Badante scomparsa a Trieste, l'ex marito confessa: "L'ho uccisa"

Slavica Kostic, la donna di cui non si hanno più notizie

L'uomo, Dragoslav Kostic di 61 anni, è stato arrestato dalla polizia: ha nascosto il cadavere della 37enne serba Slavica Kostic in una discarica a Kreplje, sul Craso sloveno, dove è stato ritrovato. La donna era scomparsa lo scorso 26 aprile. A dare l'allarme era stata la figlia 17enne

TRIESTE Uccisa dal marito separato nell'appartamento dove viveva a Trieste, poi caricata in macchina e sepolta in una cava di materiale edile sul Carso sloveno in una discarica a Kreplje, a pochi chilometri da Monrupino. È questa la tragica fine di Slavica Kostic, 37 anni, una cittadina serba scomparsa dal capoluogo giuliano il 26 aprile scorso e il cui cadavere è stato fatto ritrovare ieri dall'ex marito reo confesso Dragoslav Kostic, di 61 anni, "incastrato" da una serie di indizi e di errori scovati dagli investigatori della Squadra Mobile della Questura, diretti da Marco Calì.

 

 

La donna era impiegata come badante presso una famiglia, e aveva un appartamento in città come «appoggio» nei giorni di riposo. Una persona precisa e puntuale, come veniva descritta dai conoscenti. Una sua nipote, e in seguito la figlia, ne avevano segnalato il mancato rientro al lavoro il 26 aprile scorso, e per questo si erano rivolte alla Polizia.

 

Uccisa dall'ex marito: il luogo del ritrovamento

 

Da una prima ispezione dell'abitazione, tutto risultava in ordine; ma gli investigatori hanno voluto andare in fondo, e con l'ausilio della Polizia Scientifica interregionale di Padova hanno utilizzato il «Luminol» per individuare tracce biologiche, che in effetti sono emerse, segno che qualcuno aveva compiuto un'azione violenta e quindi ripulito tutto per poi sbarazzarsi del cadavere.

 

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Dalle tracce ematiche è quindi emerso che il dna era quello di Slavica Kostic. Gli accertamenti si sono progressivamente indirizzati sul marito separato della donna, Dragoslav Kostic, 61 anni, che dopo aver lavorato nel capoluogo giuliano nel settore edile da qualche tempo era rientrato nel Paese balcanico, tornando ogni tanto a Trieste.

Dall'esame del traffico telefonico e autostradale è emerso che la notte del delitto l'uomo era arrivato in città. Ai poliziotti aveva raccontato di essere invece rimasto sempre in Serbia, e aveva prodotto alcune foto della vettura rimasta «accidentalmente» distrutta da un incendio. Circostanza, quest'ultima, smentita da una consulenza tecnica che ha dimostrato la natura dolosa del rogo. Il sostituto procuratore Matteo Tripani ha quindi disposto ieri il fermo di indiziato per l'uomo, che messo alle strette di fronte alle incongruenze del suo racconto ha confessato, facendo anche ritrovare il corpo della donna - in avanzato stato di decomposizione - nella discarica situata poco oltre il confine sloveno, nella località carsica di Kreplje, recuperato in collaborazione con la Polizia slovena.

 

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Dalle sue ammissioni non è stata ancora chiarita la dinamica del delitto - qualche elemento utile potrà venire dall'autopsia - ma il movente ricalca altri episodi simili di femminicidio: una coppia in crisi e separata, e una contesa sull'appartamento di Trieste, che era stato acquistato dall'uomo ma risultava intestato alla donna.

 

 

A dare l'allarme era stata la figlia 17enne della donna, che si era insospettita poiché non aveva più sentito al telefono la madre, arrivata a Trieste per un turno di tre settimane quale badante di un’anziana coppia di triestini. Così Nevena Manojlovic dalla zona di Pozarevac, dove studia, aveva lanciato l’allarme ai parenti in Italia. E mentre lei si preparava a raggiungere il capoluogo giuliano, la cugina Milena aveva allertato le forze di sicurezza che hanno attivato l’apposito Piano provinciale in attesa di una denuncia.

«Ci sentiamo al telefono due, tre volte al giorno - aveva spiegato in quell'occasione Nevena - ma domenica, dopo avermi comunicato di essere giunta regolarmente a Trieste, alle 20.30, e un’altra chiamata alle 21.50, non ha più risposto alle chiamate. Il cellulare risulta spento, una circostanza che non succede mai».

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