Dipiazza elogia l’era Monassi ma blinda D’Agostino in porto

Roberto Dipiazza in uno scatto di Massimo Silvano

Il candidato di centrodestra spiega la sua posizione all’incontro del Propeller Club con lo sfIdante Cosolini

TRIESTE. Quando Roberto Dipiazza prende in mano il giornale, la mattina del giorno dopo lo spoglio dei voti, il suo faccione sorridente ricambia lo sguardo dalla prima pagina. Dopo l'entusiasmo iniziale, quello di ieri è per il candidato del centrodestra il giorno zero della campagna pre-ballottaggio. Una nuova sfida, da affrontare con la fiducia data da quel 40% abbondante cui ripensa soddisfatto, ma anche con la scaramanzia di chi sa che la pelle dell'orso è meglio non venderla anzitempo.

Di mattina Dipiazza accoglie a casa troupe televisive e media vari. La tornata elettorale si inserisce pur sempre in un contesto nazionale e la sua figura interessa. Segue poi una riunione con lo staff, inclusa l'inseparabile fidanzata Claudia, per definire la campagna prossima ventura. Dipiazza si mette poi davanti alla telecamera e realizza degli spot elettorali: «Andranno in onda nei prossimi giorni», annuncia. Lo raggiungono i fedelissimi della lista, Giorgio Rossi e Carlo Grilli. Tutti assieme si stende il piano di battaglia fino al pomeriggio. «È stata una campagna elettorale bellissima - dice -, perché con la mia lista ho creato una squadra di giovani che oltre alla politica hanno fatto gruppo. Tirano anche tardi, l'età consente loro di farlo, ma la loro compagnia mi ha coinvolto».

 

 

Alle 17 via sul Suv nero, direzione piazza Oberdan. L'aspirante sindaco si fa intervistare dalla Rai. Segue una pausa per bere un bicchiere in un locale di via Belpoggio. Dipiazza chiede alla compagna di mostrare al cronista l'agenda degli appuntamenti delle scorse settimane, affumicata dagli appunti: «Se non ho toppato nessun incontro è merito di Claudia - dice -. Fare questa cosa assieme ti dà forza. Una sera ero molto stanco, pensavo di andare a casa ma lei mi ha ricordato che avevamo altri impegni. Fossi stato solo avrei rinunciato, invece in due ti fai forza a vicenda e ci vai. Si condivide e poi ci si rilassa assieme». Alle 18.30 di volata all'hotel Greif, dove l'aspetta il confronto con il sindaco Roberto Cosolini sul porto, organizzato dall'International Propeller Club.

Prima dell'incontro i due si concedono per una fotografia in coppia. Sorridono, spunta anche un accenno di pugilato. Il faccia a faccia poi è tutto sommato pacato. Dipiazza ascolta guardando in alto, verso il soffitto, piazzato al tavolo come un busto di sé stesso. Quando gli passano il microfono, sciorina le sue posizioni. Alla platea preme sapere se il commissario del porto Zeno D'Agostino ha da preoccuparsi di una sua eventuale vittoria: «Abbiamo finalmente una persona capace e mi impegnerò a fondo perché diventi presidente dell'Authority», dichiara («C'è da chiedersi perché non l'abbiano già fatto», commenta poi a margine dell'incontro). Si scalda soltanto quando il sindaco uscente critica la passata presidenza di Marina Monassi, che Dipiazza difende a spada tratta. Quando dal pubblico la marchesa Etta Carignani Melzi rincara la dose, lui la sferza: «Se permetti, delle tue opinioni me ne posso anche fregare». L'incontro dura un bel po', son quasi le otto quando Dipiazza risale in macchina assieme a Claudia, al suo addetto stampa e al cronista. «Domattina si riparte a pieno regime - dice -, andando sul territorio come ho sempre fatto». Di totogiunta non vuol sentire parlare: «Chi presenta nomine prima di aver vinto, di solito perde». Però conferma, anche alla luce del buon exploit di preferenze, l'accordo per il leghista Pierpaolo Roberti vicesindaco: «Con la Lega e Forza Italia siamo rimasti così e sono sicuro che non ci saranno cambiamenti». Un pensiero a Silvio Berlusconi, ricoverato a Milano: «Non l'ho mai chiamato in questo periodo per rispetto dei suoi impegni - dice -, non volevo dargli altro stress. Altri forse non sono stati così eleganti».

Il sole è calante quando il Suv si inerpica nel verde della stradina in Costiera dove vive il candidato. «Ora passiamo da casa e poi usciamo a cena, io e Claudia, devo guardare la mia bambina negli occhi», gigioneggia. Saluta e scende dall'auto. Dietro al portone il cane Ted l'attende scodinzolando.

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