Panama, ecco il nuovo Canale con le paratoie made in Fvg

Una nave con le paratoie in partenza da Trieste

Si inaugura oggi il raddoppio realizzato dalla cordata guidata da Salini Impregilo. la pordenonese Cimolai ha costruito i 16 “cancelli” giganti partiti da Trieste

TRIESTE. Transiteranno portacontainer da quasi 14 mila teu, tre volte più grandi di quelle attualmente in grado di passare. Perchè saranno lunghe fino a 360 metri e larghe 50. Senza contare l’opportunità di accogliere petroliere e gasiere sempre più capienti. Nel 2017 la previsione è che 360 milioni di tonnellate s’incroceranno nell’ex istmo panamense tra Atlantico e Pacifico. Il più immediato e maggiore vantaggio sarà per gli approdi dell’East Coast nordamericana, che avranno, nei collegamenti con le ricche aree asiatiche gravitanti sul Pacifico, un risparmio di due settimane rispetto all’attuale rotta atlantico-mediterranea: Norfolk, Miami, New York si sono attrezzati all’occorrenza.

 

 

Non indifferente lo stress realizzativo e finanziario per raddoppiare il Canale di Panama: costi superiori ai 5 miliardi di dollari, preventivi saltati per aria, sette anni di lavoro, due in più di quelli inizialmente programmati.

Per il mondo dello shipping e della grande portualità internazionale questo raddoppio è una rivoluzione del trasporto marittimo. Sarà ufficialmente inaugurato oggi alla presenza del presidente Juan Carlos Varela e dei molti invitati all’evento. Le nuove opere sono già state collaudate: “Cosco Houston”, che recava a bordo 4 mila teu, ha pagato il primo pedaggio nella storia del raddoppio, dopo che la “Baroque” aveva saggiato le strutture del versante atlantico. Oggi davanti a Varela e ai suoi ospiti sarà “Cosco Shipping Panama”, sorella maggiore della “Houston”, a compiere il viaggio inaugurale.

 

 

Il raddoppio ha alle spalle una storia decennale: nel 2006 il piano, nello stesso anno il referendum per verificare gli umori del popolo panamense, nel 2009 la gara per l’assegnazione del maxi-appalto e l’inizio dei lavori. Le opere principali riguardano la costruzione di due chiuse sistemate una sulla sponda atlantica e una su quella pacifica; scavo di nuovi canali d’accesso alle chiuse, con l’ampliamento dell’attuale via acquea; l’abbassamento del fondo del canale navigabile e l’innalzamento del livello del lago Gatùn.

 

 

I costi sostenuti per la realizzazione del raddoppio rappresentano tuttora il problema maggiore della grande infrastruttura: il preventivo di partenza era calcolato a 3,2 miliardi di dollari ma è stato surclassato da extra-costi del 30%, dovuti a errate stime geologiche. Una vicenda che ha rischiato di far saltare l’operazione e che ha determinato tensioni diplomatiche: si ventilò addirittura la possibilità di una mediazione a cura di Henry Kissinger e Hillary Clinton. Tra l’autunno del 2013 e l’inverno del 2014, quando la straordinaria lievitazione di prezzo venne a galla, si vociferò anche di interessi nordamericani a subentrare alla cordata che aveva prevalso nel 2009.

La cordata vincitrice era denominata Gupc ed era inizialmente pilotata dal gruppo spagnolo Sacyr: ne facevano parte l’italiana Salini Impregilo, la belga Jan de Nul, la panamense Constructora Urbana. Un raggruppamento che aveva battuto la forte concorrenza della statunitense Bechtel. Poi, in seguito alle negative ripercussioni generate dalle incertezze giudiziarie e finanziarie, Sacyr cedette la cabina di regia a Salini Impregilo. E così sul raddoppio possiamo affermare che garrisce il patrio tricolore.

Tricolore che sventola sulle paratoie costruite dalla friulana Cimolai, trasportate via mare dal porto di Trieste, dotate di un software di controllo messo a punto dalla Selex. Insomma, un “made in Italy” che non è solo moda e alimentari, ma sa essere anche cemento, ferro, tecnologia. Salini Impregilo aveva sub-appaltato alla pordenonese Cimolai la realizzazione di 16 grandi “cancelli” scorrevoli, fabbricati in lamine di alluminio, alti 10 metri, larghi 28 metri, lunghi 58 metri, pesanti oltre 4 mila tonnellate. Testati per resistere 100 anni e per reggere scosse sismiche fino a 7,4 gradi Richter. Impiegano 3-4 minuti per aprire/chiudere le chiuse.

Il valore della commessa girava attorno ai 350 milioni di dollari, cui andavano aggiunti 50 milioni di costi logistici, relativi alle complesse operazioni di trasporto via-mare dall’Adriatico al Canale, gestiti dalla Geodis Wilson Italia.

Per mettere a punto le 16 paratoie Cimolai mobilitava i suoi stabilimenti di Roveredo, Polcenigo, San Giorgio di Nogaro. Le gigantesche porte venivano trasportate con apposite chiatte fino alla rada portuale di Trieste, dove venivano caricate su un’unità semi-sommergibile, la “Stx Rose Two”: sono occorsi quattro viaggi per accompagnare, a colpi di quattro paratoie alla volta, l’ingombrante carico alla destinazione panamense. Il primo trasporto, durato un mese, risaliva all’estate 2013: quelli successivi dovettero attendere che si sbloccasse il contenzioso sugli extra-costi.

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