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Trieste, una strada “senza limiti". E la multa arriva al Comune

Viaggiava in via Carnaro a 106 all’ora. Ma non c’erano segnali e ora il giudice manda all’ente un conto di 926 euro

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Un’immagine di via Carnaro  

TRIESTE Alla fine ad essere multato è stato il Comune. Quasi una beffa per il sindaco, nuovo o vecchio che sia. Perché il rischio concreto è quello di iniziare il mandato con un pignoramento, da parte dell’ufficiale giudiziario, di un bene comunale per la cifra di 926 euro.

Motivo: la rifusione delle spese di lite disposta dal giudice di pace Carlo Ferrero relativa a un ricorso vinto da un automobilista per un autovelox che aveva sì letto la velocità correttamente, ma il conducente non poteva sapere che lì il limite era di 50 all’ora perché mancava il segnale.

L’atto di precetto, preludio del pignoramento se il debito non viene onorato entro 20 giorni, è stato notificato per conto dell’avvocato Roberto Corbo, il legale che assiste l’automobilista uscito vittorioso dalla controversia giudiziaria.

C’è da dire che la sentenza del gudice di pace porta la data del 29 maggio del 2015. Ma da allora nessuno in Comune ha rispettato le indicazioni espresse nel dispositivo. Da qui appunto l’estrema ratio. E cioè le spese. Un fatto questo che - a prescindere dall’esiguità della cifra - può anche essere letto come una perfida rivalsa nei confronti di chi - in questo caso gli agenti della polizia locale, dipendenti del Comune - attorno a mezzogiorno del 17 luglio del 2014 aveva pizzicato, sparandogli il raggio del telelaser, l’automobilista Paolo M., 50 anni, mentre alla guida della sua vettura percorreva alla velocità di 106 chilometri all’ora in via Carnaro.

Gli agenti lo avevano fermato circa un chilometro più avanti dopo aver appunto misurato la velocità di oltre cento chilometri all’ora in un tratto che in realtà aveva tutte le caratteristiche per essere considerato extraurbano. Nulla da fare. L’automobilista ci aveva rimesso la patente che era subito passata di mano al momento del controllo degli agenti. E gli era anche stata data una contravvenzione assai salata.

Tutto giusto? Neanche per sogno. Perché nei giorni seguenti sia l’avvocato Corbo che l’ingegner Giorgio Cappel, il consulente tecnico d’ufficio nominato dal giudice durante il processo, avevano scoperto la totale assenza del segnale con l’indicazione del limite di 50 all’ora in quel tratto di strada che ha appunto caratteristiche oggettive per essere considerata extraurbana e quindi con il limite a 90 chilometri all’ora. Infatti il primo cartello “utile” dei 50 è quello posizionato alla fine del divieto di sorpasso, confermato dalla segnaletica orizzontale. E ben oltre il punto in cui il presunto pilota è incappato nella pattuglia.

Nella sentenza del giudice di pace si fa espresso riferimento alla perizia dell’ingegner Cappel. Si legge: «La questione se vi fosse o meno, lungo il tragitto percorso dal ricorrente per immettersi in via Carnaro proveniendo da strada di Fiume, un segnale indicante l’inizio del centro abitato, ovvero altri segnali di limite di velocità, è stata dipanata dalla perizia depositata dal consulente che, anche chiamato, ha confermato che sul percorso compiuto dall’automobilsta, partendo dal luogo in cui ha iniziato la marcia sino al punto in cui sostava la pattuglia, non vi erano segnali stradali né regolanti un limite di velocità né indicanti l’inizio del centro urbano». Pertanto, scrive il giudice, «l’automobilista non poteva conoscere l’esistenza del limite». Fin troppo semplice.

Ma la sentenza va oltre. Scrive ancora il giudice Ferrero: «In difetto di diversa segnalazione stradale il limite di velocità si deve intendere in strada extraurbana di 90 chiometri all’ora. Inoltre il tratto di strada in cui si è effettuata la rilevazione è rettilinea e priva di edifici ai lati, e tale da essere visivamente considerata in buona fede dall’utente appunto come extraurbana».

Da qui la decisione, oltre che di annullare la sanzione con tutte le conseguenze, di attribuire le spese di lite al Comune. Spese che però - nonostante il provvedimento esecutivo dello scorso anno - non sono state pagate. Quindi è scattato il precetto notificato dall’ufficiale giudiziario che è il preludio, come si è detto, del pignoramento. Costo 926 euro.

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