Un voto per il divorzio di Trieste e Friuli

Un bambino con la bandiera friulana

Depositate due proposte di referendum per abolire le Unioni territoriali e adottare il “modello Trento e Bolzano”

TRIESTE. Primo: cancellare le 18 Uti. Secondo: fare del Friuli Venezia Giulia una regione simile al Trentino Alto Adige. Da una parte Trieste, dall’altra il Friuli. Dopo il deposito di 2.500 firme per l’incenerimento della riforma sanitaria, l’Ufficio di presidenza del Consiglio regionale si vede recapitare altre 2mila sottoscrizioni in calce a due proposte referendarie: una abrogativa della legge 26/2014, l’altra propositiva di un modello istituzionale fondato su due Province autonome.

Ieri era il 30 maggio, non un giorno a caso. «Abbiamo depositato le firme a un anno esatto dall’annuncio dell’iniziativa», racconta il coordinatore del comitato promotore “Tutti per il Friuli-Tutti per Trieste” Mario Anzil, sindaco di Rivignano-Teor. Lui, il motto «meno enti meno spese», lo ha concretizzato con il referendum per la fusione tra i due Comuni della Bassa friulana: obiettivo centrato da inizio 2014. Adesso prova a guardare più in grande, sempre partendo dal basso: «Vogliamo andare nella direzione dell’autogestione dei territorio».

Ce l’ha con le Uti, Anzil. La sua amministrazione è tra quelle che attende il verdetto del Tar. Dice che «portano con sé una moltiplicazione di enti, poltrone, soprattutto spese». Va già oltre: «Siamo riusciti a unire il frastagliato mondo dell’autonomismo friulano, abbiamo parlato con centinaia di persone senza trovarne una sola contraria: come si fa del resto a non concordare con un modello che costa meno e funziona meglio?». E i politici? «Qualcuno, più interessato a conservare privilegi, mi ha espresso obiezioni. A conferma della bontà dell’iniziativa». Tra chi non ci sta, sin d’ora, Bruno Marini, consigliere regionale di Forza Italia: «Se sono d’accordo sulla battaglia contro le Uti, non posso esserlo sulla seconda proposta. Ci provai con Giulio Staffieri nel 2001 ma quindici anni dopo, mentre si parla di macroregione, di riforma costituzionale e di modifiche dello statuto Fvg, l’ipotesi di dividerci dal Friuli non è più praticabile».

A Trieste, tuttavia, Anzil fa sapere di avere raccolto le adesioni di Franco Bandelli, Roberto De Gioia, Paolo Rovis. «Anche nel capoluogo regionale ci si rende ben conto che siamo di fronte a un bivio: da una parte il baratro, dall’altra una straordinaria opportunità di risalita», assicura il sindaco di Rivignano-Teor. Di certo, chiarisce, «non intendiamo dividere alcunché. Friuli e Trieste che noi sogniamo saranno una regione sola». I confini? «Partiamo dall’attuale provincia triestina, dopo di che saranno i territori a decidere da che parte stare» Si tratta dunque solo di copiare dal Trentino Alto Adige, «come del resto loro copiarono in passato dagli studi di Tiziano Tessitori. Nessun dubbio che con due Province autonome potremo vedere valorizzate la vocazione mitteleuropea di Trieste e la natura policentrica del Friuli, con vantaggi anche per tutte le minoranze linguistiche».

Il referendum per chiedere l’abrogazione di una legge, così come quello propositivo (è la prima volta che ne viene ipotizzato uno in Fvg) sono consentiti dalla legge regionale 5 del 2003. Sarebbero bastate 500 firme per ciascun quesito, ma il comitato promotore ha raddoppiato. E ora attende entro 30 giorni il verdetto dell’Ufficio di presidenza di piazza Oberdan sull’ammissibilità dei quesiti. In caso di via libera partirà la raccolta delle 15mila firme necessarie a chiamare gli elettori al voto. Un appuntamento che Anzil ritiene possibile nella primavera 2017: «Il percorso è impegnativo, ma contiamo sull’appoggio popolare a una proposta che va a vantaggio dei cittadini e contro i politici di professione e i burocrati. Pensiamo tra l’altro a un tetto massimo al compenso degli amministratori della Regione e delle sue controllate, e pure dei dipendenti regionali e degli enti locali». A sostenere il progetto sabato 4 giugno a Rivignano è atteso Mario Bertolissi, ordinario di diritto costituzionale all’Università di Padova.

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