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«Basta chiacchiere, Generali resta a Trieste»

Galateri rassicura in occasione dello scoprimento di una targa dedicata a Desiata nella sede camerale

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«Continueremo a stare a Trieste, non voglio più sentire questa storia sulla compagnia che se ne va». Dunque, le Generali non se ne andranno e parteciperanno allo sviluppo della città. Parola di Gabriele Galateri di Genola, presidente del gruppo assicurativo, che ha voluto rimarcare il legame storico tra Generali e Trieste, ricordando un grande manager come Alfonso Desiata in occasione del decennale della scomparsa avvenuta nel maggio 2006. E lo ha fatto ieri mattina prima parlando nella sala maggiore della Camera di commercio, poi scoprendo una targa nella sala “rossa”, da ieri dedicata proprio a Desiata. Una targa, affinchè resti traccia di una carriera e di una biografia prestigiose: gli studi alla Normale pisana, l’ingresso nelle Generali a 27 anni nel 1960, l’ascesa alle cariche di amministratore delegato e presidente del Leone, la presidenza di Alleanza e dell’Ania. E lo sforzo, quando tra il 1989 e il 1994 Desiata sedeva nella giunta camerale in rappresentanza del settore assicurativo, per attuare a Trieste quel centro finanziario offshore, previsto dalla legge sulle Aree di confine varata nel 1991, ma che troppi ostruzionismi finirono per vanificare.

Una cinquantina di persone hanno partecipato alla cerimonia. C’erano il sindaco Roberto Dipiazza, la presidente della Provincia Maria Teresa Bassa Poropat, esponenti della comunità economica e finanziaria triestina: ex alti dirigenti del Leone come Gianfranco Gutty e Giovanni Perissinotto, imprenditori e manager come Luca Farina, Donato Riccesi, Fabrizio Zerbini. Gli onori di casa, ovviamente, a cura di Antonio Paoletti. Galateri ha rievocato la poliedricità di Desiata, manager colto e innovatore, ideatore di quelle “polizze rivalutabili” che hanno rappresentato nel mondo delle assicurazioni, pur così conservatore, una «rivoluzione copernicana». Poliedricità ricorsa anche nel ricordo che la figlia Lorenza - accompagnata dal marito Gianni Bossi, amministratore delegato di Banca Ifis - ha inteso dedicare alla complessa personalità del padre, al contempo duro e affettuoso, metodico e spericolato, prudente e spregiudicato. E c’era Gianni Manghetti, presidente dell’Isvap dal 1997 al 2002, a sottolineare come Desiata mettesse sempre in correlazione vita assicurativa e interessi nazionali, studiando i fondi pensione, l’invecchiamento della popolazione, i rischi sismici.

magr

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