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Trieste, stop del ministro Calenda: «Rigassificatore bocciato»

Cancellato dall’agenda del governo nel vertice con Serracchiani e Cosolini

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Il rendering del rigassificatore a Zaule di Gas Natural 

TRIESTE. Il rigassificatore, progettato e proposto dal gruppo catalano Gas Natural fin dal 2004, rimbarca armi e bagagli, allontanandosi dalle coste di Zaule. Il fatidico “the end” dovrebbe essere stato impresso in via definitiva dal ministro dello Sviluppo Economico Carlo Calenda in occasione di un colloquio con il governatore della Regione Fvg Debora Serracchiani e con il sindaco di Trieste Roberto Cosolini.

Per le pubbliche istituzioni triestine il rigassificatore, oltre che un problema di carattere ambientale, rappresenterebbe un ostacolo allo sviluppo delle attività marittime, così come configurato dalla pianificazione dell’Autorità portuale.

Il nuovo titolare del Mise, il quale da poco ha preso il posto che fu di Federica Guidi, non ha reputato «opera strategica» l’impianto energetico in questione e ha dichiarato che «la realizzazione di questa infrastruttura esce dall’agenda del Governo».

Un “niet” piuttosto esplicito, di carattere politico, chiamato a far chiarezza sul recente decreto del ministero dell’Ambiente, che dava per ottemperate le prescrizioni correlate al provvedimento di compatibilità risalente al luglio 2009 e sembrava così ridare chance a un progetto sul quale c’è l’unanime stop da parte delle istituzioni territoriali. Il rigassificatore di Zaule non è strategico - ha precisato Calenda - «essendoci altri progetti già autorizzati che, se realizzati, potranno coprire le ulteriori necessità».

Calenda ha competenza nell’autorizzare il via libera al terminal energetico, quindi - fa capire Debora Serracchiani - il suo altolà è determinante nel segnare la sorte del rigassificatore. «Il governo - aggiunge il governatore - ha espresso per la prima volta un risoluto orientamento negativo a un progetto che gravava sul territorio come un’ipotesi pesantissima».

Quella «prima volta» recitata dalla Serracchiani è sintomatica della preoccupazione generata da un iter tribolato e non scontato, che nello stesso governo Renzi, nel rimbalzo di valutazioni tra Sviluppo Economico e Ambiente, aveva viaggiato lungo molti tornanti.

In tutte le sedi nazionali e internazionali - insiste il governatore - la giunta aveva spiegato che «il rigassificatore non è compatibile con lo sviluppo di Trieste e con gli interessi dell’economia regionale». La Serracchiani aveva già espresso la sua contrarietà al rigassificatore (e al decreto dell’Ambiente) in un colloquio con lo stesso Calenda avvenuto il 24 maggio scorso.

Di «impegno costante» del Comune triestino nell’opporsi al rigassificatore scrive Cosolini, secondo cui adesso Trieste ha modo di puntare sull’accoppiata Porto nuovo & Porto vecchio. Per quanto riguarda l’iter del rigassificatore tra le pubbliche amministrazioni, Cosolini sottolinea che comunque l’ultima parola spetterà al Consiglio dei ministri e quindi a una sede politica.

Nel corso della recente visita triestina, il premier Matteo Renzi, sul dossier-rigassificatore, aveva detto «ascolteremo sempre i territori interessati». Comunque lunedì 13 alle ore 13.30 l’assessore comunale Laureni riunirà i rappresentanti della Regione, della Provincia, dei Comuni di Muggia e San Dorligo, dell’Autorità portuale per fare il punto sulla vicenda, soprattutto per quanto riguarda i ricorsi presentati dalle amministrazioni al Tar Lazio contro il parere della commissione Via-Vas rilasciato il 6 febbraio 2015. E ieri mattina Laureni si è visto con gli esponenti delle principali associazioni ambientaliste.

Nella rassegna della soddisfazione rientra ovviamente il commissario dell’Autorità portuale Zeno D’Agostino, che parla di «giornata storica»: «Finalmente possiamo dire ai nostri investitori che non esiste più la spada di Damocle di un impianto incompatibile con i traffici del porto e le strategie di sviluppo della città».

Oltre che di rigassificatore, Calenda e Serracchiani hanno parlato delle bonifiche nell’area Sin e della riqualificazione industriale relativa alla cosiddetta “Area di crisi complessa” triestina, area di cui il governatore regionale è commissario straordinario. All’incontro ha partecipato Domenico Arcuri, amministratore delegato di Invitalia, l’agenzia ministeriale che partecipa ai progetti di risanamento riguardanti Trieste.

Per quanto riguarda gli interventi a sostegno dell’area industriale - ricorda una nota della Regione - i bandi, per accedere alle agevolazioni nazionali, saranno emanati entro luglio, a seguire l’approvazione del Prri (Progetto di riconversione e riqualificazione industriale) redatto dalla stessa Invitalia. L’obiettivo è di mettere a disposizione delle iniziative imprenditoriali 25 milioni complessivi, 15 di fondi nazionali e 10 stanziati dalla Regione e gestiti dalla Camera di commercio.

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