Trieste, Drago Kostic tentò di uccidere anche la prima moglie

La trentottenne Slavica Kostic uccisa dall’ex marito

L’ex marito di Slavica racconta al giudice di aver cercato di strangolare la donna quando lei aveva deciso di lasciarlo

TRIESTE Dragoslav Kostic, 61 anni, l’uomo che ha ucciso la ex moglie Slavica, 38 anni, e poi ne ha gettato il corpo in una discarica, aveva già tentato in passato di ammazzare un’altra donna, la prima moglie. Lo ha riferito lui stesso al gip Laura Barresi nell’interrogatorio di garanzia cui erano presenti i difensori, gli avvocati Roberto Mantello e Gianfranco Grisonich.

Così anche questo episodio drammatico e inquietante è stato rievocato dallo stesso giudice nel provvedimento in cui ha disposto la custodia cautelare accogliendo la richiesta del pm Matteo Tripani. Anche quella volta, come è accaduto con Slavica, la reazione di Dragoslav, conosciuto con il soprannome di Drago, è stata innescata dal fatto che la donna lo aveva lasciato per un altro.

Scrive in proposito il giudice Barresi: «Di fronte al rifiuto o anche al tentativo di maniplazione (che egli afferma essere stato posto in essere dalle sue compagne) Kostic non è in grado di allontanarsi e chiudere un rapporto, ma l’unica via d’uscita che egli si rappresenta ed è in grado di attuare è quella che conduce alla morte».

Poi accenna brevemente all’episodio rievocato da Kostic durante l’interrogatorio nel quale lui per primo aveva nell’occasione tentato il suicidio. Tanto che si era impiccato ma era stato salvato dalla moglie di allora. Egli poi l’avrebbe presa per il collo tentando di strozzarla, perché la donna voleva chiamare il suo amante.

Osserva ancora il giudice Barresi: «A fronte del rifiuto, Kostic può solo pensare alla morte (sua o della compagna) come modo per superare ciò che gli provoca sofferenza. Questa convinzione è radicata in lui e questo è il suo modo di relazionarsi con chi ama. Si pensi che ha dichiarato che ha amato e tuttora ama Slavica.

L'omicidio di Slavica Kostic in un minuto

L’incapacità di contenere le pulsioni in caso di rifiuto indica - continua il gip - una pericolosa inclinazione alla violenza che non può essere contenuta se non con la restrizione massima».. Parole queste che non lasciano spazio ad alcun dubbio o incertezza. D’altra parte lo stesso Drago l’ha ammesso fin da subito tanto agli investigatori della Mobile e al pm Matteo Tripani, quanto al gip nel corso dell’interrogatorio di garanzia.

Ha affermato di essere venuto a Trieste, rileva il giudice Barresi, «in quanto supponeva che la donna non fosse sola». Era entrato in casa e aveva visto che dalla finestra stava fuggendo un uomo. Era scaturita una accesa discussione con Slavica che gli aveva rivendicato la sua libertà, così aveva detto, di incontrare chi voleva.

Per Kostic quelle parole erano state una evidente provocazione ed egli, così ha ribadito durante l’interrogatorio, si era munito di un filo elettrico che aveva collegato alla presa e poi lo aveva avvicinato al collo della donna provocando la scarica e il conseguente decesso.

Insomma, ha ribadito di non aver usato nessun coltello. Le macchie di sangue trovate poi dagli esperti della scientifica sul pavimento della casa e su una maniglia, secondo il racconto di Drago Kostic, sono state causate dall’epistassi di Slavica. Epistassi provocata - evidentemente - dalla scarica elettrica. Anche questo elemento della scarica elettrica avvalora l’ipotesi della premeditazione.

«La pluralità di attività necessarie per rendere l’oggetto prescelto fatale, presuppone - si legge nell’ordinanza - uno spazio logico temporale meno adattabile all’impulso immediato ed irrefrenabile». Insomma, nessun raptus, ma un’azione addirittura tecnicamente corretta eseguita da un esperto.

Kostic, che in passato ha gestito una piccola impresa edile di restauri, infatti sapeva come fare a collegare un filo elettrico da cantiere alla rete domestica. E sapeva, come lui stesso ha dichiarato, dove - in quella casa - andare a cercare il filo utilizzato per punire Slavica.

Intanto ieri il pm Matteo Tripani ha inviato alla collega della procura di Capodistria Tamara Pacor la richiesta formale di rogatoria per quanto riguarda il corpo della badante uccisa. Ci vorrà, si è saputo, almeno una settimana per poter avere il nulla osta al trasporto della salma a Trieste per effettuare l’autopsia.

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