Trieste, il sindaco vuole armare 40 vigili urbani

Tre vigili urbani sulle Rive (Foto Silvano)

Dipiazza ha confermato l’intenzione di consegnare ai volontari le pistole. Il comandante: «Non ci vuole molto per partire». Il prefetto: «Ne parleremo»

TRIESTE Armi ai vigili urbani e ronde notturne. Lo “sceriffo” Roberto Dipiazza, che ha già dato ordine di pattugliare viale XX Settembre e che presto caccerà i mendicanti dall’ingresso del Porto Vecchio, inizia il suo terzo mandato con la mano pesante. D’altronde, lo ha promesso in campagna elettorale. Come lo ha promesso la Lega Nord, il partito che ha fatto della questione “sicurezza” uno dei cavalli di battaglia per la conquista del municipio, convincendo la maggioranza degli elettori.

 

 

E adesso - mentre il centrosinistra uscito sconfitto dalle urne si lecca le ferite, il Consiglio comunale non si è ancora costituito e l’opposizione di fatto non c’è ancora - Dipiazza vuol far capire che con lui in municipio non si perde tempo. Il sindaco intende consegnare le pistole a una quarantina dei 226 agenti della municipale. Non sarà un obbligo, ma una scelta su base volontaria.

 

 

Le pistole serviranno anche per istituire il servizio di vigilanza notturna, pure questo già annunciato dal primo cittadino in campagna elettorale. «Per fare questo, però, ormai bisogna armarli - le sue dichiarazioni in un’intervista televisiva - ero sempre contrario a queste cose...». Ma? «Io vado dal prefetto e dico “Signor prefetto, io voglio fare molte ordinanze”. Naturalmente io non voglio entrare in conflitto, quindi gliele mando e, se vanno bene, se me le avalla...». Il prefetto è Annapaola Porzio, con cui il neosindaco si è incontrato l’altro ieri, ma in realtà non sa ancora nulla delle armi: «Non ne abbiamo parlato, ma penso che presto approfondiremo».

Probabilmente saranno armati tre corpi, sia per il servizio ordinario che per quello notturno: il Nucleo interventi speciali, la Polizia giudiziaria e il reparto motorizzato. Ma il sindaco del fare dovrà scontrarsi con non pochi inghippi burocratici. Come gestirà l’inedita “corsa agli armamenti” sul piano amministrativo, oltre che su quello operativo? Da quanto si sa sarebbero pochi gli agenti disponibili a usare le pistole. E poi servirà un bando di gara per la fornitura delle armi stesse che dura mesi. In ogni caso dal primo gennaio 2017 la Polizia locale passerà sotto il cappello delle Uti, un ente sovracomunale, e allora chi deciderà l’attuazione? Solo il sindaco di Trieste? E Sgonico, con cui il capoluogo è chiamato a fare i conti, sarà d’accordo su un tema così delicato?

 

 

Il comandante della Polizia locale Sergio Abbate non vede una strada in salita, tutt’altro. «Non c’è la necessità specifica del porto d’armi perché per il titolo di agente di Polizia locale, a qualunque livello, vengono fatte alcune verifiche tra cui la fedina penale pulita. È su questa base - prosegue - che il prefetto assegna la qualifica di pubblica sicurezza, stessa cosa vale per la Polizia di Stato, i Carabinieri e la Guardia di Finanza. Servirà però una parte formativa, oltre a tutta quella amministrativa che deve passare per il Consiglio comunale. A ciò si aggiunge l’aspetto più tecnico-burocratico per l’acquisto, il deposito, i locali per il carico e lo scarico. Per partire in realtà non ci vuole molto - aggiunge Abbate - anche perché già durante la giunta Cosolini il corpo di Polizia locale aveva iniziato a valutare la possibilità di fornire le armi agli agenti, avviando la parte tecnica e amministrativa per la formazione, ma alla fine è mancata la volontà politica. Se adesso c’è, siamo pronto a partire».

Sarà l’aula, dunque, a esprimersi su proposta della giunta. «Io mi limiterò a dare un suggerimento sulla base della disponibilità del personale e della necessità del servizio» precisa il comandante. «Sull’effettiva utilità mi astengo, perché sarebbe scendere in un giudizio politico e non è il mio ruolo. Dico solo che in passato io ho già gestito un corpo armato a Verona, l’ho fatto per dieci anni. Qui siamo disarmati e le attività che svolgiamo sono numerose, alcune delle quali comportano un rischio obiettivo per il personale. Ma, lo ribadisco, è una valutazione che non spetta a me».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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