo dello staff dell’Asuits per il progetto - abbiamo avuto più pazienti con malattie cardiovascolari. Il 70% aveva più di tre patologie e il 30% più di cinque». Dei 200 che hanno fatto da “cavie”, con una media di 81 anni, la metà ha proseguito l'assistenza domiciliare tradizionale, senza l’ausilio di alcun apparato tecnologico, che invece ha coinvolto l’altra metà.

Ma c'è ancora una suddivisione da fare tra quest’ultima metà: una parte si trovava nella fase di dimissione dall'ospedale, quindi in fase acuta, con un percorso di tre mesi davanti, mentre l’altra fetta, caratterizzata da condizioni croniche, che si trovava già a casa, ha seguito un programma di nove mesi.

Gli strumenti innovativi senza fili, pilastri dell’esperimento, sono stati inseriti in modo flessibile nelle case di ciascun anziano e nella loro vita quotidiana, e sono stati utilizzati per le misurazioni classiche di pressione, peso, frequenza cardiaca e saturazione, glucosio nonché di alcuni parametri ambientali.

Tutti i dati clinici venivano trasmessi poi mediante un collettore a una piattaforma online, cui vi accedevano gli operatori, ma anche i familiari e, quando esperti, gli stessi protagonisti dello studio. Insomma, un modo per avere il quadro della situazione sempre a portata di mano.

Se la spia rossa segnalava anomalie, le figure professionali dell’attuale Asuits venivano immediatamente avvertite. E i soccorsi scattavano in base al livello di necessità: dalla telefonata immediata dal call center, che spesso è servito anche come semplice supporto alla solitudine dell'anziano o come help desk per problemi tecnici, all'arrivo del soccorso di emergenza. Sono arrivati al traguardo in 182.

«La reazione dei nostri pazienti è stata positiva», ha commentato Andrea di Lenarda, direttore del centro cardiovascolare e responsabile scientifico del progetto europeo, cui si aggiungono Donatella Radini, responsabile infiermeristico del centro e coordinatore sanitario regionale del progetto, e Kira Stellato, psicologa e coordinatore sociale. «Trieste, insieme a Genova - ha aggiunto di Lenarda - è la città più vecchia in Italia, e quindi il laboratorio ideale per queste sperimentazioni».

La scommessa è stata vinta con risultati positivi che hanno dimostrato «una diminuzione della riospedalizzazione e della durata di questa», ha spiegato Apuzzo. «Nessuna tecnologia può sostituire una lenta carezza a una persona anziana - ha messo in guardia il neoassessore alle Politiche sociali di Trieste Carlo Grilli - però con queste tecnologie possiamo accelerare i processi di servizio per le persone». Un pensiero comune che è stato espresso anche da altri relatori.

«Mettere la persona al centro del sistema, è ciò che è stato realizzato con questo progetto quale mezzo intelligente della tecnologia», ha aggiunto Nicola Delli Quadri, direttore generale dell’Asuits, che a margine dell’incontro ha rassicurato sul mantenimento dei livelli di funzionamento e di risposta del sistema sanitario e ospedaliero triestino anche d’estate.

Pensando ai dati che vedono in futuro oltre il 45% degli italiani con più di 65 anni, l’assessore regionale alla Salute Maria Sandra Telesca ha concluso che «in questo modo riusciamo concretamente a sviluppare un invecchiamento attivo in linea con l’aumento dell’età media della popolazione, ponendo al centro cronicità ed anzianità».

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