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Rumore a Servola, il caso in Parlamento

La Commissione bicamerale sui rifiuti accende i riflettori sulle criticità della Ferriera. Sotto esame anche Sito inquinato e porto

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Un operaio nella ferriera di Servola 

TRIESTE «L’attuale proprietà della Ferriera di Servola e gli enti di controllo stanno ponendo sulle questioni ambientali un’attenzione che prima non c’era. Vi è stato certamente un cambio di passo su questo versante. Ciò non significa che non vi siano preoccupazioni. L’azienda ci dice che il problema più importante ora è il rumore e che si sta studiando come abbatterlo».

È il giudizio espresso ieri da Alessandro Brautti (Pd) presidente della Commissione bicamerale d’inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e sugli illeciti ambientali. Gli altri componenti presenti in Prefettura alla conferenza stampa che ha chiuso la visita in regione, e cioé Miriam Cominelli e Giovanna Palma entrambe del Partito democratico, Alberto Zolezzi del M5S, Giuseppe Compagnone (Alleanza liberalpopolare) e Bartolomeo Pepe (Grandi autonomie e libertà) non hanno avuto nulla da eccepire, mentre Renata Polverini (Forza Italia) aveva lasciato la Commissione poco prima.

«Abbiamo cercato di capire - ha spiegato Brautti - se le prescrizioni dell’Aia sono in corso di attuazione e per far questo ci siamo rivolti all’Arpa e alla Procura venendo tra l’altro a sapere che nessuna indagine è attualmente in atto. Quanto alle emissioni, abbiamo visto le cappe di aspirazione che captano un tonnellata di polveri al giorno, cioè il 98% di quelle prodotte. Le problematiche sull’altoforno e la cokeria vanno monitorate. Dall’Arpa abbiamo appreso che è in corso il riammodernamento del sistema di monitoraggio, mentre si sta lavorando anche per quel che riguarda il trattamento delle acque meteoriche. Sull’applicazione della bonifiche, abbiamo notato anche la nuova pavimentazione e la messa in sicurezza di alcune zone. D’altro canto ci hanno indicato un pozzo particolarmente inquinato. Sul tema dei rifiuti, l’azienda ci ha detto di aver trovato stratificazioni nel tempo e dovuto smaltire una quantità superiore al previsto. L’Azienda sanitaria ci ha messo in evidenza l’esposizione delle persone che lavorano nello stabilimento. L’Aia però prevede che se si i sforano parametri, la produzione deve calare: sono elementi di novità che non esistono in altre parti d’Italia. Dentro la cokeria e l’altoforno non ci siamo andati - ha concluso Brautti rispondendo a una domanda - anche perché non siamo tecnici esperti di siderurgia».

Il presidente della Commissione ha anche specificato che «il Sito inquinato di Trieste è stato costruito su materiale di risulta e nel tempo la linea di costa si è spostata utilizzando materiali che oggi non potrebbe venir usati: una situazione simile a quella che abbiamo trovato a Marghera. La reindustrializzazione dell’area - ha aggiunto - è un problema sollevato dal sindaco di Muggia. Rispetto al concetto di chi inquina deve pagare non ci sono indagini aperte e se c’era qualcuna è andata in prescrizione. Del resto la legge che eleva al rango di delitto con pene particolarmente severe le contravvenzioni per omessa bonifica è appena del maggio 2015 dopo 21 anni che si tentava di farla approvare».

Un altro sito messo sotto osservazione è stato il porto «dove c’è forte transito di merci che arrivano via mare e viaggiano verso il Centro Europa perché ci era stato segnalato il problema - ha sottolineato Brautti - dei trasporti di materie plastiche che in realtà è un traffico di rifiuti: una delle indicazioni era che questo tipo di traffico si sta spostando dai porti italiani verso quello di Capodistria. È il motivo che ci ha indotti ad andare a Lubiana e poi a Capodistria per verificare se vengono messi in atto gli opportuni sistemi di controllo su cascami ferrosi, carta e soprattutto, come detto, sulle materie plastiche. Nel confronto avuto a livello istituzionale abbiamo avuto indicazioni precise dall’Agenzia slovena delle Dogane, molte meno indicazioni da parte dello stesso porto di Capodistria».

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