L’omicidio di Slavica pianificato da giorni

Un primo piano di Slavica Kostic, uccisa dall'ex marito a 37 anni

Davanti al gip l’ex marito della badante ha ricostruito le ore precedenti al delitto e riferito di una lite per motivi economici

TRIESTE L’omicidio della badante Slavica Kostic è stato un’azione premeditata ma anche perfettamente consapevole. L’ex marito della donna, Dragoslav Kostic di 61 anni, voleva ucciderla. E lo aveva deciso ben prima della sera del 24 aprile. Il piano, quindi, era probabilmente già definito il giorno precedente a quello del delitto, quando i due si erano incontrati a Kucevo in Serbia. Questo è emerso nel corso dell’interrogatorio da parte del gip Laura Barresi al quale erano presenti il pm Matteo Tripani e i difensori di Dragoslav, gli avvocati Roberto Mantello e Gianfranco Grisonich. Oggi il gip depositerà l’ordinanza.

 

L'omicidio di Slavica Kostic in un minuto

 

A scatenare la rabbia di Drago è stata dunque non solo una folle e lucida gelosia scatenata dalla vita definita “disinibita” tenuta dalla donna. Ma anche, a quanto pare, una questione di soldi. Esattamente settemila euro. Denaro che Slavica doveva pagare in conseguenza di una sentenza che riguardava una controversia sulla proprietà dell’appartamento di via del Roncheto 91, pronunciata dal giudice civile Monica Pacilio.

 

 

Sentenza che è stata depositata il 15 aprile, dunque pochi giorni prima dell’omicidio. La questione civilistica, nello specifico, aveva riguardato la simulazione da parte di Dragoslav del trasferimento di proprietà a Slavica dell’abitazione coniugale di via del Roncheto, effettuata in occasione della separazione consensuale al solo scopo di sottrarre il bene dall’aggressione dei creditori. Il giudice aveva dato ragione a Dragoslav, che era stato assistito dall’avvocato Andrea Frassini. E aveva anche condannato la donna al pagamento delle spese processuali, che ammontano appunto a circa 7mila euro. Ma Slavica non voleva pagare. Anzi, nonostante la sentenza che di fatto aveva cancellato la sua proprietà, la sera del 23 aprile era comunque tornata nella casa di via del Roncheto. E stando alle dichiarazioni di Drago, ci era andata con un uomo, fuggito dalla finestra al momento dell’arrivo dell’ex marito. Particolari questi che di fatto hanno appesantito la posizione dell’uomo accusato dell’omicidio e dell’occultamento del cadavere della ex moglie.

 

 

Nella richiesta del pm Matteo Tripani al gip Laura Barresi vengono ritenuti determinanti, proprio ai fini della premeditazione, anche altri particolari della vicenda. Secondo il pm, Dragoslav non ha acceso mai i telefoni cellulari durante il viaggio lampo dalla Serbia a Trieste proprio per «occultare i propri spostamenti».

Non solo. Sarebbe stato lecito attendersi che il fantomatico amante, una volta scappato dalla finestra della camera da letto della casa di via del Roncheto, avesse mandato un sms o fatto una chiamata alla donna che non stava bene per chiederle notizie sulle sue condizioni. Così come ci si sarebbe aspettati da lui, una volta appreso in seguito della scomparsa di Slavica, richieste di informazioni a riguardo rivolte ai familiari o alle forze dell’ordine. E invece non c’è stato nulla di tutto questo. Tanto che gli inquirenti non credono minimamente alla presenza di un uomo in casa quella sera.

 

 

Ma c’è di più. Nel corso dell’interrogatorio Drago ha riferito al gip altri particolari. Ha ribadito di averla uccisa con una potente scarica elettrica e spiegato che le tracce di sangue trovate sul pavimento e sulla maniglia della porta d’ingresso sono la conseguenza dell’epistassi della donna. In pratica dopo la scossa, secondo il racconto dell’accusato, Slavica avebbe avuto un’emorragia dal naso. Ha parlato anche della strada fatta per arrivare dalla casa di via del Roncheto alla discarica in Slovenia: da viale Ippodromo alla Grande viabilità fino a Opicina, per poi superare il confine attraverso un valico secondario. L’ultimo punto affrontato è quello dell’incendio della sua Ford Mondeo. Drago Ha ammesso di averlo appiccato da solo per distruggere anche documenti e passaporto con i timbri relativi ai passaggi in Croazia.

 

 

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