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La colf dalle mani lunghe manda il conto al titolare

Dopo aver patteggiato la pena di due anni per il furto di alcune banconote la donna ha citato l’ex datore di lavoro intimando il pagamento di 13mila euro

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Immagine simbolo di una colf in una casa 

TRIESTE Un mese fa ha patteggiato la pena di due anni e 600 euro di multa per aver rubato alcune banconote dalla casa del proprio datore di lavoro dove era in servizio come collaboratrice domestica. Ora, Grazia Cimador, 53 anni, ha mandato allo stesso datore di lavoro, Gianluca Giuman, il conto «per le competenze maturate» fino al licenziamento avvenuto proprio in occasione del suo arresto: in totale 13mila 500 euro. Soldi da pagare subito.

 

 

L’intimazione, preludio di una eventuale causa davanti al giudice del lavoro, porta la firma dell’avvocato Roberto Corbo, lo stesso legale che aveva assistito la colf sorpresa a rubare nel procedimento penale. Scrive l’avvocato Corbo nell’intimazione formale: «Il credito di lavoro è incontestabile, avendo lo stesso datore di lavoro ammesso che la signora Cimador ha lavorato per oltre 15 anni». Infatti, come lo stesso Giuman aveva dichiarato ai carabinieri, la ex collaboratrice domestica era in servizio nella sua abitazione da lungo tempo. Così, quando è stata liberata, la donna si è rivolta a uno studio di consulenza del lavoro che ha conteggiato i crediti. Appunto 13mila euro. A cui - nel conto finale - si aggiungono 500 euro di spese legali.

La donna, come detto, era finita nei guai per aver rubato alcune banconote dalla casa di via Risorta del proprio datore di lavoro Gianluca Giuman, titolare di un’azienda di commercio del pesce. La data era stata quella dello scorso 14 maggio. I carabinieri, d’intesa con il proprietario della casa, il quale aveva denunciato più volte i furti subiti, avevano installato - dopo l’ok del pm Massimo De Bortoli - una minitelecamera nascosta in camera da letto con l’obiettivo puntato proprio sul letto dove erano stati lasciati apposta un paio di pantaloni nelle cui tasche c’erano quattro banconote da 50 euro l’una, i cui numeri di serie erano stati segnati. Insomma era proprio un’occasione troppo ghiotta per la sospettata. Infatti la donna - questo si vede dalle immagini - non aveva resistito.

 

 

E ovviamente, senza minimamente immaginare che la sua azione sarebbe stata filmata in diretta dai carabinieri, aveva preso i pantaloni di Giuman e, con la scusa di rimetterli a posto su un appendino, aveva messo le mani nelle tasche prelevando le banconote. Che poi erano finite dritte dritte nella sua borsetta. Terminate le sue ore nell’appartamento di via Risorta, Grazia Cimador era uscita per andare a casa sua. Ma dopo pochi metri era stata fermata dai carabinieri. Che le avevano chiesto di aprire la borsetta e poi il portafoglio all’interno del quale c’erano proprio le quattro banconote da 50 euro ognuna, i cui numeri di serie erano stati precedentemente annotati. La donna era stata subito arrestata dai militari e accompagnata al Coroneo. Ora è lei a chiedere il conto degli stipendi arretrati. E se l’ex datore di lavoro che aveva derubato, non paga, scatta la causa.

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