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No all’hotel, rivolta-bis degli albergatori a Trieste

Gli operatori su Palazzo Dreher si appellano a Confcommercio contro la Camera, ma il presidente è lo stesso: Paoletti

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Il palazzo della Borsa vecchia 

TRIESTE In quella che è ormai una sollevazione generale contro Antonio Paoletti, gli albergatori triestini sono costretti a chiedere aiuto anche a Paoletti stesso, paradosso reso ineludibile dalla molteplicità di cariche che il presidente della Camera di commercio ha ricoperto in questi anni e in parte continua a ricoprire. Il pomo della discordia, venuto a galla un paio di settimane fa, è quello di Palazzo Dreher, sede della Borsa vecchia che secondo gli albergatori la Camera di commercio intenderebbe ristrutturare per trasformare in un hotel che verrebbe gestito dalla catena tedesca Motel One. In questo modo la categoria subirebbe una forte concorrenza grazie a «risorse pubbliche e procedure dubbie». Per essere tutelata da un sopruso che starebbe per subire dalla Camera di commercio, Federalberghi chiama in proprio soccorso Confcommercio che non è altri che l’associazione-madre di cui fa parte. Peccato che al vertice di entrambe ci sia sempre lui, l’ineffabile Antonio.

 

 

Il 31 maggio dunque, ma i particolari sono emersi soltanto ieri, sono partite due lettere di fuoco corredate da una ventina di firme che sono quelle dei titolari dei principali alberghi cittadini a quattro e a tre stelle, e che per conoscenza sono state inviate anche al sindaco e al presidente di Confindustria Venezia Giulia. La prima ha come destinatario il Paoletti della Camera di commercio e mette sul tavolo quanto avvenuto nell’incontro di inizio maggio. Si legge: «Lei ha dichiarato che: vi è la volontà di trasformare Palazzo Dreher in un albergo; si è già svolta una trattativa in tal senso portata avanti con la catena tedesca Motel One; verrà indetto un bando che prevede la locazione dell’immobile ristrutturato sulla base di stringenti canoni imposti dall’aggiudicatario; i costi della ristrutturazione saranno completamente a carico della Camera di commercio; l’aggiudicatario avrà il solo onere del canone di locazione e dell’arredo».

 

 

Dopo la prima protesta lo stesso Paoletti aveva reagito affermando che «la Camera di comemrcio agisce nel rispetto della legge e in completa trasparenza» aggiungendo di aver «stimolato e invitato gli operatori a organizzarsi per produrre alternative locali in vista di un possibile bando di gara a evidenza pubblica». «Sul fatto che un ente pubblico si impegni in investimenti di tale portata e di ingente rischio finanziario per realizzare un’attività che peraltro andrà a modificare profondamente gli equilibri economici del comparto e del mercato dell’ospitalità triestina - controreplicano ora gli albergatori - siamo quantomeno interdetti».

Nella seconda lettera, come in un teatro dell’assurdo, gli albergatori chiedono appoggio al Paoletti presidente di Confcommercio ricordandogli i danni che il Paoletti presidente della Camera di commercio avrebbe già arrecato alla categoria. «Siamo spiacenti doverle rammentare che l’ente camerale da lei lungamente presieduto - si legge - non è nuovo a iniziative che hanno arrecato nocumento al comparto. Alludiamo all’Expo Mittelschool, nato come show room per la promozione dei prodotti e dell’enogastronomia locali, gestito come un normale ristorante in aperta concorrenza a tutti gli esercizi ristorativi cittadini e questo nonostante fosse stato realizzato con fondi pubblici e a lungo sovvenzionato. Alludiamo anche all’affitto del cosiddetto “Residence Le Terrazze” nel quale viene esercitata un’attività di fatto alberghiera in aperta violazione sostanziale delle normative vigenti».

Queste le premesse per cui la lettera prosegue: «Le chiediamo formalmente il pieno appoggio di Confcommercio alla nostra posizione unanime. Come associazione di imprese il cui obiettivo è tutelare proprio le imprese e la loro competitività, riteniamo fortemente lesivo dell’interesse delle imprese associate, che la Camera di commercio possa perseguire un investimento che favorisca un investitore a scapito di altri già presenti sul territorio, andando contro le regole della concorrenza e dell’etica. Regole che Confcommercio ha alla base dei suoi valori».

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