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La cura dimagrante della giunta Gherghetta

Taglio degli emolumenti del 10%, via la paga a Portelli dal primo luglio, stesso trattamento a ottobre a due altri assessori

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La sala del consiglio provinciale di Gorizia 

GORIZIA Enrico Gherghetta ci ripensa. E sottopone a una “cura dimagrante” la propria giunta. Non ha senso che tutti, indistintamente, continuino a percepire l’indennità, anche coloro che non hanno più competenze, funzionari e dipendenti.

E, allora, è nato un piano. Che è stato oggetto di discussione, ieri pomeriggio, di una seduta della giunta. A quanto pare, gli stessi assessori erano ignari che si sarebbe parlato di ridimensionamenti: pensavano che l’ordine del gioorno fosse più “leggero”, meno impegnativo ma non è stato così.

La cura dimigrante nel dettaglio 

Ecco la cura dimagrante spiegata dallo stesso Enrico Gherghetta. «Dal primo luglio, quindi da domani, Federico Portelli non percepirà più alcuna indennità. Continuerà a far parte della nostra squadra ma farà l’assessore gratuitamente». Una decisione che è diretta conseguenza del fatto che il settore Cultura sta “traslocando” alle dipendenze della Regione con le collezioni e oi beni dei Musei provinciali che diventeranno “proprietà indivisa” dei Comuni di Gorizia e di Monfalcone. «Sempre con effetto pressoché immediato tutti i componenti dell’esecutivo, compreso il sottoscritto, si auto-decurteranno i compensi del dieci per cento».

Ma la cura dimagrante non si ferma a questo. «Dal primo ottobre, anche gli assessori Ilaria Cecot e Donatella Gironcoli non percepiranno più l’indennità. Come Portelli continueranno a far parte dell’esecutivo ma lavoreranno gratis. Perché il primo ottobre? Perché entrambe sono impegnate nella partita delle scuole e dell’istruzione. Si impegneranno a far partire l’anno scolastico regolarmente, poi daranno una mano per chiudere la Provincia». Un compito, l’ha sottolineato anche ieri lo stesso Gherghetta, che non è nè una banalità nè una passeggiata. «C’è molto da fare e, state certi, non rimarremo qui con le mani in mano».

Le impellenze da qui a dicembre

Gherghetta spiega cosa resta da fare. «Leggo - dice - che la Provincia è vuota. Magari. Invece, ci aspettano cinque mesi di inferno e sono convinto che è meglio per la nostra gente che lo facciamo noi e non lo lasciamo ad un commissario regionale, anche se la legge regionale che ci proroga al 30 novembre non l’abbiamo chiesta noi. I guadagni dalla chiusura della Provincia li lasciamo ai posteri, noi siamo sempre stati fieramente contrari, e i fatti per adesso ci danno ragione. Non siamo qui per i soldi ma per il nostro territorio e la nostra gente e adegueremo i nostri compensi via via che i problemi si risolveranno. Per questo voglio con me la mia giunta».

Gherghetta è un fiume in piena: «Abbiamo cominciato un lavoro insieme e lo dobbiamo portare a termine insieme anche gratis se serve, lo dobbiamo a noi stessi, ai nostri dipendenti e a questo territorio che ci ha votato e che ci ha sempre sostenuto. Tanto per dire da qui a fine anno la Provincia di Gorizia avrà pur con scadenze differenziate: 64 dipendenti da gestire (di cui 3 dirigenti e 6 posizioni organizzative); 90 progetti da chiudere; 29 milioni di euro di avanzo da distribuire sul territorio; 20 milioni di euro da società da dismettere da distribuire sul territorio».

Poi, c’è la partita degli immobili da trasferire: tutte le scuole; il palazzo della Provincia; Villa Olivo; casa per ferie Bagni di Lusnizza; ex Ipapi a Gorizia; sede della Questura; sede della comunità Tempesta e terreni limitrofi; una quota della sede dell’ex comunità del Carso a Duino; un terreno agricolo al Pacassi. «Le funzioni ancora in capo - aggiunge Gherghetta - sono ambiente; Carso 2014+; Infopoint a Tiare shopping; istruzione; edilizia scolastica; programmazione europea; tutela lingua slovena; speleologia; Cisi; sportello 4 zampe e canili; bilancio e personale. Senza dimenticare le opere pubbliche in delega amministrativa; trasparenza e anticorruzione». Il presidente chiude con le cose assolutamente da fare: «aprire l’anno scolastico; processo di fusione del Cisi; startup dell’Erpac; affiancamento alle Uti; 4 piani di subentro; firma delle relative intese; rideterminazione pianta organica; chiudere il bilancio. Insomma, c’è ancora tanto da fare».

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